giovedì, Aprile 15

La triste variante del Premier Renzi Matteo Renzi: l’arciere con la freccia incoccata, il dardo non gli parte mai, ma a lui basta l’annuncio

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Non sapevo esistesse la Giornata mondiale dell’orgasmo -non è uno scherzo- e che cadesse il 21 dicembre, cioè in un momento dell’anno in cui abbiamo la testa rivolta ai regali di Natale. Per fortuna il Premier ci tiene svegli, facendoci memoria con le sue continue esternazioni, come una rubrica digitale. Fosse per il sovrabbondante Matteo Renzi la Giornata mondiale dell’orgasmo si replicherebbe ogni 24 ore, con l’unica accortezza di non partecipare tutti nello stesso preciso istante, onde evitare effetti sull’orbita del Pianeta. Il suo motto compulsivo, ‘L’Italia sta partendo‘, in effetti induce qualche collegamento con la ricorrenza, sebbene lui somigli più all’arciere con la freccia incoccata, una specie di momento preventivo che rimane tale perché il dardo non parte mai, la gioiosa liberazione non giunge. Lui va matto per l’annuncio, spesso gli basta.
Intanto la disoccupazione quella era e quella rimane, il debito pubblico cresce, nei primi mesi del 2015, tutti impregnati del New Deal in salsa Rignano (in coatto ‘cambiare verso’) è salito di ben 76 miliardi euro, raggiungendo la cifra mostruosa di 2211,8 miliardi. Il Meridione sprofonda in tutte le classifiche della qualità della vita e ci manca solo che si stacchi fisicamente dalla Penisola.

Con tutto il rispetto, così il Presidente del Consiglio lo facevo anch’io. Ma il meglio di sé quest’uomo, che approfittando di circostanze irripetibili si è fatto sovrano, lo offre nella comunicazione.
Prendiamo il taglio del nastro della variante di valico, opera necessaria, essendo il vecchio tratto appenninico molto rischioso. Nove anni di lavori, tanti soldi (spesi dalla Società Autostrade) e danni collaterali alla Natura.
L’occasione richiedeva un discorso adulto, intelligente, civile e valoriale, ma Renzi non è tipo da perdersi in chiacchiere, anzi lo è, ma in quelle sbagliate. Così, non possedendo gli orizzonti spirituali di un Alexander Langer e neppure l’intelligenza politica di un Beniamino Andreatta, l’ex boy scout è stato costretto a ripiegare sulla specialità della casa, la furbizia, che sta all’intelligenza come l’uranio impoverito sta a quello arricchito. Certo sempre di uranio si tratta, ma al massimo può servire per rendere più duro il metallo e a rovinare la vita a tanti militari inconsapevoli, come il povero Gianluca Danise, il maresciallo dell’Aeronautica morto nei giorni scorsi proprio a causa del contatto col materiale. Diceva che militari italiani in Kosovo non capivano il motivo per cui i loro colleghi americani girassero con tute da marziani, a differenza dei nostri. Malgrado questo, Gianluca non si è voluto separare dal Tricolore, disponendo che fosse presente sulla propria bara. Anche in sua memoria sogniamo un Governo nazionale di sordomuti. Niente chiacchiere e qualche competenza in più.
Ma veniamo alla fatidica giornata del 23 dicembre. Il Presidente del Consiglio, che non è sordomuto e con quell’opera c’entra pochino, si è subito buttato a capofitto sulle solite espressioni irritanti, che farebbero diventare un serial killer anche il Mahatma Gandhi. Eccolo il cuore dell’intervento, fotocopiato da uno dei tanti pronunciati all’Expo: «Oggi è arrivato il giorno che sembrava non dovesse arrivare mai, che manda in soffitta i professionisti del ‘tanto non ce la farete mai’, del piagnisteo e della lamentazione, è il giorno che sembrava talmente lontano l’anno scorso». Avete capito bene, questo è il Presidente del Consiglio di un Paese di sessanta milioni di abitanti, il quale ogni volta che apre bocca crea divisioni. Immaginate una festa di battesimo in cui il padre prende la parola per rivelare che il bambino è nato da una relazione illegittima della moglie. Che bella festa e che allegria!

Non capisco bene chi scrive i discorsi a quest’uomo, chiunque sia dovrebbe farsi dare una guardatina. Mi chiedo se ci voleva tanto a dire cose come quelle che seguono: «Cari italiani, quest’opera che stiamo inaugurando, faticosa e costosa, è il frutto della parte migliore di noi, della nostra vocazione all’inventiva, al lavoro e al sacrificio. Per questo il primo pensiero è per i nostri carissimi connazionali che non festeggeranno il Natale con le loro famiglie avendo perso la vita in questi cantieri. Siamo consapevoli di avere chiesto loro un prezzo che non dovremmo mai chiedere a nessuno, ma staremo vicini ai loro cari cui non faremo mai mancare l’affetto, la vicinanza, il sostegno morale e materiale. Un altro grazie lo rivolgo a chi si è impegnato in quest’impresa col genio e con la fatica. Da oggi il Paese, a coloro che ci fanno il regalo di visitarlo, offre strade e servizi degni della sua storia e della sua bellezza, ma mette anche i suoi cittadini in condizioni di viaggiare in sicurezza.
Chiedo scusa agli abitanti di queste valli, sappiano che siamo riconoscenti perché le difficoltà cui li abbiamo sottoposti in questi anni, sia pure per una grande causa comune, sono state notevoli. Così come mi scuso con animali e piante cui abbiamo violato il territorio, mettendoli a dura prova, privando molti di essi della vita. Mi auguro che la sofferenza di queste creature non sia stata vana.
Ringrazio, infine, politici e amministratori, soprattutto chi si è esercitato nella critica, poiché è questa che tiene desta l’attenzione e consente di fare le cose nel modo migliore e nel rispetto di ognuno. Non posso invece ringraziare me stesso, sono giunto troppo tardi per accampare meriti, e tuttavia sono fiero di essere qui oggi. Con spirito di cooperazione e di reciproco rispetto, vi invito a guardare avanti tutti insieme, per cercare di rendere la nostra vita e quella dei nostri figli meno severa». Basterebbe così poco a sembrare sensati.

Se il Presidente del Consiglio non muta stile di comportamento e modalità di comunicazione, se non la smette di parlare ai cittadini come se parlasse ai suoi avversari politici, diventerà presto uno dei tanti uomini inutili passati dalle stanze del potere, consumando il nostro tempo e le nostre speranze. Ma un cambiamento richiede che vi sia una riserva interiore cui attingere. Noi speriamo esista, altrimenti dovremmo pensare che quanto esce dalla bocca è esattamente quello che esiste nel cuore e nella mente. Troppo poco per occuparsi di noi.

 

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