sabato, Maggio 8

La vera storia del 2015

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Secondo Montesquieu “un’opera originale ne fa nascere cinque o seicento altre, queste servendosi della prima all’incirca come i geometri si servono delle loro formule”. Così Leonardo Sciascia introducendo il proprio Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia direttamente ispirato da Voltaire con il suo Candide. Similmente noi, per raccontare la storia vera, grottesca ed istruttiva, di Lidemo e le incredibili, realissime vicende che lo circondano ed attraversa, ‘saliamo’ sui maestri, nani su spalle di giganti. Che così si vede, e si fa vedere, meglio. Vicino e lontano…

 

Chiamatemi Lidemo. Alcuni anni fa, non importa quanti esattamente, sono venuto al mondo in un Paese, non importa quale, ma che non farete fatica a riconoscere. Magari ci siete vissuti, o ci vivete, pure voi. Che può essere benedizione o dannazione. Dipende. Poi questo diciassette ottobre sono ‘nato’, ed ho cominciato a vedere, a rivedere, con occhio diverso e limpido le storie di questo strano posto, con tutto ciò che comporta. E tutto quello che giorno per giorno pareva assurdo ma reale, è apparso all’improvviso reale, ma assurdo. In questo caso invertire l’ordine dei fattori cambia moltissimo, illumina di luce diversa quanto sino a quel momento inconsapevolmente visto e vissuto. E mentre dici «No…», «Ma dai!», «Mica è possibile», ci si rende conto che tutto è accaduto veramente, ed è stata la tua vita, e quella degli altri. Che il giorno per giorno, la mitridatizzazione del veleno quotidianamente assunto, aveva reso ‘normale’, ‘accettabile’, ‘comune’, ciò che normale, accettabile, comune non è.

Ora, ripercorrendo quei giorni, e queste storie, avverto l’esigenza, la necessità quasi, di raccontarle con occhi nuovi anche a chi vorrà eventualmente accoglierle, e confortarmi nella convinzione di non essere completamente pazzo, ché cose da pazzi sono invece quelle accadute, che accadono, attorno a me. A noi.

Però se dopo tutte queste premesse vi attendete chissà cosa, siete fuori rotta: dismettete di andare con lena affannata fuor del pelago a la riva e, sopra tutto, non temente perdendo me di rimanere smarriti. Ché una volta aperti gli occhi sulla realtà della nostra realtà, potete benissimo orientarvi da soli. La storia da cui si dipanano i fili di questa nostra storia, all’interno della più generale e magniloquente ‘Storia’, è fatta anche, forse soprattutto, di storie minuscole, ‘piccole’ anche quando sono di imponenti dimensioni e conseguenze. E magari proprio per questo più di altre in grado di illuminare tempi e temperie, testo e contesto, uomini e cose che quotidianamente continuano a scorrere innanzi a noi con il comune denominatore dell’assurdo quotidiano, divenuto normale sino a che, appunto, non si nasce davvero, e davvero si comincia a vedere. E narrare. Così come provo a narrare ed anticipare di questi duemilaequindici e duemilaesedici. E di quel che c’è stato prima, e ora, e poi…

 

1. LA TRAGEDIA DI UN PAESE RIDICOLO

C’era dunque, tra gli altri, in questo Paese di ‘Lontano, lontano’, un uomo che aveva fatto il giullare del Re, e che del Sire e dei suoi accoliti aveva detto tutto il bene possibile, sin ben oltre il limite di ogni più impensabile piaggeria. Messo persino, ed il ridicolo aveva sfondato i cieli, a sovrintendere alla Cultura del Paese con più Cultura al mondo.

Ma non è la tragedia di questo uomo ridicolo che merita raccontare, la storia ‘incredibile’ non è tanto la sua, ché se ne sono viste sempre e ovunque di vicende del genere. (Per quanto…). E’ piuttosto quella di quanti osservandolo ed incrociandolo, pur inteneriti dal suo aspetto di Orco Shrek, lo avevano preso e continuano a prenderlo in qualche modo sul serio, invece di prenderlo, come meriterebbe, più correttamente per il culo. Invece di ricoprirlo, seppur in maniera nonviolenta, di lazzi e cachinni, e magari di qualche foglia di cavolo e buccia di banana, niente più percaritàdiddio, ma insomma, come si può considerare realmente uno che dopo tutto quel che ha fatto ‘scarica’ volgarmente il Dio cui si rivolgeva quotidianamente quasi in rima, che aveva paragonato ad Aristotele, Platone, Domenico, Agostino, e, per avvicinarsi più a noi, Einaudi, De Gasperi, Olivetti (elenco, certo per nostra fallacia, di gran lunga incompleto). Solo chiedendo, dopo essersi autodefinito «cortigiano pentito», di «essere dimenticato». Oh, dove sono i buoni giullari shakespeariani di una volta, contorti di membra ma ritti di spirito, quelli che analogamente a quello del ‘Re Lear’ potevano a buona ragione dire «ma io non fuggo, il matto resta, e corra pure il savio che ha fretta. Fugge il buffone e matto si fa, buffone il matto mai non sarà».

Quasi meglio, allora, chi balzando con pur toscana ma diversa improntitudine di banco in banco, macella le antiche appartenenze per portarsi alla corte del comune ‘Principe fiorentino’. E tutti a genuflettersi. Sempre meglio che ‘Ministri inesistenti’, ‘Ex-cavalieri ancora rampanti’, ‘Visconti dimezzati’, trilogie di antenati che sono poi quadrilogie, e più, di assoluti contemporanei. Come quando vista un’automobile rossa ti imbatti in una marea di automobili rosse, o quando individuato il primo cocainomane all’improvviso ti accorgi che tanti raffreddori non erano questioni di mucose e bronchi, così una volta ‘caduto il velo’ ho cominciato a vedere. Ed a riconoscere, in parallelo a questi, dirigenti di cooperative e sindacati arrivati a Governo e sottogoverno per gabbare i lavoratori che, se non per dignità, almeno per premesso contratto erano impegnati a difendere; il ‘leader Maximo’ della (ex) sinistra italiana incamminarsi sul caviale del tramonto, tra un ordine di vini, un paio di scarpe superlusso, una strambata ed un residuo di albagia. Un ‘eroico familiare’ arrivato ad inizio anno al massimo vertice della Repubblica, perdere completamente, ahilui ed ahinoi, la voce, e non per questione otorinolaringoiatrica.

Ma questo (o quello, a seconda dei casi) è il Paese che abbiamo. E per questo, e più che per fatto e fatti personali, siamo nel bel mezzo della tragedia di un Paese ridicolo.

 

2. ‘LA GOLPE ET IL LIONE’. O, PIU’ SEMPLICEMENTE, ‘L’IMBROGLIONE’

Se solo Ser Niccolò avesse sospettato… E, certo, ‘Il Principe’ ha da essere «golpe e lione», come Machiavelli descrive il ‘buon’ governante.

«Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe et il lione; perché il lione non si defende da’ lacci, la golpe non si defende da’ lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può per tanto uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro, e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E, se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma, perché sono tristi e non la osservarebbano a te, tu etiam non l’hai ad osservare a loro. Né mai a uno principe mancarono cagioni legittime di colorire la inosservanzia. Di questo se ne potrebbe dare infiniti esempli moderni, e monstrare quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite, e vane per la infidelità de’ principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe, è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare».

E dunque «Non può (…) né debbe, osservare la fede»; e poi deve «colorire», vale a dire simulare, l’inosservanza; usare di promesse fatte «irrite», cioè prive di valore legale, e via dicendo. Insomma tutto il ‘catalogo’ degli odierni comportamenti consueti, e che d’improvviso mi son ritrovato a trovare mostruosi. Insomma, va bene discettare di massimi e nobili sistemi, di scaltra ‘volpe’ e forte ‘leone’ che si possono, debbono, coniugare in un unico soggetto. Ma più che il leone e la volpe, il gatto e la volpe, e più che Machiavelli e ‘Principe’, Collodi e ‘Pinocchio’. In estrema sintesi ‘imbroglione’. E, come dire, mi ricorda qualcuno. Più di uno, ma uno in particolare…

 

1 – Continua

 

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