lunedì, Aprile 12

La Thailandia e la crisi field_506ffbaa4a8d4

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BangkokLa Thailandia, attualmente sotto guida di una Giunta militare, si ritrova a dover affrontare una crisi economica le cui cause vanno cercate lontano e non necessariamente all’interno dei propri confini. Si tratta piuttosto degli effetti subìti a causa di una crisi che ha assunto ormai l’aspetto di una cronicità globale o perlomeno di difficile risoluzione nel breve periodo. In questo mainstream negativo, ad esempio, la Thailandia si è ritrovata con clientele selezionate, in specie Stati Uniti ed Unione Europea che si son ritrovati improvvisamente ad essere declassate. La crisi, infatti, ha spinto USA ed Unione Europea a rivedere i propri piani di import-export soprattutto nel settore dell’import proprio a causa di disponibilità economiche più ridotte che in passato. Questo ha comportato, tanto per citare un prodotto tipico della Thailandia e privilegiato allo stesso tempo, un ridisegno totale dei piani di esportazione del riso. E così quella che era un cliente particolarmente gradito ed una grande opportunità quale è stata da lungo tempo l’Unione Europea oggi è un problema. Perché la Thailandia, abituata a fare quasi in modo solitario il prezzo del riso sulle piazze internazionali e specificamente nel mercato delle merci e delle derrate, si è ritrovata con clienti impoveriti e con un novero di competitor particolarmente agguerriti, in primis il vicino Vietnam.

Con una scena politica bloccata per responsabilità sue proprie, poiché nell’alternanza di governi le parti avverse che finiscono vicendevolmente all’opposizione volta per volta giungono a paralizzare il governo della cosa pubblica, con una giunta militare che si trova a dover maneggiare la materia economica, certo non avvezza a farlo, e con una crisi globale i cui contorni sono ancora indefiniti, la Thailandia ora si guarda in giro con una particolare fame di investitori esteri e cerca di calmierare quella sua certa supponenza economica che a lungo ha caratterizzato l’impronta dell’azione economica thailandese nella scena d’area e nel contesto più planetario.

Una novità positiva, in specie in questo 2015 che si avvia a concludersi, è stata la trasformazione dell’ASEAN da semplice Associazione di Stati in vera e propria Unione degli Stati del Sud Est Asia. L’ASEAN così ridisegnata, infatti, ha portato ad un abbassamento dei dazi doganali all’interno dell’area coperta dagli Stati Membri e ad una logica di supporto reciproco tra i vari Paesi con un livello di maggiore protezione unica verso l’esterno. In questo modo, le peculiarità produttive di ogni singolo Stato Membro sono diventate un vantaggio ed un’opportunità per tutti nell’area ASEAN e il focus finale sarà quello di omogeneizzare le proprie produzioni al punto di poter primeggiare a livello internazionale, in modo da meglio competere con colossi quali Russia, Cina, India e poi UE e USA. Ma anche Corea del Sud e Giappone. 

Proprio col Giappone, negli ultimi giorni si sono svolti incontri importanti e volti a rafforzare i legami economici tra i due Paesi. La Thailandia, infatti, ha chiesto agli investitori giapponesi di espandere o avviare nuove linee di investimento in Thailandia all’interno di una politica definita Super-Gruppo, una specie di area economica a regime speciale a seguito delle misure governative thailandesi a sostegno delle catene industriali locali attuando una rotazione da un mainstream complessivo in ribasso a favore di una linea di tendenza più ottimista e positiva così come si intende agire con maggiore forza a favore della piccola e media imprenditoria, nei settori della ricerca e nello sviluppo di istituti che operano in questi settori. La Ministra per il Commercio Apiradi Tantraporn ha appena tenuto un meeting con la sua controparte nipponica nelle Filippine nell’ambito del 27mo Summit ASEAN svoltosi a Manila. E dopo il meeting con Motoo Hayashi Ministro giapponese per la Cooperazione Economica nel Commercio e negli Investimenti si è detta ancor più favorevole a cercare le vie per promuovere il commercio e la crescita economica tra le due Nazioni. Apiradi ha affermato che la Thailandia ha bisogno di più investimenti da parte degli investitori stranieri ed ha sottolineato che il Giappone è uno dei principali tra essi, in specie per le competenze di alto profilo acquisite in alcuni settori come accade con l’alta tecnologia.

Alcune macro-aree di cooperazione economica interessanti per ambo le parti quali il settore automobilistico e della componentistica, le applicazioni elettriche, gli elettrodomestici, il campo petrolchimico e del digitale, oppure i prodotti agricoli processati, il settore tessile e dell’abbigliamento possono essere certamente collocati positivamente in Thailandia. Allo stesso tempo, la Thailandia ha chiesto al Giappone di incrementare le proprie quote di importazione di mango, prodotti processati derivanti dalla lavorazione delle carni suine, così come ha chiesto una ridiscussione delle modalità di promuovere commerci bilaterali e la loro crescita all’interno dell’Accordo Economico di Partnership Giappone-Thailandia JTPEA. La Thailandia, poi, ha anche informato il Giappone che nei giorni dal 25 al 28 Novembre, il il Vice Primo Ministro Somkid Jatusripitak guiderà un team economico a Tokyo proprio per rafforzare la cooperazione economica con il Giappone incoraggiando altresì il Giappone ad espandere il proprio business in Thailandia.

Dopo un vertice bilaterale separato con il Vice Ministro cileno per il Commercio Andres Rebolledo, entrambe le parti hanno stabilito di voler incrementare i propri scopi nel business bilaterale e di voler istituire speciali seminari per promuovere la crescita del commercio nei prossimi anni. Il Cile è oggi un cliente importante, infatti la Nazione sudamericana intende posizionare la Thailandia come principale ingresso per espandere le proprie attività ed esportazioni dall’America Latina verso l’area ASEAN.

Bisogna annotare infine, che la Thailandia ha chiesto anche alla Russia di incrementare i propri investimenti in Thailandia. La Russia è interessata alle aree economiche speciali che possono collegare la Russia con la Cina, il Vietnam e successivamente con tutta l’area ASEAN e infine l’India. Anche la Russia ha chiesto in modo pressante alla Thailandia di investire maggiormente in Russia. Recentemente una impresa manifatturiera thailandese operante nel settore della lavorazione dello zucchero ha investito 200 milioni di Dollari USA per attivare una raffineria di zucchero in Russia.

 

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