mercoledì, Maggio 19

La UE è il futuro migliore per la Scozia

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Bruxelles  – Mentre il Premier britannico David Cameron inizia a girare per l’Europa per convincere i leader europei a ‘cambiare’ l’Unione europea in vista del referendum che si è impegnato a tenere nel 2017 dopo la vittoria elettorale, la sua controparte scozzese Nicola Sturgeon è venuta a Bruxelles a ribadire che far parte dell’Ue è la cosa migliore che ci sia. Per la Scozia e per tutti gli altri.
In un affollatissimo incontro organizzato dall’European Policy Centre, la Primo Ministro scozzese ha ricordato che proprio in questi giorni cadono i 40 anni dal precedente referendum in cui la Gran Bretagna cercò di staccarsi dall’Europa due anni dopo esserne entrata a far parte. Il referendum del 5 giugno 1975 dette una risposta negativa al distacco del Regno Unito dall’Ue.

Sturgeon, cosa pensa la Scozia del nuovo referendum?
Fondamentalmente il Governo scozzese ritiene che il referendum non sia auspicabile. Ma siccome ora è inevitabile, non voglio soffermarmi su questo e voglio invece sottolineare come il Governo scozzese intenda affrontare il referendum in maniera positiva e costruttiva. Da quando il Parlamento scozzese è entrato in funzione, nel 1999, ha creato una Commissione per l’Europa e l’anno scorso ha aperto un suo ufficio a Bruxelles.

Ma la Scozia non può funzionare indipendentemente dal Regno Unito!
Non può certo restare in isolamento. E’ ovvio. Ma sia come parte del Regno Unito sia come Paese indipendente, sappiamo che l’unione è essenziale per il progresso. E la visione dell’Ue formata da Paesi indipendenti che lavorano insieme per il bene comune è un’idea che ci piace molto.

E come la mettiamo con la perdita della sovranità nazionale?
Lo spauracchio sollevato dalla stampa britannica su questo punto per la Scozia ha un peso relativo. Dopo tutto la Scozia condivide la sua sovranità da molti anni con il resto del Paese. Siamo sempre stati una Nazione che guarda al di fuori, al resto del Regno Unito, all’Europa, al mondo.

Ma se il referendum dello scorso anno avesse avuto un esito diverso ?
Sarebbe stata la stessa cosa anche se la Scozia avesse votato si’ al referendum del 2014. In quel referendum nessuno ha mai messo in dubbio l’adesione della Scozia all’Ue. L’impegno scozzese nei confronti dell’Europa è basato sui benefici pratici che esso comporta, in molti settori: cambiamento climatico, sicurezza energetica, commercio internazionale dove le decisioni prese a 28 sono molto più incisive che se fossero prese individualmente. Un ottimo esempio è la direttiva sulla qualità dell’aria che ha aiutato la Scozia a ridurre di almeno nove decimi le emissioni dannose in questi ultimi 40 anni.

Altri benefici per la Scozia derivanti dall’adesione all’Ue?
La protezione sociale dei lavoratori, la sua collocazione all’avanguardia nel collaborare alla ricerca scientifica ad esempio per le energie rinnovabili e le scienze umane dove le università scozzesi hanno molto da offrire e molto da imparare da altre università europee di eccellenza. E ovviamente l’appartenenza al mercato comune dove esportiamo almeno la metà dei nostri prodotti dando lavoro a 300.000 persone. Secondo uno studio di Ernst & Young pubblicato la settimana scorsa la Scozia è risultata la parte di maggior successo di tutto il Regno Unito al di fuori di Londra per la sua capacità di attrarre progetti dall’esterno. Ma il successo maggiore è stata la libertà di viaggiare, studiare e lavorare in Europa,  ciò ha permesso a 170.000 persone provenienti dall’Unione europea di venire a lavorare in Scozia, contribuendo così anche alla diversità della nostra cultura e alla prosperità della nostra economia.

Cosa pensa dell’atteggiamento del Regno Unito nei confronti dei rifugiati?
La Scozia riconosce i suoi obblighi nei confronti dei rifugiati. Riteniamo che tutti i membri dell’Ue abbiano un ruolo da svolgere per aiutare coloro che fuggono dai conflitti e arrivano in Italia o in Grecia dopo aver attraversato il Mediterraneo. Ecco perché il Governo scozzese ha sollecitato il Regno Unito a partecipare in pieno all’azione proposta dall’Ue come la distribuzione e l’accoglienza di coloro che fuggono i conflitti, mettendo bene in chiaro che la Scozia intende accogliere la sua quota di rifugiati.

Condivide l’atteggiamento britannico nei confronti dei diritti umani?
La posizione della Scozia nei confronti della Convenzione europea dei diritti umani va di pari passo con l’impegno europeo. La Convenzione è una delle conquiste più belle e più importanti dell’Europa post bellica e un insigne avvocato scozzese e politico conservatore David Maxwell Fyfe ne fu uno dei maggiori artefici. E’ quindi inconcepibile che un Governo britannico possa solo essere sfiorato dall’idea di cercare di prendere le distanze dalla Convenzione. La nostra opposizione a qualunque proposta volta ad indebolirne la portata è decisa e inequivocabile.

Cosa pensa il popolo scozzese dell’adesione all’Ue?
Le elezioni in Scozia testimoniano di un forte attaccamento all’Ue. Alle elezioni del mese scorso meno del 2% degli scozzesi ha votato per partiti che propongono di uscire dall’Ue. Se l’euroscetticismo esiste in Scozia, non è così virulento come in altre parti del Regno Unito. Ecco perché la Scozia non ha sostenuto l’idea di un referendum per uscire dall’Ue. Ma ci rendiamo conto che il risultato delle elezioni del mese scorso rendono inevitabile tale referendum.

Cosa pensa di fare il governo scozzese?
Il nostro contributo sarà costruttivo. Ci concentreremo su tre punti: il contenuto del referendum, le nostre proposte per una riforma dell’Ue, e il nostro atteggiamento positivo all’approssimarsi della data del referendum. Gli effetti positivi del referendum del 2014 continueranno a farsi sentire. La percentuale dei votanti in Scozia alle elezioni del mese scorso è aumentata del 5% rispetto alle precedenti votazioni a dimostrazione del fatto che la gente ha capito che la sua opinione conta e vuole partecipare. Inoltre, l’aver permesso ai 16-17enni di votare al referendum è stata un’esperienza molto positiva che ha dimostrato la maturità di questi giovani e insisteremo perché lo stesso diritto venga applicato anche al referendum sull’Europa.

Anche gli stranieri residenti in Scozia hanno potuto votare?
Come ho detto ci sono 170.000 cittadini stranieri che vivono e lavorano in Scozia. Tutti hanno potuto votare al referendum del 2014. Siamo orgogliosi che queste persone abbiano deciso di stabilirsi in Scozia e riteniamo quindi che chiunque faccia questa scelta, senza considerare da dove provengano, debba avere una voce nelle decisioni che riguardano il nostro Paese. E’ quindi per noi incomprensibile che nel referendum proposto dal Regno Unito il diritto di voto venga garantito solo ai cittadini di tre Paesi -Irlanda, Malta e Cipro- ma non degli altri 24 membri dell’Ue. Vietarglielo è inaccettabile, ingiustificabile e incomprensibile.

Se il risultato del referendum sarà favorevole all’uscita dall’Ue, come reagirà la Scozia che vuole invece restare nell’Ue?
Per questo abbiamo chiesto una ‘clausola di doppia maggioranza’ che preveda che il Regno Unito possa lasciare l’Ue solo se ognuna delle Nazioni che formano il Regno abbia dato il suo assenso ad uscire. Una specie di ‘condizione territoriale’ che viene applicata in molti statti federali come il Canada o l’Australia. E’ ora che venga applicata anche alla Gran Bretagna, con la decisione di concedere una posizione di parità nel Regno a Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia e Galles. La Scozia ha inoltre l’intenzione di contribuire a migliorare i trattati dell’Unione europea invece di chiedere di cambiarli.

Quali saranno i punti essenziali di questa riforma?
Puntare sopratutto sulle politiche economiche e sociali che possano fare una differenza tangibile nella vita dei cittadini, dando, ad esempio, più autonomia agli Stati di occuparsi dei problemi più pressanti, come proteggere la vita e promuovere la salute, mentre l’Unione europea dovrà concentrare i suoi sforzi in settori dove la cooperazione internazionale possa avere il maggiore impatto, come il completamento del mercato unico dei servizi, il mercato unico digitale -la riduzione del roaming è un buon esempio- e il mercato unico dell’energia che potrà avvantaggiare i consumatori, favorire la crescita economica e ridurre le emissioni di anidride carbonica. Un altro settore a cui la Scozia ha contribuito è stata la riforma della politica comune della pesca, con l’aumento delle decisioni prese a livello regionale più che a livello europeo. Le norme vanno basate sui principi della proporzionalità e della sussidiarietà. Una legislazione migliore contribuirà alla crescita economica e aiuterà soprattutto a ridare al pubblico la fiducia nelle decisioni prese dalle istituzioni europee.

 

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