lunedì, Maggio 17

La superstrada verso Gerusalemme field_506ffb1d3dbe2

0
Lavori in corso nel quartiere di Beit Safafa, a Gerusalemme Est

Lavori in corso nel quartiere di Beit Safafa, a Gerusalemme Est

Gerusalemme – La superstrada della separazione si farà. Dopo i tanti tentativi legali messi in piedi dalla comunità palestinese di Beit Safafa, a Gerusalemme Est, la Corte Suprema israeliana ha respinto la scorsa domenica la petizione del quartiere contro la strada a sei corsie “Begin Highway”, che collegherà Tel Aviv e Gerusalemme alle colonie israeliane dell’area di Betlemme e Hebron.

Un passo indietro rispetto a quanto ottenuto nei mesi scorsi: a giugno la stessa Corte aveva sospeso il progetto del Comune di Gerusalemme imponendo alle autorità israeliane di trovare un accordo con i residenti palestinesi di Beit Safafa, che verrà divisa in due dalla nuova superstrada. Oggi l’Alta Corte ci ripensa e dà il via libera al progetto, sulla base di una dichiarazione del Comune che afferma di aver stretto un accordo con la comunità palestinese. Immediata la reazione del quartiere (“Solo bugie”) che da oltre vent’anni combatte contro un piano che spezzerebbe in due la comunità, rompendo i naturali rapporti sociali e commerciali e impedendo il movimento della popolazione.

Quando la superstrada Begin sarà completata, infatti, il quartiere sarà diviso a metà: per raggiungere le scuole, i negozi, la moschea, gli abitanti saranno costretti a percorrere chilometri per arrivare in luoghi distanti solo pochi metri. Un progetto che risale a 24 anni fa: il piano iniziale fu redatto nel 1990, quando cominciarono le prime confische di terre palestinesi. L’approvazione definitiva è giunta però solo nel 2012: un serpente di cemento a sei corsie, con annesso muro per separare le abitazioni dalla strada, che sarà utilizzabile solo dai coloni provenienti dagli insediamenti a Sud di Gerusalemme.

Oltre al danno, la beffa: il progetto non prevede alcuna via d’accesso alla superstrada dal quartiere di Beit Safafa, che in cambio dovrebbe essere dotato di un complesso sistema di sottopassaggi e ponti per passare da una parte all’altra del quartiere. “Condanniamo la decisione della Corte Suprema che ha rifiutato di prendere in considerazione la petizione dei residenti di Beit Safafa – spiega Zakaria Odeh, direttore della Civic Coalition for Defending Palestinian Rights in Jerusalem – Il Comune di Gerusalemme e il Ministero dei Trasporti israeliano stanno avviando ingenti lavori di costruzione per la Begin Highway che servirà a espandere ulteriormente le colonie illegali israeliane. Attraverso la superstrada, Israele annetterà di fatto a Gerusalemme, città occupata, il blocco di colonie di Gush Etzion. Abbiamo presentato piani alternativi, ma nessuno ci ha ascoltato”.

Non si tratta solo della confisca di terre e della distruzione di case, giardini, negozi, ma anche della perdita di terreno utilizzabile: 80 metri saranno occupati dalla superstrada e altri 80 verranno lasciati vuoti, a destra e sinistra. La popolazione di Beit Safafa non ne trarrà alcun vantaggio, anzi, subirà gravi danni: non solo non potrà accedere alla nuova strada, ma avrà accesso limitato alle proprie terre e alle proprietà. L’obiettivo finale israeliano è il trasferimento forzato della popolazione palestinese”, prosegue Odeh, annunciando di aver fatto appello all’Unione Europea e alle Nazioni Unite perché intervengano a favore della comunità palestinese. Secondo il progetto comunale, la superstrada sarà completata nel 2015 e collegherà la Strada 443 a Nord alla colonia di Givat Ze’ev e proseguirà a Sud verso i quartieri di Malha e Beit Safafa arrivando fino alla colonia di Gilo e al blocco di Gush Etzion.

A marzo del 1990 sono cominciate le prime confische di terre – ci racconta ‘Alaa Salman, portavoce del comitato popolare di Beit Safafa – Vedemmo i bulldozer del Comune distruggere terre, alberi, pozzi. Non ci era stato comunicato nulla. Venimmo a sapere della superstrada dai funzionari del Comune presenti sul posto. In totale, quando il progetto sarà completato, Beit Safafa perderà 160 acri di terre e sarà tagliata in due dalla strada e da un muro di cemento di otto metri. Ci hanno rassicurato dicendo che costruiranno ponti e sottopassaggi per permettere il movimento, ma nelle mappe che abbiamo visionato di ponti e sottopassaggi nemmeno l’ombra”.

L’obiettivo è collegare più rapidamente le colonie a Sud a Gerusalemme e Tel Aviv – continua Suleiman – e quindi sostituire la popolazione palestinese con i coloni. Ma noi continuiamo nella nostra battaglia: abbiamo creato un comitato popolare e incontrato il sindaco, gli ingegneri del Comune e del Ministero dei Trasporti; ci siamo rivolti alla Corte Suprema più volte e presentato un progetto alternativo così da evitare che la superstrada tagli in due il nostro quartiere. Nessuno ci ha mai ascoltato”.

La Città Santa resta al centro del conflitto, seppure nei negoziati in corso se ne parli sempre di meno. Da parte palestinese, l’obiettivo è di fare di Gerusalemme Est la capitale del futuro Stato di Palestinese; da parte israeliana, l’intenzione è riassunta nel progetto “Grande Gerusalemme”, capitale unica e indivisibile dello Stato d’Israele, che fagociti all’interno dei suoi confini anche le colonie israeliane costruite in Cisgiordania e che circondano a Est la città. Una sorta di grande cintura, che annetta definitivamente gli insediamenti di Gilo, Gush Etzion, Ma’ale Adumim e molti altri alla municipalità.

Per raggiungere l’obiettivo di Gerusalemme città ebraica, le autorità israeliane lavorano da tempo al tentativo di ridurre al minimo la popolazione palestinese residente. Gli strumenti sono tanti: dalla costruzione del Muro che ha separato quartieri e villaggi palestinesi dal resto della Cisgiordania alla demolizione quotidiana di case palestinesi a Gerusalemme Est; dal ritiro del diritto di residenza di migliaia di cittadini palestinesi al divieto di costruire nuove abitazioni nei quartieri arabi. A ciò si aggiunge la mancanza quasi totale di servizi pubblici forniti alle zone arabe, dalla raccolta dei rifiuti ai trasporti pubblici. Nulli gli investimenti che hanno nel tempo provocato il crollo dell’economia della Gerusalemme palestinese, dove l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

In un rapporto dello scorso maggio, l’agenzia delle Nazioni Unite UNCTAD aveva calcolato in 760 milioni di euro l’anno le perdite economiche subite dai quartieri di Gerusalemme Est, per le mancate opportunità di lavoro e l’erosione del settore commerciale. Secondo l’Onu, tale crisi è da imputare alle restrittive politiche israeliane, alla costruzione del Muro di Separazione e alla divisione del mercato arabo da quello israeliano, oltre alla rottura dei naturali rapporti economici e commerciali tra Gerusalemme e Cisgiordania.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->