domenica, Ottobre 17

La Varanasi di Modi

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Ritenuta la più antica città esistente al mondo, Varanasi, conosciuta anche come Benares e Kashi, ha un posto speciale nel cuore di molti indiani ed è adagiata sulle rive del fiume Gange, il più sacro per gli indù, la stragrande maggioranza della popolazione del Paese. Morire in uno dei ‘ghat‘ di Varanasi (una rampa di scale che conduce al fiume), o che i parenti effettuino un rituale sulla riva del Gange dopo la morte di un congiunto, sono dei modi per assicurarsi il paradiso, secondo le credenze degli indù. La città ha anche un grande valore storico perché Buddah, dopo l’illuminazione, pronunciò proprio qui, nella località di Sarnath, il primo sermone dedicato al ‘dharma’. Non è quindi un caso che milioni di pellegrini e turisti da qualsiasi parte del mondo convergano a Varanasi ogni anno. Alcuni, addirittura, vi ritornano varie volte per via della sua sacralità, e lo fanno nonostante il fatto che, col passare degli anni, la città sia diventata una delle più sporche e inquinate del Paese, per non parlare delle infrastrutture spaventosamente inadeguate a far fronte alla crescita della popolazione.

Servirebbe, quindi, un cambio d’immagine per Varanasi? È stato questo il tema di un simposio organizzato dalla Scuola di amministrazione e tecnologia Rajarshi che ho frequentato qualche tempo fa e che è uno dei centri più prestigiosi di Varanasi. Probabilmente, il tema era stato influenzato dalle conseguenzedell’ondata Modi’ (Narendra Modi, l’attuale Primo Ministro) in India. Varanasi era stata scelta specificamente da Modi, allora Governatore dello Stato occidentale del Gujarat, come propria circoscrizione per il Parlamento indiano. Nonostante fosse candidato per le circoscrizioni di Varanasi, in Uttar Pradesh, e Vadodara, nel proprio Stato natale, vinse in entrambe e preferì stare nella prima; per questo motivo, Varanasi, essendo la circoscrizione dello stesso Primo Ministro, ha già una buona immagine di partenza. Le mie osservazioni iniziali al simposio parlavano del fatto che la città, pur senza una visione o un piano precisi, avrebbe continuato a essere visitata dai pellegrini e dai turisti. L’immagine della metropoli come principale centro religioso dell’India esiste da secoli, e continuerà per tanti altri, ma la città ha comunque bisogno di un grande rinnovamento per quanto riguarda la qualità di vita, che si può definire come minimo pessima, cosa che sta rendendo la sopravvivenza qualcosa di sempre più complicato.

Durante la campagna elettorale di quasi un anno fa, Modi aveva parlato della propria visione per Varanasi. «Oggi, Varanasi soffre a causa delle strade in cattive condizioni, della violenza, degli ingorghi e della somministrazione insufficiente di elettricità e acqua. Una gran ragione dietro questi problemi è l’apatia del Governo statale e di quello centrale», aveva scritto Modi sul proprio blog, aggiungendo che «le interferenze delle mafie e degli appaltatori, thekedars, negli uffici governativi è un altro dei motivi. Prometto che, dal centro a Varanasi, verrà sradicato il controllo delle mafie che saccheggiano i fondi pubblici». Sempre Modi aveva scritto che, nonostante la città sia un’importante attrazione turistica e un polo per l’artigianato e l’arte, la disoccupazione è ora diventata uno dei suoi principali problemi. «Banarasi Paan, un piatto tipico, e i sari Baranasi erano due punti di forza dell’economia cittadina, ma ora stanno perdendo il proprio richiamo. Ciò di cui ha bisogno il centro nell’immediato è restaurare la grande eredità cittadina. L’edilizia, le industrie artigianali e la lavorazione al telaio devono risollevarsi e creare posti di lavoro a livello locale, cosa che riporterebbe il prestigio perduto. Tutto ciò non può comunque essere possibile senza un miglioramento dei servizi offerti».

I problemi di Varanasi, però, non sono una sua prerogativa, ma sono comuni alla maggior parte delle città indiane, che affrontano le stesse difficoltà urbane diffuse in tutta l’India contemporanea. Bisogna notare che, attualmente, il 28% della popolazione del Paese abita nelle città. Una delle maggiori sfide per l’India è quella di far fronte all’ondata di urbanizzazione scatenata dalla liberalizzazione economica. Si stima che 160 milioni di persone si siano spostati verso le città negli ultimi vent’anni, e che altri 230 milioni lo faranno nei prossimi venti. L’India, il secondo Paese più popoloso al mondo, è destinata ad aggiungere 404 milioni di residenti urbani entro il 2050, la maggior integrazione al mondo, seguita dalla Cina con 292 milioni, secondo quanto affermato da un rapporto dell’ONU.

Attualmente, però, le scadenti infrastrutture del Paese sono esposte a forti tensioni. In risposta, il malandato sistema urbano e le abitazioni informali che sono le baraccopoli si sono estese a macchia d’olio in pochi decenni senza fornire un accesso decente a servizi basici come fognature, sanità, educazione e ordine pubblico. Nonostante tutto ciò, molte persone continuano a migrare verso le città; l’industrializzazione costante del Paese, sebbene a singhiozzo, ha portato e continuerà a portare trasformazione e spostamenti della forza lavoro prevalentemente agricola verso le aree urbane per occuparsi nell’industria e nei servizi. Da un punto di vista sociale, far crescere i bambini in un ambiente urbano crea maggiori opportunità per la prossima generazione, tesa a far parte della classe media.

In una ricerca dell’ormai disciolta Commissione di pianificazione, K.C. Shivaramakrishnan e B.N. Singh dicono che, entro il 2021, l’India avrà 500 grandi città di 100 000 abitanti o più e 4430 di piccole e medie dimensioni con meno di 100 000 abitanti. L’impatto di questa crescita sullo spazio, l’ambiente e la qualità di vita sarà come minimo terrificante. La quantità di infrastrutture necessarie per far fronte a una tale concentrazione di abitanti è nettamente arretrata rispetto al ritmo dell’urbanizzazione e, di conseguenza, lo spazio urbano, soprattutto quello delle grandi città, si sta deteriorando a una velocità impressionante. Ogni città sta soffrendo di forti mancanze d’acqua e carenze per quanto riguarda la rete fognaria, le terre valorizzate, l’edilizia, i trasporti, etc. Il livello, la qualità e la distribuzione dei servizi è stata scadente e vari studi hanno indicato che ampi segmenti di popolazione urbana non hanno accesso all’acqua potabile, alle fognature, alla sanità basica e all’educazione.

Dal punto di vista politico, i problemi di approvvigionamento idrico, delle fognature (mancanza di accesso a un servizio di raccolta ed eliminazione dei residui umani e presenza di una rete fognaria), di gestione dei rifiuti solidi, dell’uso delle terre (tra cui la costruzione abusiva, le colonie illegali e le baraccopoli), di trasporto, di elettricità e d’ambiente sono diventati estremamente importanti. La gestione dell’area urbana si sta rivelando un importante problema politico e governativo, un serio motivo di preoccupazione. Per esempio, i rifiuti tossici e pericolosi vengono spesso eliminati negli scarichi municipali o versati nei ruscelli che raggiungono i grandi fiumi tramite le città. La concentrazione di industrie ha anche causato l’inquinamento della terra nei punti in cui i rifiuti industriali vengono scaricati, causando l’inquinamento delle falde acquifere. Gli sforzi passati e attuali per controllare l’inquinamento si sono concentrati in particolare sull’identificazione e la modificazione delle industrie non conformi. I piani generali per Delhi e Mumbai controllano in particolare questi cambiamenti e hanno concesso terre in cui le industrie non conformi avrebbero potuto modificarsi. Anche la Corte Suprema indiana è intervenuta sul tema per far rispettare le misure antinquinamento; la classe politica, invece, ha sempre esitato a fare il necessario per via degli interessi delle banche. Quando l’industria o i settori interessati protestano contro le azioni per far applicare le misure antinquinamento, il Governo di turno è sempre dalla loro parte. In realtà, in India, se non fosse per le salde posizioni del sistema giudiziario, le misure antinquinamento non sarebbero mai state applicate. La stessa situazione si presenta per le costruzioni illegali e l’invasione delle aree urbane. I politici, sia quelli al potere che quelli all’opposizione, appoggiano immancabilmente chi non rispetta la legge, non chi la fa rispettare.

Se applichiamo tutti questi ostacoli alla Varanasi di Modi, affrontare le sfide degli interessi maturati negli anni, tra cui anche quelli di pratiche religiose ancestrali, si rivela una fatica sovrumana per il Primo Ministro. Una delle più grandi promesse di Modi è quella di ripulire il fiume Gange, ma potrà spostare i punti in cui si celebrano i funerali cremando i corpi sulle rive del fiume? Cosa potrà fare contro l’invasione illegale e gli edifici ai lati delle strade congestionate? Riuscirà a proibire i veicoli inquinanti? Otterrà tutto ciò nel ambito amministrativo di Varanasi, in cui le autorità municipali hanno ben poco potere, mentre quello reale è concentrato a Lucknow, la capitale statale che, a sua volta, è comandata dal partito avversario di Modi e del suo schieramento, il partito Bharatiya Janata?

In altre parole, lo sviluppo urbano di Varanasi tocca un gran numero di interessi del settore pubblico e di quello privato, e molti temi sensibili tra cui la terra, le infrastrutture, la finanza, i legami economici, l’impegno comunitario e l’ambiente. Sono argomenti di natura politica che non possono essere affrontati da un punto di vista tecnocratico e ignorando le implicazioni politiche per il governo, i gruppi d’interesse, il conferimento di responsabilità e non solo. Modi deve, però, anche riuscire a mettere in pratica la propria visione per Varanasi, indipendentemente da quanto ciò possa essere oneroso. Per far ciò, dovrà ottenere tutto l’appoggio possibile per le proprie strategie. sia da parte pubblica che da quella privata.

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