domenica, Settembre 26

La tutela del cittadino 40

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controlli cittadino

Un paio di settimane fa un mio caro amico ha ricevuto una visita inattesa. Si trovava nel suo cantiere romano dove sopravvedeva i lavori in vista dell’apertura di un piccolo locale su strada, quando gli si sono presentati in cinque vigili urbani. Controllati i permessi (a posto), costoro hanno preso a questionare su ogni minima quisquilia, come se i lavori non fossero in corso – ossia soggetti a modifiche e a suggerimenti – ma giunti a termine. Dopo un lungo tira e molla, li hanno bloccati senza una ragione logica, come se quello fosse stato il solo motivo reale della loro simpatica improvvisata. Con ogni probabilità, era accaduto un fatto di ordinaria amministrazione: pungolati da un concorrente di zona preoccupato per quell’imminente apertura, i poliziotti municipali avevano agito su commissione, sulla base dell’abusatissimo assioma secondo cui “qualcosa che non va si trova sempre”. Lo stesso che usa la Guardia di Finanza quando è stimolata dalla concorrenza locale: “una mancanza contabile si trova sempre”.

Già, perché a indagare sul comportamento di un contribuente, di un esercente, e persino sulla vita del più specchiato cittadino dell’universo, qualcosa che non sia a norma, alla fine, si scova. E si punisce. Non si tratta di un’attitudine unanime ma di un comportamento abbastanza generalizzato, salvo eccezioni. Il corpo della Municipale di Roma è tristemente noto per casi di mala gestione e di corruzione che, ad esempio, discendono da una incontrollata delega sul commercio. Sicché le verifiche sugli adempimenti vengono espletate con criteri non del tutto casuali. Per tornare al fatto specifico, durante le quattro (!) ore trascorse insieme agli ospiti, l’amico ha cercato di spiegar loro che quel comportamento capzioso rappresentava una sconfitta morale, per loro anzitutto. Qualche parola sarà pure rimasta tra orecchio e orecchio ma nulla di decisivo… Per dare un senso a quel blitz di periferia, il danno si doveva recare, anche al costo di una totale insensatezza.

E sempre nel novero del normale agire quotidiano, il giorno dopo alcuni conoscenti erano dal malcapitato giurando o millantando amicizie salvifiche tra i componenti il Corpo municipale, che lo avrebbero tolto d’impaccio. «Ce penso io!». Lui li ha ringraziati ma li ha bloccati sul nascere. Ha tentato di spiegare che, se avesse accettato una mediazione fuori dei canali della legalità, avrebbe semplicemente ripreso il gioco dei cinque vigili, come avallando l’esistenza di un potere parallelo all’esercizio della giustizia e al rispetto delle leggi.

La sua posizione potrà apparire perturbante a chi è abituato a districarsi in un clima così organizzato e invece è il pensiero resistente di chi spera in un cambio radicale del rapporto tra poteri e cittadini, altrimenti la società rischia il precipizio ambientale. Con l’ennesima mazzetta o con la solita raccomandazione a propria tutela, non si fa che perpetuare un sistema intollerabile. È un problema culturale, che nasce dalle più infinitesime abitudini. Dal barista che offre il caffè al rappresentante in divisa per una forma di piaggeria. Dal ritenere che quel primo gesto gli assicuri la simpatia del pubblico ufficiale. A sua volta quest’ultimo condiziona il suo agire al di fuori del proprio raggio di conoscenza. So chi è, una brava persona, ha visibilmente riconosciuto il potere che incarno, per cui la sempiterna colazione pagata gli varrà, a buon rendere, una forma di tacita protezione. A sua volta, i quattro colleghi della Guardia di Finanza, che pure dovranno mangiare una cosa a pranzo, godranno di sconti clamorosi e di regolare scontrino, mentre noi mortali spenderemo alla carta e, se ci scalano il due percento, il conto ce lo faranno a voce…

Sembreranno considerazioni di bassa bottega, eppure dalla giornaliera esistenza di tutti, ormai deriva la consapevolezza che così non sia possibile andare avanti e che questa sia una relazione malata. L’episodio inqualificabile dell’ovazione tributata ai pregiudicati dell’omicidio Aldrovandi rileva a sua volta del sentimento di malriposta intangibilità che anima alcune frange delle forze dell’ordine. Perché la questione profonda non riguarda una generica, sbagliatissima avversione nei confronti di Polizia di Stato e Carabinieri, bensì l’auspicio che i corpi assegnati alla difesa del territorio e delle persone risentano le loro originarie motivazioni. A parte i casi locali (ahinoi, troppo reiterati), la corruzione, la violenza e l’arbitrio non rappresentano la maggioranza delle istituzioni chiamate a tutelarci. Va ripetuto senza impiego che vi sono stati e vi sono poliziotti, finanzieri, carabinieri e persino decine di vigili urbani che hanno onorato e onorano la loro divisa. Alcuni lo hanno fatto sino al sacrificio, altri lo fanno attraverso la quotidiana attenzione nei confronti delle necessità della gente comune. «Ha bisogno di aiuto?» Questa domanda dovrebbe essere rivolta più spesso, al negoziante, al pacifico manifestante, all’automobilista, allo straniero in difficoltà. Noi faremmo volentieri a meno dei seguenti stereotipi: del poliziotto che ti pesta senza nemmeno aver capito chi sei; del vigile che ti multa, come da mestiere, senza far null’altro per tutto il giorno; del finanziere che irrompe nel tuo esercizio commerciale al solo scopo di castigare la tua scontata inadempienza… A parte il primo caso, gli altri due possono accadere; se evado come una comparsa di “Vacanze di Natale”, una sistemata me la devo attendere; se guido come uno smartista in delirio di onnipotenza, bene fanno ad azzerarmi i punti… Eppure non è questo il fine esclusivo a cui costoro sono preposti. Non lo è in molte società avanzate, dove la disponibilità e la sensibilità di chi lavora per la sicurezza del borghese, accomuna entrambi sotto la medesima cittadinanza, con gli stessi diritti e i medesimi doveri.           

 

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