sabato, Luglio 31

La svalutazione occulta del bolívar field_506ffb1d3dbe2

0

bonos1

In questo esemplare articolo di Girish Gupta, ‘Time’ mostra uno dei risultati della politica sui tassi di cambio adottata dal Venezuela negli ultimi dieci anni. Il protagonista dell’articolo, Vinny, è in grado, sfruttando il cambio favorevole sul mercato nero del bolivar, la moneta venezuelana, di girare mezzo mondo in aereo nell’arco di una settimana prendendo 16 voli e spendendo soltanto 600 dollari. Con questo sistema, viaggiare in aereo costa dieci volte meno del prezzo di mercato.

Per combattere queste ed altre gravi distorsioni macroeconomiche che stanno colpendo la Repubblica bolivariana, il Governo venezuelano ha recentemente compiuto una sorta di svalutazione occulta della propria moneta. In questo modo, l’establishment tenterebbe di far fronte ai squilibri sperimentati dall’economia del Paese senza dover annunciare una vera e propria svalutazione che, come sostengono gli analisti, si teme possa far calare i consensi nei confronti del Presidente Nicolas Maduro.

Da anni la nazione sudamericana sta lottando con alti tassi di inflazione, cresciuti nel 2013 dal 21% al 58%, e scarsità di beni di consumo, con i cittadini che, soprattutto nelle grandi città, faticano a trovare alimenti e oggetti di uso quotidiano. Secondo gli esperti, la causa principale di questi fenomeni è da imputarsi alle politiche di controllo sul mercato valutario attuate dall’ex Presidente Hugo Chavez.

Il leader della Rivoluzione Bolivariana, al potere dal 1998 fino alla sua morte, avvenuta a marzo dell’anno scorso, inaugurò nel 2003 un sistema che limitava notevolmente la quantità di valuta estera che i cittadini venezuelani potevano acquistare dal Governo. La misura fu voluta dall’ex Presidente per fare fronte alla fuga di capitali che si stava manifestando nel Paese.

La scarsità di dollari ha però presto condotto, appunto, alla crescita incontrollata dell’inflazione, creando gli ammanchi di beni per i consumatori venezuelani, costretti a correre da un supermercato all’altro per fare la spesa quotidiana. Si andava inoltre creando, sempre per effetto delle misure restrittive sul mercato valutario, una notevole svalutazione del bolivar, che nonostante il governo avesse fissato a 6.3 a 1 nei confronti del dollaro, decollava sul mercato nero fino a dieci volte tanto.

Per far fronte alla situazione, durante tutto il corso del 2013 gli economisti avevano previsto l’inevitabilità, da parte del Governo di Maduro, di attuare una svalutazione del bolivar, una mossa continuamente posticipata per motivi legati alle turbolenze politiche del 2013, conclusesi con la vittoria alle Elezioni Comunali dell’8 dicembre con la vittoria del PSUV e la riconferma del sostegno popolare al chavismo.

Infine, lunedì 17 dicembre, a bagarre elettorale conclusa, Rafael Ramirez, Presidente di PDVSA, la compagnia petrolifera nazionale, nonché vice-ministro dell’economia, ha annunciato che agli scambi di moneta legati a determinati settori, tra cui il turismo e gli investimenti petroliferi, si sarebbe applicato un tasso più basso, fissato a 11,3 bolivares per dollaro. Inoltre, si sarebbe anche attuato un aumento dei dollari messi all’asta da CADIVI, l’Agenzia creata da Chavez nel 2003 a capo dei controlli valutari.

Allo stesso tempo, Moody’s abbassava il rating sulla valuta estera e domestica del Paese, sottolineando come il Venezuela ‘stia affrontando sbilanci macroeconomici sempre più insostenibili, tra cui un’inflazione galoppante e un netto deprezzamento del tasso di cambio parallelo’. Il giudizio rispecchia quella che già appariva come una politica di correzione timida e parziale.

Questi singhiozzi sono andati avanti nelle settimane successive. Mentre infatti sia il tasso parallelo che l’inflazione non hanno frenato la loro corsa, il Governo ha continuato a stampare moneta e aumentare la spesa pubblica, come in occasione del 7 gennaio, quando Maduro ha annunciato un aumento del 10% di salari minimi e pensioni. In questo modo, il quadro è rimasto pressochè immutato, con il Presidente e il suo Gabinetto che reiteravano le accuse, già mosse in passato, di complotto per destabilizzare la nazione, additando la speculazione borghese come causa “aggravante” dell’aumento dei prezzi.

Infine, sotto la pressione di giudizi sempre più negativi, 16 gennaio scorso Maduro ha dichiarato, dopo un rimpasto al Governo, che il SICAD, il sistema di aste che gestisce gli scambi di valute al nuovo tasso di 11.3 per i settori di cui si diceva sopra, avrebbe subito un ampliamento. La riforma avrebbe favorito un mantenimento del tasso prefenziale di 6.3 accordato ai beni essenziali (alimenti e farmaci), con un aumentodel volume di dollari offerti.

Il 22 gennaio, infine, il piano è stato svelato nella sua interezza. In pratica, si costituirà un sistema di fasce, in cui il cambio ufficiale rimane dunque in piedi, ma solo per una serie di beni decisi dal Governo, quelli appunto attinenti ad alimenti e farmaci. Insomma il SICAD viene invece a formare la fascia maggiore (con il cambio a 11.3) di quello che è un sistema duale di valuta, in cui la fascia “deprezzata” copre solo il 20% del totale.

Secondo Ramirez, questa misura fermerà finalmente la pratica di acquistare dollari per rivenderli al mercato nero, che impediva al governo di usare la moneta forte per soddisfare i bisogni dei cittadini. ‘Dobbiamo dare dollari a persone che li rivendono al mercato nero, o dobbiamo portare loro medicine?’, ha detto il Presidente di PDVSA.

Anche in questo caso non si sono fatte attendere le aspre critiche di chi vede in questi provvedimenti di svalutazione cammuffata una risposta insufficiente alle falle sistemiche dell’economia createsi negli ultimi anni, e destinati perciò a far perdurare le condizioni macroeconomiche generali. Il quotidiano online ‘Prodavinci, che da tempo critica aspramente la linea economica del chavismo, ha dichiarato senza mezzi termini che ‘finchè il Governo non si renderà conto che sono gli stessi controlli valutari i veri responsabili della mancanza di dollari, la situazione non potrà migliorare’.

È inoltre previsto un aumento, come già annunciato, dei dollari messi a disposizione del SICAD, che aumenteranno da 100 milioni a 220 ogni settimana, nel tentativo di venire incontro alla domanda crescente.

L’economista Luis Vicente Leon ha sottolineato in un tweet come ‘Il Governo, aumentando di più del 100% i dollari allocati tramite il SICAD, compie una implicita svalutazione del tasso di cambio’. In un messaggio successivo, ha poi osservato come, nonostante questa svalutazione di fatto, la misura non è sufficiente a correggere l’elevato deficit fiscale del Paese.

In pratica, questa misura è ritenuta da molti esperti, parziale o incompleta, ed è destinata a ripercuotersi sulla vita economica del Venezuela

Nel frattempo Ramirez insiste a negare che si tratti di una svalutazione. L’impressione è che la strategia dello status quo che Chavez, grazie alle rendite petrolifere, era riuscito a mantenere proprio grazie a frequenti svalutazioni (ben sette nel corso dei suoi mandati) cominci a venir meno di fronte alle falle sempre più evidente nella strategia del tirare a campare con soluzioni parziali.

Dopo il caso argentino (e non solo), il sudamerica si rivela un continente dove troppo spesso i governanti abbandonano la teoria economica in favore di misure intrise di populismo, che potrebbero dare benefici d’immagine nel breve periodo, ma mostrano tutta la loro inefficacia alla prova del tempo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->