giovedì, Gennaio 27

La Turchia nell’Euro? Indecente e irricevibile La proposta sarebbe vantaggiosa per la Turchia e se ne gioverebbe anche la UE. La sua impraticabilità sta nelle stesse ragioni per cui oggi la Turchia è in forte crisi: il sultano Erdogan

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Ormai da mesi la Turchia e in forte crisi valutaria, con una conseguente inflazione ed instabilità finanziaria. La lira turca ha perso nel corso del 2021 il 40% di valore rispetto all’Euro. In questa situazione, iniziano ad emergere voci che suggeriscono l’utilità per la Turchia di adottare l’Euro.

Tra queste, Asli Karahan-Ay, Chief Investment Officer di Lioness Capital, ha recentemente sostenuto che anche l’Unione Europea ne gioverebbe. Infatti, una crisi in Turchia aprirebbe probabilmente la strada a nuove ondate migratorie in Europa: ricordiamo che la Turchia ospita oggi circa 3.6 milioni di immigrati e profughi, un record mondiale. Inoltre, l’adozione dell’Euro da parte della Turchia aiuterebbe ad accrescere la rilevanza internazionale della valuta della UE, oltre a sostenere il commerciotra UE e Turchia, con un incremento del Pil per entrambe le parti.

L’adozione dell’Euro porterebbe sicuramente a risolvere la situazione emergenziale dell’economia turca. In particolare, frenerebbe l’inflazione e aiuterebbe la Turchia ad attrarre nuovi investimenti in una sistuazione di maggiore stabilità finanziaria, con minori rischi valutari e un’alta crescita del Paese. In aggiunta, e questa forse è la problematica maggiore in Turchia, tale soluzione aumenterebbe la fiducia verso il sistema finanziario turco, il quale dovrebbe adottare regole bancarie e di vigilanza corrispondenti ai criteri europei. Tutti questi benefici si vedrebbero nel breve periodo, per non parlare di vantaggi di lungo periodo per la Turchia, quali una crescita maggiormente sostenibile ed una possibile entrata nell’Unione Europea.

La proposta, quindi, porterebbe notevoli vantaggi sia per la UE che per la Turchia. Purtroppo, però, la decisione non può essere così facile e veloce da prendere, come i proponenti di tale adozione sostengono.

Assumiamo per un attimo, infatti, che la Turchia accetti di adottare l’Euro. A quel punto, si aprirebbe una procedura, ancor prima che con la Banca Centrale Europea, con le istituzioni politiche dell’UE, dato che la Turchia non è Stato membro. La Commissione Europea porrebbe, giustamente, alcune condizioni vincolanti: riforme democratiche e maggiore libertà di stampa, oltre che il rilascio di vari prigionieri politici sarebbero sicuramente alcuni delle questioni fondamentali. Successivamente, anche la BCE entrerebbe nel negoziato, imponendo il rispetto di numerosi parametri finanziari e fiscali. Va qui ricordato che gli stessi Paesi europei che richiedono di entrare nella zona Euro devono superare un delicato procedimento, nel quale portano avanti riforme strutturali per convergere ai parametri richiesti dalla BCE, tra cui la stabilità dei prezzi e del tasso di cambio, finanze pubbliche sane, bassi tassi di interesse a lungo termine: tutte richieste che oggi sono proprio il problema della Turchia! In Europa l’Euro viene adottato quando l’economia di uno Stato membro sta bene, non come soluzione ai suoi problemi. Per questo, persino un’adozione parziale dell’Euro da parte della Turchia sarebbe un’operazione molto complicata, anche per una questione di pari trattamento verso gli Stati membri che richiedono l’adozione dell’Euro (la Bulgaria, ad esempio, ha intrapreso la richiesta di entrata nella zona Euro da oltre 10).

Ma il problema che rende tale adozione fortemente impraticabile, a mio avviso, sta nelle stesse ragioni per cui oggi la Turchia è in forte crisi valutaria. Infatti, come ho menzionato sopra, l’adozione dell’Euro implicherebbe il rispetto da parte della Turchia di numerose richieste politiche ed economiche. Inoltre, utilizzare l’Euro come moneta legale significherebbe per la Turchia perdere l’autonomia della politica monetaria.
Queste
condizioni, data la politica attuale nel Paese, sono chiaramente irricevibili. Il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan proprio in questi giorni ha appena licenziato, dopo solo un anno dalla nomina, il Ministro delle Finanze Lufti Elvan, l’ultimo difensore delle politiche monetarie ortodosse contro l’inflazione. Elvan si aggiunge, dunque, alla lista di ministri e governatori della Banca Centrale (3 dal 2019) che sono stati estromessi dal loro incarico per non aver seguito le indicazioni del Presidente turco. Come possiamo pensare che un tale governo, il quale vuole dominare anche sulle scelte di politica monetaria e si oppone all’autonomia della Banca Centrale,possa accettare di perdere tale potere in favore della BCE? Come potrebbe accettare di limitare la sua forza autocratica in nome di maggiore diritti per limitare l’inflazione, problema che non esiste stando alle parole del governo?

Ecco, dunque, che una proposta risolutiva assolutamente positiva sia per la Turchia che per l’Unione Europea trova ampi ostacoli di natura giuridica e politica, rendendola al momento un’ipotesi di scuola economica.

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