mercoledì, 1 Febbraio
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La Valletta, raggiunto accordo sui migranti

A tal proposito, 12 aerei da bombardamento A-10, 11 droni MQ-1 Predator, 12 aerocisterne Kc-135 e 14 jet F-16 turchi starebbero per attaccare le zone di Jarabulus, Azaz e Mare nel nord della Siria che, a detta di Ankara, sarebbero avamposti dell’Isis mentre la controparte curda dello YPG (Unità di Difesa del Popolo) definisce sotto loro controllo in quanto facente parte dei cantoni del Rojava siriano messo in sé dalle forze anti-Isis curde. Ciò che agli occhi dell’occidente può sembrare un’azione mirata a contrastare i miliziani di al-Baghdadi rischia di trasformarsi in un prosieguo di azioni violente contro la popolazione curda, da sempre al centro di politiche di repressione.

Il tema della crisi siriana rimbalzerà sicuramente dal summit di Vienna al G20 di Antalya, in Turchia. Per ora l’unica certezza sul cessate il fuoco è che non riguarderà i raid contro Is e Fronte al-Nusra; non son da escludere inoltre altre azioni mirate di Russia con il sostegno dell’Iran, pronte a contrastare chiunque si opponga ad Assad. La dichiarazione che arriva dal Cremlino è stata resa nota a seguito di un nuovo video siglato Isis in cui, in perfetta lingua russa, si minacciano ulteriori ritorsioni contro la Madre Patria. Tuttavia il futuro del Presidente siriano Bashar al-Assad sarà per il momento lasciato da parte, in attesa di trovare un’intesa su altre questioni, come la definizione di una soluzione politica, un cessate il fuoco, il passaggio degli aiuti umanitari.

Inoltre il comandante della missione ‘Resolute Support’ della Nato in Afghanistan, il Generale americano John Campbell, ha dichiarato oggi che -quale Paese sovrano- l’Afghanistan potrà far ricorso all’assistenza militare dei Paesi della regione, «compresa la Russia». Nel corso di una conferenza stampa a Kabul il comandante, che guida le forze Nato e Usa impegnate in territorio afghano, ha inoltre ricordato il recente annuncio di Barack Obama, che ha autorizzato una più lunga permanenza delle truppe statunitensi in Afghanistan.

Le preoccupazioni della Comunità Internazionale continuano a rivolgersi verso la situazione israelo-palestinese. Le forze di sicurezza israeliane, secondo quanto mostra un video proposto dai media, sono infatti entrate nell’ospedale Al Ahli, ad Hebron sotto copertura e travestiti da famiglia palestinese che accompagnava una congiunta incinta seduta su una sedia a rotelle, per compiere l’arresto di un palestinese sospettato di essere l’autore di un accoltellamento. Raggiunta la camera dove era ricoverato il ricercato, Azzam Shaldallah, mentre le forze di sicurezza arrestavano l’uomo, il cugino è entrato all’improvviso nella stanza dal bagno, ed è stato raggiunto da cinque colpi che lo hanno ucciso. «Questo è un crimine, è contro la legge internazionale, nessuno dovrebbe violare gli ospedali, ma Israele, lo fa», ha detto il direttore dell’ospedale. L’operazione di oggi ricalca in maniera identica un’altra compiuta lo scorso 6 ottobre ma a Nablus.

 

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