giovedì, Settembre 16

La Tv tedesca tra nuove imposte e nuovi media

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Berlino –  La torre della televisione di Berlino (Berliner Fernsehturm) non solo è il simbolo di Berlino ma un punto di riferimento per l’intera Germania. La torre é difatti un elemento caratterizzante lo skyline della capitale tedesca ma ha anche un valore politico, fu costruita negli anni ’60 per dimostrare la potenza e l’efficacia del sistema socialista, nonché tecnico, considerando che dall’antenna vengono trasmessi piú di 60 programmi radiofonici e televisivi tedeschi. Si può osare, metaforicamente parlando, sostenendo che in Germania la torre berlinese rappresenta la punta dell’iceberg di un sistema, radiofonico e televisivo, articolato e meritevole di una breve analisi. Soprattutto alla luce dei numerosi eventi che stanno cambiando lo scenario radiotelevisivo tedesco: dall’introduzione, dal Gennaio 2013, della contestata imposta radiotelevisiva GEZ (Gebühreneinzugszentrale), obbligatoria per ogni nucleo famigliare fino alla recente  entrata nel mercato tedesco del colosso americano Netflix, che con la sua offerta originale on demand di servizi televisivi in streaming si propone di sbaragliare la concorrenza e di influenzare ancora di più i gusti e i consumi dei telespettatori tedeschi.

Ma andiamo con ordine. Il servizio televisivo pubblico in Germania comprende due canali televisivi (ARD e ZDF), otto regionali e quattro canali tematici. Il sistema televisivo tedesco ha un forte carattere federale: sono infatti gli Stati federali e non lo Stato Centrale ad avere la responsabilitá normativa sulla televisione. Ogni cambiamento nel quadro normativo è il risultato di un accordo fra i Länder (singoli stati regionali). Nel 1961 una sentenza della Corte Costituzionale Federale ha definitivamente chiarito che i Länder hanno le competenze nel sistema televisivo, mentre il Bund (Stato Federale) regola l’utilizzo delle frequenze e si occupa della costruzione delle infrastrutture. Si tratta di un sistema che mira alla pluralità dell’informazione e della rappresentazione di tutte le opinioni della società, comprese quelle delle minoranze.

Il servizio pubblico in Germania deve assicurare prima di tutto affidabilità e imparzialità. I soggetti politici, per esempio, non hanno diretta influenza sulla programmazione nonostante siano nominati all’interno dei vari Consigli di Amministrazione e di Vigilanza. Anzi, diversamente da quanto accade in Italia, dove il controllo della politica sulla Rai è molto più stretto, sulla base di una recente sentenza della corte costituzionale tedesca, la tv pubblica dovrà ridurre a meno di un terzo il numero dei politici presenti nel suo consiglio d’amministrazione perché la televisione pubblica non deve essere un organo dello Stato ma deve riflettere la diversità della società”.

L’adempimento di una missione pubblica rappresenta il principio ispiratore dell’organizzazione del servizio televisivo pubblico tedesco nonché dell’introduzione dell’imposta radiotelevisiva GEZ. Difatti se fino al 2012 i cittadini tedeschi, al pari di quelli italiani, annualmente pagavano un canone TV (tributo che il singolo soggetto è tenuto a versare in relazione ad un’utilità che egli trae dallo svolgimento di un’attività statale) di circa 215,76 Euro per la visione dei due canali pubblici, ARD e ZDF, oltre all’ascolto della radio federale Deutschlandfunk, dal 1 Gennaio 2013, dopo la decisione presa all’unanimità dai 16 governatori dei rispettivi Länder, i telespettatori tedeschi si sono ritrovati una nuova imposta da pagare.

L’imposta, fissa per ogni residenza, indipendente dal numero o dal possesso di un apparecchio radiotelevisivo in grado di ricevere o meno i programmi, è obbligatoria per tutti i cittadini e non presenta alcuna relazione con lo svolgimento da parte dell’Ente pubblico di una particolare attività o di un servizio.  Con questo provvedimento, non poco contestato, il Governo non solo intende aumentare le entrate tra gli  8 e i 10 Miliardi di Euro, ma anche equiparare i servizi radiotelevisivi alle istituzioni culturali, come i teatri, per cui tutti i cittadini tedeschi residenti sono tenuti al pagamento di una tassa anche se non fruiscono di tali servizi.Ma non solo, si tratta di un provvedimento mirato anche a combattere i tanti evasori del canone, l’evasione esiste anche in Germania, nonché ad incrementare l’aspetto sociale del sistema radiotelevisivo. Un servizio pubblico d’informazione ed intrattenimento per i telespettatori pagato da tutti i cittadini, questo sembra essere lo slogan legato alla nuova imposta.

Non sono mancate le proteste e petizioni online, sia perché il provvedimento sembra non escludere i soggetti cosiddetti “deboli” come anziani, portatori di handicap e disoccupati, sia perché l’imposta copre non solo l’utilizzo del televisore, ma anche quello del computer o di uno smartphone.  Apparecchi, gli ultimi due, che consentono di accedere lo stesso all’offerta della tivù di Stato ma che grazie ai nuovi servizi di streaming on demand privati stanno rubando la scena al tradizionale piccolo schermo. Non é da escludere infatti che il provvedimento legislativo sia stato considerato dal Governo anche come uno strumento per salvaguardare la televisione pubblica dalla “nuova” concorrenza composta dai network satellitari e dalle piattaforme digitali che offrono prodotti sempre piú mirati e personalizzati.

È degli ultimi giorni l’entrata nel mercato tedesco di Netflix, colosso americano dello streaming on demand, che con un abbonamento mensile di 7,99 Euro propone ai suoi utenti un pacchetto di prodotti che include la visione di film in contemporanea con la loro uscita nelle sale cinematografiche, serie televisive prodotte ad hoc e già alla seconda stagione come House of Cards successo internazionale con uno straordinario Kevin Spacey  e il download dei film e delle serie per una visione anche quando la connessione non é disponibile. Reed Hastings, co-founder e CEO della Netflix afferma alla luce del nuovo lancio del servizio nel paese teutonico “siamo orgogliosi di portare il futuro della televisione in Germania”. L’azienda, che ha sviluppato anche partnerships commerciali con Deutsche Telekom e Vodafone, si propone di accrescere e potenziare la sua presenza nell’ affollato mercato tedesco dello streaming che vede già coinvolti più di 60 milioni utenti. Una dimostrazione reale che ormai il telecomando sta cedendo il posto d’onore nei salotti casalinghi alla tastiera di un computer o di uno smartphone.

Lo scenario globale dei media, in particolare della televisione, sta cambiando velocemente. L’evoluzione passa dal progresso della tecnologia e da un’attenzione sempre maggiore per lo spettatore che ormai è da considerarsi parte attiva del sistema, in grado di scegliere l’offerta migliore e più in linea con le sue aspettative, non solo come un contribuente che guarda passivamente il prodotto confezionato dal servizio pubblico. Le imposte sono necessarie ai fini della sopravvivenza di un qualsiasi servizio pubblico ma il cittadino che non usufruisce di tale servizio perché dovrebbe contribuire allo sviluppo di un prodotto in cui non crede, specialmente quando in giro ci sono prodotti migliori?

Il futuro della televisione passerá anche dall’antenna della torre della televisione di Alexanderplatz?

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