venerdì, Maggio 7

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Forte di una nuova costituzione che le è valsa il plauso della comunità internazionale e di un governo appena insediato che sembra aver le carte in regola per portare a compimento con successo il processo di transizione verso nuove elezioni, la Tunisia si avvia a completare il proprio percorso post-rivoluzionario. Dopo mesi di incertezza segnati dalla violenza estremista e da una polarizzazione politica insostenibile, il Paese-culla dei movimenti di trasformazione che hanno stravolto l’intero panorama arabo si avvia a diventare esempio di come tramite il dialogo tra gruppi politici e parti sociali possa risolvere lo stallo che minaccia le transizioni in corso nei vari Paesi.

L’ottimismo derivante dalle recenti conquiste non deve però contribuire a ridurre l’attenzione dai problemi che la Tunisia ha ancora oggi. Una società divisa, un’economia debole e la minaccia terroristica rappresentano ostacoli sul percorso del Paese verso la definitiva democratizzazione. Contagiata dall’instabilità del Nordafrica intero, la Tunisia ha testimoniato un aggravamento della minaccia jihadista sul suo territorio nazionale. La porosità dei confini che dividono il Paese da Algeria e Libia sta rendendo difficile contenere i traffici e il transito di gruppi jihadisti.

Sviluppatosi negli ultimi anni principalmente attorno all’organizzazione salafita Ansar al-Sharia in Tunisia e alle predicazioni incendiarie del suo emiro Seifullah Ben Hassine, alias Abou Iyadh, il fenomeno estremista continua a crescere a Tunisi. Gli omicidi di due esponenti della sinistra laica nel corso del 2013, Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, hanno portato l’intera Tunisia nel caos, contribuendo al naufragio delle due esperienze di Governo del partito islamista Ennahda. Qualora Mehdi Jomaa non riuscisse e contenere la minaccia proveniente dagli ambienti jihadisti, è concreto il rischio di un nuovo deterioramento della situazione interna.

A poco più di una settimana dall’insediamento del suo Governo e a un anno esatto di distanza dall’uccisione di Chokri Belaid, il premier Jomaa ha voluto mandare un segnale della determinazione del proprio esecutivo a sradicare la minaccia terrorista dal territorio tunisino. Una serie di operazioni delle forze dell’ordine tunisine stanno mettendo a segno importanti colpi nell’ambito della lotta al jihadismo. Lo scorso sabato 10 febbraio, un’azione delle forze dell’ordine ha portato all’uccisione di un militante islamista e alla cattura di tre suoi compagni.

La vittima sarebbe Ahmed Melki, detto ‘il Somalo’, ritenuto uno dei possibili uccisori del politico progressista Mohamed Brahmi, assassinato lo scorso 25 luglio. Un comunicato comparso sulla pagina Facebook del Ministero degli Interni dice: «Il Ministero degli Interni ringrazia tutte le forze della sicurezza per i grandi sforzi compiuti nella lotta contro il terrorismo, ed è determinato a portare avanti il proprio sforzo per proteggere la sicurezza della Tunisia e della sua gente».

Il 4 febbraio, la polizia tunisina ha condotto un attacco contro una base islamista alle porte di Tunisi, nel distretto di Raoued. L’azione ha portato all’uccisione di 7 militanti asserragliati in un deposito di armi: tra di loro era presente Kamel Ghadghadi, ritenuto un esponente di spicco di Ansar al-Sharia. «Ghadghadi è tra le vittime» ha reso noto in seguito all’azione il Ministro dell’Interno Lotfi Ben Jeddou, confermato al suo posto anche in seguito all’arrivo di Jomaa «Questo è il miglior regalo per tutti i tunisini a un anno di distanza dall’uccisione di Belaid».

Sul sito ‘Nawaat’, il giornalista politico Seif Soudani mette sotto la lente i recenti avvenimenti, cercando di intuire le possibili conseguenze politiche della lotta al terrorismo: «Due operazioni antiterroristiche portate a termine nel giro di una settimana non sono prive di ripercussioni politiche. Il raid di sabato e domenica scorsa a Borj Louzir ha convinto anche i più scettici della realtà di una guerra tanto oscura quanto spietata. Interrogato riguardo la paternità di quello che già alcuni definiscono il primo successo del suo governo, Mehdi Jomaa risponde che ‘tutto il merito è delle forze di sicurezza’. Umile e laconica, la formula anticipa l’inevitabile credito politico dell’opinione pubblica a una squadra percepita come discreta ed efficace nella sua lotta antiterroristica, così come i suoi predecessori erano stati accusati di lassismo».

Il credito garantito al nuovo Governo dalle recenti operazioni potrà consentire a Jomaa di partire con decisione per affrontare i problemi del Paese con mano forte e con un sostegno popolare di cui non aveva goduto Ennahda. L’esperienza di governo del partito islamista è stata contrassegnata dal progressivo aggravamento delle conflittualità interne al Paese tra la parte secolare della società che temeva di veder lesi i propri diritti e i falchi del movimento, che speravano di riuscire a ottenere riconoscimento della legge islamica come cardine della nuova costituzione.

«I problemi endemici economici e riguardanti la sicurezza della Tunisia, ad ogni modo, non possono essere ridotti a un conflitto ideologico che circonda il ruolo dell’Islam nel Governo» ha scritto l’analista Chantal Berman in un saggio per la rivista ‘Foreign Policy’. «Ideologia a parte, la qualità della governance quotidiana ha stagnato sin dal 2011. La violenza antistatale nella periferia è diventata pià frequente, e anche le voci riguardanti  la complicità della Guardia Nazionale nel contrabbando lungo i confini. […]La povertà rimane forte nelle città del meridione e dell’interno della Tunisia, aree fortemente marginalizzate dalle strategie di crescita neoliberiste degli anni di Ben Ali. La disoccupazione tra i laureati all’università è cresciuta al 33%».

Le scelte che il Governo Jomaa compierà nei prossimi mesi per risollevare l’economia tunisina e ridurre l’aumento delle problematiche sociali saranno cruciali per determinare il futuro del Paese. Solo un esecutivo attivo e determinato potrà eliminare gli squilibri che affliggono la Tunisia e preparare il campo per il prossimo Governo, destinato a subentrare dopo lo svolgimento di regolari elezioni.

 

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