giovedì, Ottobre 28

La vacca italiana

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Intanto c’è chi si contrappone scusandosi col dire ‘La colpa è dei miei nemici, della pioggia di rane, del destino cinico e baro…’. A fronte delle proprie colpe e fallimenti è naturale, facile, autoassolutorio, scaricare su altro e altri. Anche con qualche genialità, come, appunto, la pioggia di rane dei Blues Brothers o il destino cinico e baro di Giuseppe Saragat (peraltro con il pregio del rimando metafisico). Magari con l’invenzione del ‘complotto americano e inglese’ che continua a essere evocato da Claudio Martelli, da tempo narrazione consueta degli ex craxiani travolti da Mani Pulite. Quel complotto non c’è mai stato. L’organizzazione politica aveva reso ideologia la, diciamo così, ‘disinvoltura economica’, ed è crollata sotto il peso delle inchieste e della propria debolezza. Certo, abbandonata anche dagli alleati transatlantici, ma in itinere e con qualche fondato motivo. Ciarpame invecchiato, ma utile come paradigma cognitivo. Scaricare le proprie responsabilità sugli altri (in alto, Capi di Stato stranieri compresi, o in basso: ‘I miei Ministri’, ‘I miei Assessori’) non è buona politica né buona morale, dall’asilo nido all’Università, dagli Stati Uniti all’Italia. Eppure gli sconfitti di oggi, tra ragioni e ragione, che sono ben diverse cose, oltre a non sapersene fare una ragione, non sanno trovare le ragioni ed i modi di un’altra costruzione.

 

Insomma al tirar delle fila, l’analisi dell’oggi non può che essere spietata. Citiamo. «La vacca italiana è tanto ingorda da essere ormai moribonda, strafatta di vizi, di lussuria, di falsità, di guadagni, vuole solo arricchirsi, strafare, ingrassare, non le importa niente del suo popolo e al suo popolo niente importa di lei, si ignorano a vicenda, si rovinano a vicenda, i potenti rovinano il popolo che li imita, il popolo rovina i potenti accettandoli, giorno dopo giorno, senza cacciarli nell’infamia, senza rivoltarsi al peggio. Povera terra l’Italia, terra senza orizzonte, destinata ad affondare nel suo stesso letame, a schiattare facendo baldoria perché l’Italia ama solo la festa, l’orgia, il baccanale, dove tutto è lecito e nulla proibito, dove la legge non esiste, dove Gesù Cristo è solo una scultura in croce, dove ai bambini si insegna la furbizia, ai vecchi a prolungare il coito, alle donna la carriera delle meretrici».

 

Be’, oggi si fa per dire, trattandosi di Frà Girolamo Savonarola, vissuto nella seconda metà del Quattrocento, da ‘Il fiore pungente’, raccolta di suoi scritti che aveva la prefazione di un altro ‘profeta disarmato’, Don Andrea Gallo. Ma c’entra, eccome se c’entra, con l’oggi, di cui è quasi fotografia.

 

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