domenica, Agosto 1

La tragedia della destra italiana 40

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Escher's_Relativity

 

Tra gli innumerevoli, incalcolabili danni che la gestione del potere da parte di Silvio Berlusconi ha provocato al nostro Paese, è certamente opportuno ricordare, parallelamente alla scriteriata guerra condotta da costui contro la sinistra, la contemporanea distruzione degli antichi valori del liberalismo.

Se infatti la sunnominata guerra ha almeno prodotto il risultato (involontario ma sommamente importante) di scuotere la sonnolenta coscienza del Partito Democratico e soprattutto di buona parte dei suoi elettori, stanchi di un’opposizione sterile e di puntuali sconfitte nel momento della verità a urne aperte, ha certamente nebulizzato senza tanti complimenti la galassia destrorsa.

La quale si trova oggi a fare i conti con una tradizione che in Italia è stata essenzialmente fascista e postfascista, non essendo i princìpi liberali da noi bazzicati e frequentati in pratica dai tempi di Benedetto Croce, Giovanni Amendola e Giovanni Giolitti.

La catastrofica esperienza berlusconiana ha prima coinvolto, a scopo puramente elettorale, il Movimento Sociale Italiano, forza dichiaratamente postfascista e come tale esclusa dal cosiddetto arco parlamentare dal dopoguerra fino ai segni di risveglio dovuti all’avvento di Gianfranco Fini alla segreteria del partito. La svolta di Fiuggi, il cambio di nome, le successive dichiarazioni inequivocabilmente tranchant col ventennio mussoliniano facevano sperare in un’evoluzione poi travolta dalla scelta di sostenere Forza Italia sempre e comunque, precipitando la destra italiana in un vicolo cieco.

Non si vede, al momento attuale, una personalità in grado di riprendere i fili di un discorso serio, che possa, esaurita la letale spinta di Berlusconi verso una deriva totalmente priva dei modelli di riferimento ideale del liberalismo moderno, rivitalizzare pazientemente il senso di quell’operazione. Il tutto naturalmente è reso più difficile dall’apertura di credito ottenuta da Matteo Renzi come Segretario e del Pd e come Premier, che riduce ulteriormente, in modo al momento decisivo, gli spazi per un potenziale consenso nei confronti di una forza che non voglia cavalcare il populismo, l’antieuropeismo e il malessere legato all’immigrazione come il M5S e la Lega, già alleato indigesto alla componente finiana della compagine forzitaliota.

Paradossalmente ma non tanto, gli alleati migliori per una difficilissima ripresa sono i testardi oppositori interni del nuovo corso democratico, che puntano al logoramento del premier sull’impervia strada delle riforme, con possibilità crescenti in rapporto all’allungarsi dei tempi per la loro concreta realizzazione.

Ma la vera tragedia della destra italiana è l’incapacità quasi assoluta di elaborare nuove idee che possano consentire a un Paese che coltiva la giusta ambizione di collocarsi a fianco delle principali potenze occidentali forte di un Parlamento in grado di esprimere un’alternanza di governo degna del sistema democratico che caratterizza quei Paesi. Attualmente è facile prevedere a breve termine, in corrispondenza del declino della stella berlusconiana non foss’altro per motivi di anagrafe e di vuoto totale nel panorama del partito-azienda di figure capaci anche lontanamente di emulare la capacità attrattiva del padre-padrone, accanto alla maggioranza democratica, un’opposizione improbabile come quella dei seguaci di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, manifestamente inadatti a ricoprire responsabilità di Governo.

Dunque la democrazia italiana, dopo gli affanni e le contraddizioni causate dal percorso esageratamente tortuoso e lento del Partito Comunista e dalle acrobazie furbesche dei socialisti  appare ancora destinata a rimanere un’eterna incompiuta, a meno che dalle parti del settore più raziocinante e idealmente integro della corrente di pensiero a suo tempo orchestrata da Fini non scaturiscano nuove e più incisive proposte per un movimento che sia in grado di rappresentare degnamente le istanze di una destra moderna sul modello europeo

 

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