giovedì, Ottobre 28

La traviata in pieno ‘68 scuote il Maggio musicale Grande accoglienza al capolavoro verdiano diretto da Zubin Mehta, che rivendica il diritto all’amore di Violetta e Alfredo -L’esperto: “ Quello di Verdi è il più grande manifesto femminista del teatro musicale”- Nadine Sierra: “ Una splendida celebrazione delle donne che amano liberamente“

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“ Era dai tempi di Visconti e della Callas che il pubblico del Maggio Musicale Fiorentino non riservava alla Traviata un’ accoglienza come quella che ha accolto l’eroina verdiana  in questo  suo nuovo allestimento… applausi per 16’ e standing ovation… Un trionfo.” Si esprime   in questi termini un appassionato ed esperto melomane di fronte a questa edizione diretta da Zubin Mehta, che ha visto il debutto nei panni di Violetta di una straordinaria interprete come la giovane Nadine Sierra e alla regia Davide Livermore, eclettico regista  torinese, che ambienta il dramma di  Traviata nella Parigi del 1968, quella del “Maggio francese “ e  della rivolta studentesca, scesa nelle piazze e nelle strade al grido di  “l’imagination au pouvoirdivenuto poi anche il titolo di un film. L ’ovazione del pubblico fiorentino, solitamente scettico riguardo alle novità nell’allestimento scenico– aggiunge il nostro “esperto” – cancella ogni polemica.  E’ davvero entusiasta il nostro esperto interlocutore (che vuol mantenere l’anonimato )  che di opere ne ha viste tante, per più motivi, che qui ci espone: l’emozionante ed emozionata direzione del Maestro Zubin  Mehta, che alla ragguardevole età di 85 anni, si è prodigato per  tornare a dirigere quest’opera  con la quale debuttò a Firenze nel 1964; l’ eccezionale interpretazione della giovane NadineSierra, bella, grintosa, sicura e dotata di una voce straordinaria, che ha stregato il pubblico fiorentino; bravo Francesco Meli, nei panni  di un giovane del 1968, che vuol vivere la sua storia d’amore liberamente, e altrettanto notevole Leo Nucci, il celebre baritono tornato a Firenze dopo essersi calato nei panni di Germont nel 2020 nella cavea del teatro. Riguardo all’allestimento, niente da ridire. Aggiunge però  il nostro interlocutore: tieni bene a mente, la Traviata di Verdi è il più grande manifesto femminista della storia, del teatro musicale, dell’arte: si piange tutti per Violetta, non c’è una morte che finisca con le trombe, Verdi sta dalla parte di Violetta, è lui ( con l’aiuto del librettista Francesco  Maria Piave) che nella metà dell’800 tira calci negli stinchi della borghesia!

Dopo questo commento di un  “ veterano” dell’opera lirica, le critiche che da  qualche parte sono state mosse al Manifesto dell’Opera, giudicato antifemminista ( da parte di Monica Barni, ex Presidente del Consiglio  Regionale), paiono fuori luogo. E’ lo stesso regista Livermore a spiegare le ragioni della sua scelta.  Cantante, scenografo, costumista, designer,  attore e tante altre cose Livermore dal 2002 è direttore artistico del teatro Baretti di Torino,  avamposto di militanza culturale, poi direttore artistico  e infine sovrintendente del Centro Placido Domingo a Valencia, è animato da una forte carica innovativa.  Che ha manifestato anche in questa Traviata, ambientata nella Parigi sessantottina, cioè  in pieno fervore rivoluzionario giovanile e di contestazione politica e ideologica: “non per provocare – dice Livermore – ma per raccontare più da vicino questa storia, per sviluppare la ricchezza e la modernità del capolavoro verdiano e anche lo scandalo che creò nella società di allora, nel 1853. Ciò nel rispetto totale, parola per parola, nota per nota, del libretto e della partitura”. “Anche l’amore tra Violetta e Alfredo è altrettanto forte e rivoluzionario” continua il regista “è quello di una giovane e bellissima prostituta, Violetta, che grazie a esso intraprende un vero e proprio percorso di redenzione personale”.  

Nadine Sierra nata in Florida, laurea al Mannes College the New School for Music, ha iniziato a collaborare con l’Opera di San Francisco, poi con il Metropolitan di New York e vari altri teatri, Berlino, Parigi,  Verona  interpretando diversi ruoli. A Firenze è avvenuto in questi giorni il suo debutto nei panni di Violetta. Nadine  si dice  elettrizzata dal poterlo fare con la direzione di Zubin Mehta e con colleghi strepitosi. Questa produzione di Davide Livermore, con il quale è bellissimo lavorare anche per il modo con cui si costruisce il personaggio, è differente da La Traviata che conosciamo, l’ambiente è diverso, ma il tema di fondo resta invariato: vediamo una donna, la quale non sembra avere molte scelte nella vita e, quando finalmente trova quell’opportunità di amare realmente qualcuno ed essere libera, le cose vanno bene ma sfortunatamente va incontro a un destino che, né lei né il pubblico, avrebbero mai voluto. Io credo che sia in ogni caso una splendida celebrazione delle donne, che amano liberamente e che altrettanto liberamente possono vivere la propria vita.”  Francesco Meli,  è un punto di riferimento per il repertorio verdiano, interpreta Alfredo, uno dei ruoli a lui più congeniali, dice: “Alfredo in questa nuova produzione è un giovane ragazzo del 1968, che vuole perciò vivere la sua vita in maniera spericolata e si trova ad avere a che fare con una donna spericolata come Violetta, la quale vuole vivere la sua vita altrettanto a pieno, forse anche di più. Essi sono perciò vittime dei loro anni e dell’ipocrisia degli ‘adulti’ della loro epoca, ed entrambi sono impotenti rispetto ad un destino che per loro era già scritto.” Leo Nucci, il carismatico baritono che torna a Firenze dopo aver interpretato proprio Germont nella Traviataconcertante dell’estate 2020 rappresentata nella Cavea del Maggio con la direzione di Carlo Rizzi, canta per la prima volta nella grande sala del Teatro ove ritrova Zubin Mehta dopo La traviata scaligera, Nadine Sierra, con la quale aveva cantato recentemente Rigoletto e Francesco Meli col quale oramai ha una consolidata consuetudine artistica. “Non potrei essere più felice di un cast così” dice Nucci, “e sono contentissimo di lavorare per la prima volta con Davide Livermore; la sua è una visione trasportata nel tempo: un tempo di rivoluzione culturale. Di solito rimango perplesso quando si spostano le opere in periodi diversi, ma confesso che con La Traviata lo feci anche io quando ne curai la regia per il Teatro Municipale di Piacenza: la trasportai nel 1955, come celebrazione per l’anniversario della morte di Maria Callas. Questa tuttavia è un’opera senza tempo perché senza tempo è il personaggio e il dramma di Violetta; anche il mio personaggio, Germont, in parte padre padrone e in parte padre con le sue preoccupazioni è un personaggio assolutamente senza tempo. Sono convinto che questo dramma, questo capolavoro, lo si può e lo si potrà adattare in qualsiasi periodo, senza perdere di comunicativa. In questa edizione io mi trovo perfettamente a mio agio”. Nucci continua con un aneddoto: “Una volta, in Giappone, a proposito di Traviata mi chiesero in cosa consistesse la modernità di questo personaggio incredibile, domanda alla quale risposi – un po’ come ha detto Francesco Meli – rammentando la canzone di Vasco Rossi dove lui diceva di volere “una vita spericolata”. Ecco, trasportata, con tutte le ovvie differenze del caso, nella sua epoca (di Violetta), anche lei quando canta “Sempre libera degg’io folleggiare di gioia in gioia” intende le stesse cose, ovviamente con un’eleganza di linguaggio diverso, ma Violetta è un personaggio realmente moderno.” Lui si alternerà  con Placido Domingo. Una segnalazione meritano anche le scene di  Giò Forma : la prima durante il preludio mostra il corridoio di un albergo o bordello con le camere dalle quali entrano ed escono i personaggi e Violetta esce proprio dalla stanza numero 1853 ( l’anno della sua originaria ambientazione), poi dallo splendore del primo atto si passa ad una situazione quasi decadente, con specchi infranti e porte sbarrate, salvo poi tornare di nuovo a splendere al momento della morte di Violetta, quasi come se l’abbandono delle sue spoglie mortali (e del peso atroce della malattia) fosse un ultimo atto di liberazione personale. In ogni quadro di ogni atto, campeggiano, in scena fotografie e proiezioni di ritratti dei due principali protagonisti che “hanno nella fotografia, una loro passione che condividono nel loft – una comune di artisti – dove vivono a Parigi – dice Livermore – “il fotografarsi a vicenda è volersi possedere ancora di più. È una chiara citazione del film Blow up di Antonioni”. L’altra citazione si ha nel Manifesto che riproduce quello per Belle de jour (Bella di giorno ) di Luis Bunuel, sostituendo la grande Catherine Deneuve con Violetta (NadineSierra), fotografie di Michele Monasta.

Ma certe scritte, come lo slogan  mon corp, monchoix  ( il mio corpo, la mia scelta) riflettevano il grido delle donne  che  attraverso il femminile  intendevano cambiare la politica. Al di là della datazione ( 1853 o 1968) – chiude così la polemica Livermore: l’amore  con una prostituta   fa ancora scandalo. Un tema dunque senza tempo.

Sei le recite complessive il 17, 22, 24, 28 settembre alle ore 20, 2 ottobre alle ore 18 e ultima rappresentazione il 5 ottobre alle ore 20con il Coro e l’Orchestra del Maggio. Scene di Giò Forma, icostumi di Mariana Fracasso, luci di Antonio Castro, i video di D-wok, assistente regista  Aida Bousselma, a completare il cast degli interpreti Caterina Piva (Flora Bervoix), Caterina Meldolesi(Annina), Luca Bernard (Gastone), Francesco Samuele Venuti (il Barone Douphol), William Corrò(il Marchese d’Obigny), Emanuele Cordaro (il Dottor Grenvil), Alfio Vacanti (Giuseppe, servo di Violetta), Egidio Massimo Naccarato (domestico di Flora), Giovanni Mazzei (un Commissionario). Un grande ritorno del Maggio dunque,  sia pure in tempi di pandemia e con le restrizioni imposte dalla situazione,  con una straordinaria e avvincente Traviata, destinata a lasciare  il segno.

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