sabato, Giugno 19

La Thailandia vuol diventare l’hub aeroportuale dell’Asia-Pacifico

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BangkokLa Thailandia intende porsi con forza come hub di riferimento per la componentistica, la manutenzione e la riparazione di aerei per tutta l’area asiatica. Si tratta di un progetto ambizioso che la Giunta militare – la quale detiene il potere dal 2014 – vede come uno dei fiori all’occhiello nel suo strenuo tentativo di sostenere e irrobustire l’economia nazionale in epoca di crisi globale. Il contesto aereo internazionale, infatti, sta vivendo una fase difficile un po’ ovunque nel Mondo, la Thailandia ne è solo un ulteriore tassello esemplificativo e le sorti della Compagnia aerea di bandiera Thai Airways i cui bilanci per anni sono stati l’invidia di tanti competitor internazionali e che oggi languono nelle difficoltà comuni a tutto il settore economico di riferimento, cioè il contesto aeronautico, sono un altro quadro chiarificante sullo stato delle cose.

Al netto di tutto questo, vi è poi da considerare un altro fattore dall’impatto notevole: la Thailandia intende sì porsi in competizione nel settore Maintenance, Repair, Overhaul MRO Manutenzione, Riparazione e Revisione ma il principale competitor in questo campo è in verità un vero colosso, ovvero Singapore, che detiene un quarto dell’intero volume d’affari del settore MRO nell’area Asia-Pacifico. La sua industria aerospaziale ha un record di prodotto lavorato pari a 8.7 bilioni di Dollari USA, valori calcolati nel 2012. Singapore, quindi, è chiaro e sicuro leader del settore nell’area geo-economia Asia-Pacifico senza alcun dubbio. Ora la Thailandia vuole entrare in competizione a questi livelli nel terreno del MRO con un progetto di ammodernamento e ripristino di un vecchio aeroporto dell’epoca della guerra in Vietnam, attraverso un progetto del controvalore di 5.7 bilioni di Dollari USA.

La società che più di recente ha mostrato chiaro interessamento allo sviluppo degli investimenti nel settore MRO in Thailandia è la Lockheed Martin’s Sikorsky Aircraft che ha studiato e valutato positivamente proprio il progetto di rivitalizzazione dell’U-Tapao International Airport, come peraltro conferma lo stesso Thailand’s Board of Investments.

Nel mese di marzo, la Airbus ha siglato un accordo con Thai Airways International al fine di valutare lo sviluppo della progettualità MRO e delle strutture annesse nella sede dell’aeroporto civile-militare alle porte di Bangkok. Secondo il Board of Investments of Thailand, ora la Thailandia può raggiungere quei livelli detenuti in solitaria da lungo tempo da parte di Singapore ed ha confermato tutto questo in varie sedi ufficiali, come accaduto anche durante una intervista pubblica realizzata di recente in Canada negli uffici di Toronto di Bloomberg. Per il Thailand’s Board of Investments si tratta di raggiungere e intercettare le necessità attuali in campo MRO di Nazioni emergenti quali Myanmar, Vietnam e Cambogia, così come di altre aree attigue nella regione asiatica e Sud Est asiatica, tenendo conto del fatto che la Thailandia possiede già dalla propria parte le competenze e le conoscenze tecniche proprie della ingegneria aerospaziale e dell’intero settore automotive.

Il progetto di ripristino ed ammodernamento dell’aeroporto civile-militare è parte degli scopi designati dal Premier in carica, l’ex Generale Prayuth Chan-o-cha nella direzione del potenziamento dell’economia thailandese. Anzi, la sua espansione è stata ritardata rispetto alle necessità dei Paesi vicini a causa del colpo di stato militare che ha consentito alla Giunta militare di conquistare il potere ormai tre anni fa. Il progetto è anche una componente chiave dell’intero piano di investimenti del valore di 1.5 trilioni di Thai Baht (circa 60.9 bilioni di Dollari USA) distribuito tra quest’anno ed il 20121 destinato a sviluppare l’economia nazionale nel quadro economico del Bacino Orientale.

A parte l’aeroporto che entrerà a far parte del Corridoio Economico Orientale, il piano prevede – nella sua interezza – investimenti per 4.5 bilioni di Dollari USA in ferrovie ad alta velocità, 11.5 bilioni di Dollari USA per nuove città e 14 bilioni di Dollari USA per il settore industriale. Il Governo seguirà e controllerà da vicino l’aeroporto ed un porto. Per quanto riguarda gli altri progetti in essere o in arrivo, si tratterà di partnership pubblico-privato oppure saranno di competenza del solo settore privato. Il Governo ha già allocato il suo budget per l’anno corrente ma non si conoscono ancora bene i dettagli sulla progettualità complessiva e sulla copertura economica circa il Corridoio Orientale né si ha una stima più chiara sul business MRO che la Thailandia ha focalizzato come proprio scopo finale.

Il Thailand’s Board of Investments ci tiene a precisare che gli Investimenti Diretti Stranieri FDI hanno mostrato segni di ripresa dopo la vistosa contrazione dovuta al colpo di stato, in particolar modo la si è registrata nel settore digitale e nell’Hi-Tech più in generale. Viene citato in tal proposito il caso della società Solar di Toronto la quale ha chiesto una licenza nel 2015 per il territorio thailandese ed ha aperto una sua azienda in Thailandia due anni dopo. Per quanto riguarda i veicoli elettrici, un altro grande competitor del settore specifico (non la Tesla) è in procinto di entrare nel mercato thailandese.

Le sfide che oggi si pongono alla Thailandia in campo economico sottolineano due fattori: la necessità di avere manodopera specializzata e di alto profilo professionale in tempi brevi e l’altra grande necessità di chiarire il quadro politico – ovvero la stabilità – della Thailandia. Agli occhi degli investitori stranieri la stabilità non solo economica ma anche sociale di un Paese è un fattore molto importante. Turbolenze politiche e sociali quali quelle che si sono registrate proprio prima dell’ingresso dei militari al Potere attraverso il colpo di stato del 2014, sono un deterrente grave ai fini degli investimenti diretti stranieri in una certa Nazione. D’altro canto, vista la lunga storia di colpi di stato, turbolenze sociali e volatilità politica in Thailandia, all’estero si può certo dire che non si tratti di una particolare novità. E l’apparato economico e produttivo thailandese ha sempre mostrato segni di subitanea ripresa, anche in occasione di momenti storici duri e cruciali come gli avvenimenti del 2014 che condussero alla dittatura militare ancor oggi al potere.

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