giovedì, Maggio 13

La Tunisia resiste, ma il coronavirus rischia di essere letale per i gelsomini del 2011 Le misure in risposta a Covid-19, sebbene indiscutibilmente necessarie, stanno esacerbando la già faticosa situazione economica di milioni di persone

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Tunisi – Rischia l’accusa di omicidio colposo chi in Tunisia non rispetta le misure di quarantena generale e il coprifuoco, infettando un’altra persona che successivamente muoia per il nuovo coronavirus. La decisione è stata annunciata martedì dal ministro degli Interni, Hichem Mechichi, in conferenza stampa congiunta con il ministro della Sanità di Tunisi, Abdellatif Mekki. Le autorità tunisine promettono ancora maggior rigore nell’applicare la legge, dopo che nei giorni scorsi, con l’arrivo del bel tempo, in molti sono usciti di giorno per motivi non proprio esistenziali. Chiunque intenzionalmente trasmette il virus comportandosi in modo irresponsabile e con noncuranza verrà ora perseguito sulla base delle disposizioni del codice penale per omicidio colposo, ha avvertito Mechichi esprimendo apprensione per le recenti violazioni delle misure di confinamento che rischiano di portare al collasso il sistema sanitario tunisino. «Potremo vedere morire i pazienti davanti agli ospedali e gli operatori sanitari dovranno scegliere quali pazienti salvare», ha dichiarato il ministro visibilmente preoccupato e dicendosi pronto a passare alla repressione se necessario. Dopo le denunce di violazione dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza che controllano le strade del Paese, il Governo è determinato ad usare il pugno di ferro, avvertendo che l’obiettivo non è in alcun modo limitare le libertà personali, ma tutelare la salute pubblica, salvare vite umane e preservare ciò che è stato realizzato finora per arginare la diffusione del Covid-19.

Fin dall’inizio della pandemia, la Tunisia ha messo in campo tutti i suoi mezzi nella guerra contro il Covid-19. Consapevole di poter contare su un sistema sanitario fragile e con ben poche risorse, il neopresidente Kais Saied ha disposto, dopo il verificarsi dei primi contagi, la chiusura di valichi terrestri e dello spazio aereo, l’interruzione di tutte le linee marittime, il coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino, nonché la chiusura di moschee, hammam, piscine, caffè, ristoranti, club, negozi, le grandi zone industriali, i centri commerciali e i mercati all’aperto. Restano aperti solo i piccoli negozi per i beni essenziali e le farmacie. Vietato uscire di casa se non per comprovati motivi indispensabili, Tunisi ha schierato l’esercito per garantire il rispetto dell’isolamento, ma anche per le crescenti preoccupazioni di un eventuale aumento dei reati. Mentre il virus ha ormai raggiunto tutti i 24 governatorati del Paese, secondo il Ministero della Sanità, l’esercito ha ha fatto ricorso alle forze speciali, compresi droni e robot controllati da agenti in remoto per il controllo di strade e centri abitati ed evitare gli assembramenti.

Dalle cinque di pomeriggio fino a sera, il Corano dagli altoparlanti delle moschee tiene compagnia ed incoraggia i Tunisini in isolamento preventivo, le strade sono vuote a tutte le ore e tra i residenti che si incrociano si legge in volto la preoccupazione, non tanto per il virus, quanto per il dubbio atroce su quanto tutto questo potrà durare. È scomparso il traffico nei piccoli centri quanto nelle strade principali. Via le sedie dai bar che hanno abbassato le serrande. Regna insomma il silenzio, anche se in alcune aree si incrocia ancora qualche gruppetto di ragazzini che escono poiché annoiati dallo stare troppo tempo in casa. La pandemia rischia di essere letale per i gelsomini già sfioriti della rivoluzione del 2011 che ha costretto alla fuga l’ex presidente Zine El-Abidine Ben Ali, deceduto il 19 settembre scorso, esule in Arabia Saudita. Le misure in risposta a Covid-19 infatti, sebbene indiscutibilmente necessarie, stanno esacerbando la già faticosa situazione economica di milioni di persone in Tunisia, dove il turismo è già messo a dura prova dallo stato di emergenza prolungato, per i ripetuti attacchi terroristici che dal 2015 sono stati rivendicati da Daesh. Le società commerciali ed industriali sono state costrette a lasciare i propri dipendenti a casa, mentre decine di aziende e rivenditori hanno annullato gli ordini senza assumersi le proprie responsabilità finanziarie, anche quando i commessi avevano finito di produrre i loro prodotti. Dopo due settimane di blocco, l’annuncio di aiuti da parte del Governo ha fatto radunare centinaia di persone alle poste di Mnhila che non erano ancora preparate a gestire una folla del genere. Molti delusi sono scesi in strada in protesta. Si tratta di un bonus mensile a persona di circa 200 dinari tunisini (65 euro) a persona che rischia di non raggiungere coloro ne hanno più bisogno, visto che la maggior parte dei lavoratori in Tunisia non ha un contratto regolare. Anzi in molti casi non ha neppure un conto in banca.

Gruppi di uomini e donne si sono riuniti lunedì davanti alla sede del Governatorato di Ariana, nella capitale Tunisi, chiedendo di poter riprendere le loro attività o ottenere aiuti. Le commissioni del Governatorato hanno fatto sapere di esaminare questi casi specifici. Mentre il presidente Kais Saied si prodiga per fornire assistenza ai palestinesi nella striscia di Gaza, schierandosi apertamente contro Israele e Stati Uniti, l’Italia – malgrado attraversi una situazione di estrema emergenza – ha versato la scorsa settimana 50 milioni di euro per un programma di sostegno alle pmi tunisine attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, secondo accordi firmati nel 2017. Intanto gli italiani che erano rimasti bloccati nel Paese e che ne hanno fatto richiesta all’Ambasciata, compresi turisti e lavoratori, sono stati rimpatriati da un volo speciale Alitalia su Roma, e lo scorso 5 aprile da un traghetto della Grimaldi Lines, arrivato a Salerno il giorno successivo. Tutti sono stati informati delle misure necessarie per il loro rientro in sicurezza, tra cui un periodo di quarantena obbligatorio presso l’indirizzo comunicato al momento della richiesta attraverso un modulo messo a disposizione della Farnesina. In tanti, invece, hanno deciso di restare qui vicino ai propri affetti, o per la responsabilità di tutelare i propri cari in Italia, temendo di venir contagiato durante il viaggio.

Se la chiusura di negozi, saloni di bellezza, club e centri commerciali ha causato la perdita di innumerevoli posti di lavoro con licenziamenti e congedi temporanei, in contrasto con le responsabilità sui diritti umani descritte nei Principi guida delle Nazioni Unite su Affari e Diritti Umani e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OSCE), le stime indicano che il 50% dei posti di lavoro andranno persi in Africa. Già alcune fabbriche in Tunisia iniziano a rimanere senza soldi e sono sempre più incapaci di pagare i salari dei lavoratori e altre spese a causa della pandemia. Per far fronte alla crisi e per ridare fiato alle esportazioni la Tunisia ha annunciato una linea cargo marittima con un collegamento settimanale dal porto di Sfax a Tripoli, in Libia. Nel vicino Paese nordafricano si continua a combattere, malgrado gli appelli della comunità internazionale e molti sfollati hanno scelto di fermarsi in Tunisia.

C’è molta preoccupazione, infine, per i rischi a cui sono esposti coloro che devono continuare a recarsi sul posto di lavoro. Tra questi, tassisti e driver di compagnie di trasporto automobilistico privato. Lo stipendio per uno ‘Chauffeur privé’, un conducente di vetture di lusso di una compagnia simile ad Uber, percepisce normalmente uno stipendio base di 500 dinari tunisini, poco meno di 150 euro. Normalmente questi conducenti – la maggior parte ragazzi giovani tra i 20 e 35 anni, ma anche padri di famiglia – devono lavorare per turni molto lunghi, solitamente di 12 ore, senza un giorno di riposo per diverse settimane, se non mesi, ma soprattutto senza contratto. Stando a casa, non saranno pagati, ma i rischi aumentano lavorando nelle ore consentite, ossia dalle otto del mattino all’inizio del coprifuoco delle diciotto. È difficile, per non dire impossibile, tenere un metro di distanza dal cliente nel vano di un’automobile. Un autista ci dice che la compagnia gli ha fornito una mascherina e un paio di guanti, due misure totalmente inutili se si pensa che questi dispositivi vengono utilizzati per molte ore, e talvolta per diversi giorni consecutivi, senza essere sostituiti visto che anche qui scarseggiano nelle farmacie. Questi lavoratori sono anche costretti ad usare i bagni degli autogrill o quelli pubblici nelle aree di sosta, rischiando di infettare loro stessi e le loro famiglie quando tornano a casa. Stessa sorte – se non forse peggiore – per i lavoratori di cantieri e costruttori edili. Anche loro con miseri salari, costretti ora a prepararsi un panino da casa prima di prendere i mezzi i pubblici che li portano a lavoro, nonché a fare i conti con un discreto aumento dei prezzi nei supermercati, dove le merci iniziano a scarseggiare. A volte si fa fatica a trovare il pane dopo la chiusura di molte boulangerie. Secondo la Municipalità di La Goulette, nel quartiere di l’Aouina, uno dei 16 dipendenti di una panetteria, il cui padre era morto nelle settimane iniziali della pandemia, è risultato positivo al test.

Sull’onda dei grandi colossi europei, anche alcune aziende tunisine hanno convertito le loro produzioni in equipaggiamenti sanitari o strumenti di protezione personale da destinare a cliniche e ospedali, impegnati nella guerra in prima linea contro il virus. È il caso di un gruppo di dipendenti che hanno scelto di confinarsi un mese nella loro azienda tessile per produrre milioni di mascherine in sostegno del territorio. Il Ministero delle Finanze ha anche istituito un conto corrente per una raccolta fondi su cui è possibile destinare un euro anche attraverso un sms dal cellulare. La Tunisia ha finora registrato 623 casi e 23 decessi, ma sono oltre 5000 le persone in quarantena con il dubbio di aver contratto il virus. Seppur con fatica, in Tunisia finora la situazione resta sotto controllo, grazie agli sforzi fatti dai cittadini e alla prontezza delle autorità di adottare le misure necessarie ad evitare gli scenari peggiori e salvaguardare la salute di tutti. Se in Italia i rischi sono stati inizialmente sottovalutati, i tunisini hanno messo da parte la loro fede seguendo i consigli della scienza mostrando serietà e rigore nell’affrontare la crisi.

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