giovedì, Maggio 6

La svolta coreana-cinese Dopo due anni e mezzo ci si accorda su un reciproco commercio facilitato, è un nuovo corso?

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Bangkok – La Corea del Sud e la Cina, dopo 30 mesi di negoziazioni e discussioni, hanno sottoscritto lunedì un Patto di Libero Commercio, un passo che si ritiene possa aprire un nuovo capitolo nella cooperazione economica tra le due Nazioni.

L’annuncio è stato fatto dopo che la Presidente della Corea del Sud Park Geun-hye e la sua controparte cinese il Presidente Xi Jinping hanno avuto un colloquio a Pechino nell’ambito del Summit di due giorni per la Cooperazione Economica Asia-Pacifico. «Mi fa piacere annunciare che la Corea del Sud e la Cina hanno raggiunto un accordo sul patto di libero commercio, dopo più di due anni di negoziati», ha confermato la stessa Presidente sudcoreana Park Geun-hye. La quale ha poi aggiunto: «Spero che le due Nazioni possano subito operare congiuntamente sui dettagli e procedere successivamente alla definizione delle procedure che ufficializzino il nuovo corso e lo mettano in grado di essere effettivo». Il Presidente cinese Xi Jinping ha anche sottolineato che la Corea del Sud continua ad essere un buon vicino e partner della Cina ed ha chiesto con urgenza alla Corea del Sud di approfondire gli sforzi per velocizzare lo scambio e la cooperazione bilaterale. La apposizione delle firme che ha reso ufficiale il trattato di libero commercio è avvenuto alla presenza dei due leader e da una serie di esponenti ufficiali delle reciproche rappresentanze diplomatiche.

An Chong-bum, consulente economico esperto anziano della Presidente sudcoreana Park Geun-hye, ha affermato ai media: «Il Trattato di Libero Commercio tra Corea del Sud e Cina è l’atto diplomatico più importante e significativo in ambito economico che si sia verificato fino ad oggi dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi nel 1992. Fornirà anche l’occasione per sviluppare forti legami economici reciproci». Per la Corea del Sud si tratta del trattato di libero commercio numero 13. La Cina, la seconda economia planetaria con una popolazione di un miliardo e 300 milioni di abitanti, è il più grande partner economico della Corea del Sud. Le due parti avvieranno consultazioni tecniche già quest’anno, completeranno il disegno degli accordi e terranno anche una periodica revisione giuridico-legale dei contenuti del trattato stesso prima di procedere al completamento della apposizione delle firme dei rappresentanti diplomatici e ministeriali dei due Governi che dovrebbe essere completato agli inizi del prossimo anno, come confermato da An Chong-bum. Ma i due Governi hanno bisogno di ottenere la ratifica dei propri Parlamenti prima che il trattato di libero commercio possa avere il suo effettivo avvio e diventare effettivo.

Durante gli incontri, i due leader nazionali si sono anche detti d’accordo nel rafforzare i propri sforzi affinché la Corea del Nord abbandoni i propri progetti nell’ambito della applicazione del nucleare militare e ripristini i colloqui che si son protratti stancamente nel corso degli anni per la denuclearizzazione di Pyongyang, secondo quanto confermato da Ju Chul-ki, segretario presidenziale anziano per gli Affari Esteri. Il Presidente Xi Jinping ha anche espresso ferma opposizione al programma nucleare della Corea del Nord ed ha ripetuto che Pechino, alleato tradizionale e di lungo corso di Pyongyang, è completamente d’accordo con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul regime comunista. I leader si sono detti d’accordo anche sul tenere un meeting trilaterale di Ministri degli Esteri tra Corea del Sud, Cina e Giappone già all’interno di quest’anno per perseguire tutte le vie possibili per il raggiungimento della pace e della stabilità nella regione.

La Presidente sudcoreana Park Geun-hye è giunta a Pechino nel pomeriggio di domenica per partecipare al meeting annuale dei leader dei 21 Paesi del Pacific Rim. Il suo meeting con il Presidente cinese Xi è finito subito alla luce dei riflettori dell’interesse internazionale poiché un po’ tutti –e non solo nel contest diplomatico- si aspettavano l’annuncio sul Trattato di Libero Scambio durante i colloqui. La stessa Park Geun-hye aveva già previsto nel calendario dei propri incontri anche il nome del Presidente USA Barak Obama per la giornata di ieri. I due Presidenti sudcoreano e cinese avevano già fissato il completamento e la stipula del Trattato di Libero Scambio di questi giorni almeno quattro mesi fa.

Nella prima parte della mattinata di lunedì, le due parti si sono accordate su 22 capitoli che hanno ridisegnato l’intero settore del commercio ed hanno mitigato le barriere pre-esistenti in vari campi economici dai servizi fino al settore finanziario ed alle comunicazioni. Entrambi i negoziatori hanno poi stabilito di comune accordo di escludere il riso, il prodotto agricolo principale per entrambe le due economie nazionali, scorporandolo dai temi oggetto del Trattato.

All’interno degli accordi, le due Nazioni si sono obbligate a limitare le tariffe ed i dazi doganali su più del 90 per cento dei prodotti inclusi nei beni importati per più di due decenni. L’accordo bilaterale per quanto riguarda i prodotti agricoli e della pesca sarà liberalizzato al 70 per cento. La Corea del Sud, ovvero la quarta economia più grande al Mondo, si stima che manterrà le rendite derivanti dalle tariffe annuali pari a 5.4 milioni di Dollari USA, secondo i calcoli realizzati da esponenti ufficiali del Ministero per il Commercio.

La Corea del Sud e la Cina hanno avviato le negoziazioni sul Trattato di Libero Scambio nel mese di Maggio del 2012 ed hanno avuto 12 cicli diversi di colloqui da allora. Non è la prima volta nella storia della Diplomazia – non solo nel quadrante asiatico – che le vie del commercio hanno potuto più di quanto abbiano potuto mai fare altre opzioni nelle relazioni tra Paesi. Anche prima dell’apertura della Via della Seta attraverso Marco Polo. Soprattutto alla luce di recenti accadimenti, particolarmente sul versante Sud-Est e Pacifico, la Cina è stata protagonista non sempre in positivo di eccessiva presenza, se così si può dire, al punto di andare a scontrarsi direttamente con una lunga sequela di Nazioni in specie in prossimità del Cosiddetto Mar Cinese Meridionale attraverso le complesse vicende delle dispute territoriali e marittime. Questo Trattato potrebbe davvero essere un grande viatico per l’apertura della Cina in una logica più paritaria, meno bullistica e più inclusiva. Vi è anche da considerare il calcolo costi/benefici che sicuramente la Cina ha fatto e sta facendo nel contesto Sud Est asiatico, in considerazione della progressiva strutturazione degli Stati Uniti del Sud Est asiatico con l’ASEAN omogeneizzata al suo interno in via ufficiale nel 2015. Questo tipo di trattato, consegna alla Cina un po’ di spazio d’azione ed un incremento delle proprie potenzialità in prospettiva di un futuro dove il novero dei competitor forti e di spessore sarà in aumento. L’ASEAN è certamente tra questi.

 

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