sabato, Ottobre 23

La Thailandia dopo sei mesi di dittatura

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BangkokIl primo giro di boa è stato un elemento utile per fare le prime valutazioni sul colpo di stato militare in Thailandia, una specie di Bilancio Semestrale con chiari e scuri come era facile prevedere, in effetti. Da quel 22 Maggio son successe diverse cose ma tante, tantissime altre avrebbero dovuto esserci e non ci sono state specialmente nelle parole dell’ala critica nazionale, negli osservatori esperti e persino nell’opinione pubblica sebbene mitigata dalla censura attuata dalla Giunta militare soprattutto tra i media e nel contesto accademico ed universitario. Generalmente è la mancata attuazione di riforme il fattore principale delle critiche ma –con onestà- bisogna anche riconoscere che è ben difficile che una casta militare al potere avrebbe potuto produrre qualcosa che potesse avere anche se vagamente l’aspetto di una vera e propria campagna di riforme nel Paese.

Niran Pitakwatchara, un membro della Commissione Nazionale sui Diritti Umani incaricato sui diritti civili e politici, ha affermato che “la parte della politica adottata dai militari  dal momento in cui hanno preso il comando della Nazione” –dal suo punto di vista- “è stata quando il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine NCPO ha posto fine alle uccisioni dei civili e dei manifestanti“. In ogni caso, questo ha contemporaneamente vista l’escalation delle violazioni di Diritti Umani.
Vi è ora la speranza restante relativa al fatto che la politica thailandese ed il suo sviluppo nel settore civile sia ancora forte –sebbene in modo latente- e che possa nuovamente diffondersi in tutto il Paese. Secondo Niran Pitakwatchara la democrazia ed il campo dei Diritti Umani non sono proprio a zero ma certo in una scala da 1 a 10 non vanno al di sopra del 5. “Magari la vita di alcuni non ha subito grandi variazioni ma è difficile valutare” –al momento- “quale sia il livello dello straniamento e di alienazione diffusa nella popolazione“.
Il Direttore dell’Istituto Thailandese per le Riforme TRI Suriyasi Katasila ha affermato che “il Governo non ha ancora prodotto alcuna politica tangibile, specialmente nell’area del Governo del territorio“.
Non c’è da meravigliarsi, quindi” –afferma l’opinion leader- “se nel business non vi è ancora stato uno sviluppo quale quello che si era desiderato dopo i disastri innescati dalle proteste che avevano paralizzato prima la Capitale  e successivamente l’intero paese. La gomma ed il riso, compresa la materia dei prezzi, non sono ancora maneggiati col cipiglio di chi realmente comanda politicamente il Paese, basti vedere il livello in cui si dibatte la classe produttiva del Paese, in grave ambascia ma che raccoglie una certa divina indifferenza da parte del Governo“.
In ogni caso, anche secondo Suriyasi Katasila, il mantenimento dello status quo tra i due lati della politica thailandese in precedenza rissosi ed aggressivi l’un verso l’altro è fattore da considerare auspicabile. Secondo lo studioso il Comitato Nazionale per la Pace e l’Ordine ha aiutato la Nazione nell’eradicare situazioni pericolose nei confronti della popolazione civile.

 

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