venerdì, dicembre 14

La stretta amicizia tra Cina e Argentina La Cina continua ad accrescere la propria influenza in America Latina. Ecco i 37 accordi conclusi con l’Argentina

0

La Cina e l’Argentina sono più vicine che mai. Questo il quadro che scaturisce dall’incontro di Mauricio Macri e Xi Jinping in occasione del G20 di Buenos Aires. I due, al loro quinto meeting in due anni, hanno annunciato la conclusione di 37 accordi bilaterali su diversi settori, dal commercio elettronico ai trasporti, dall’energia alle infrastrutture, dalla scienza e tecnologia all’istruzione. Le offerte includono altresì l’esportazione di ciliegie argentine in Cina e l’ampliamento dello scambio di valute.

L’accordo di scambio di valuta, secondo la Banca Centrale argentina, ammonta a 9 miliardi di dollari e consentirà di aumentare le riserve valutarie del Paese sudamericano. Uno scambio simile prevede che le due parti concordino di scambiare una certa quantità di valuta straniera ad un tasso predeterminato; uno dei maggiori vantaggi? La protezione dalle fluttuazioni. La Banca Centrale argentina, inoltre, sarà in grado di attingere a questi fondi in caso di emergenza. Questo accordo «contribuirà a una maggiore stabilità finanziaria e faciliterà anche gli scambi», secondo quanto dichiarato dalla banca.

«Una stretta amicizia cancella la distanza», aveva detto Xi Jinping poco prima di lasciare la Cina per il vertice internazionale. Il suo Paese e quello sudamericano «sono amici che si distinguono per la loro fiducia reciproca», nonché, «partner nello sviluppo condiviso».

La Cina è tra i principali mercati di esportazione dell’Argentina, in particolare, per le materie prime agricole, il motore e il fulcro della sua economia. I due stati renderanno così ancor più saldo il legame che ha già reso la Cina protagonista degli investimenti in Argentina, con circa 10 miliardi di dollari nel settore delle comunicazioni, dell’energia, dell’agricoltura e delle infrastrutture, nonché il suo secondo maggior creditore dopo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) -che ha approvato un pacchetto di prestiti da 56 miliardi di dollari-.

La Cina, infatti, finanzia già con circa 18,2 miliardi di dollari infrastrutture e altri progetti, secondo il ‘Inter-American Dialogue’ di Washington. Gli analisti economici e sociali sembrano aver accolto senza troppe preoccupazioni la notizia.

In termini economici, però, la stretta amicizia tra i due paesi, almeno fino ad oggi, è stata sbilanciata da un lato -non è difficile immaginare quale sia-. Nel 2017, l’Argentina ha importato merci dalla Cina per 12,3 miliardi di dollari, mentre le esportazioni sono ammontate a meno della metà di 4,59 miliardi di dollari. Nel 2016 ancora meno: 582 milioni di dollari.

Eppure Macri è sicuro: «lo sviluppo della Cina avvantaggia l’Argentina, la nostra regione e il mondo». Il vantaggio è reciproco. «Abbiamo paesi complementari. Ci sono pochi stati al mondo che possono acquistare così tanti prodotti di alta qualità che noi siamo in grado di produrre».

Entrambe le nazioni credono che lo spirito di solidarietà del G20 debba prevalere nella «ferma difesa del multilateralismo e del libero scambio per costruire un’economia globale aperta e fomentare la prosperità e la stabilità del mondo», ha affermato Xi. Poi, ha raggiunto Panama -altra amica nel subcontinente con cui ha negoziato un accordo di libero scambio dopo lo spostamento della sede diplomatica da Taiwan a Pechino lo scorso anno, una mossa che non è passata inosservata e che ha portato a varie denunce da parte di funzionari statunitensi.

Le compagnie cinesi, infatti, gestiscono i porti su entrambe le estremità del Canale di Panama che, per la maggior parte del secolo scorso, è stato il simbolo dell’influenza degli Stati Uniti. Ed a proposito di questi, tutto ciò, tra l’altro, avviene dopo che i funzionari americani hanno dichiarato di aver raggiunto una tregua di 90 giorni nella battaglia dei dazi con la Cina. Ed è proprio in mezzo a quella disputa commerciale che i latinoamericani stanno affondando le radici per un prospero collegamento con il Pacifico, aprendo nuove opportunità per commerciare maggiormente con Pechino.

Gli Stati Uniti, insomma, continuano a perdere terreno in America Latina. Per di più, precipitosamente. Prendiamo la nuova Via della Seta: in questo 2018, Bolivia, Cile, Uruguay e Venezuela si sono uniti all’iniziativa da 1 trilione di dollari conosciuta come Belt and Road. I piani della Cina per finanziare miliardi di infrastrutture in tutta la regione faciliteranno i percorsi e le catene di approvvigionamento vitali per il commercio latinoamericano.

Il gigante asiatico sembra aver già soppiantato gli Stati Uniti in qualità di principale partner commerciale sia in Brasile, che in Cile, in Uruguay e in Perù ed è ormai anche il primo importatore di altrettante aree del subcontinente.

C’è un ma. Come hanno sottolineato gli esperti di ‘Eurasian Times il commercio cinese non incoraggia la diversificazione delle esportazioni dell’America latina; diversamente, le esportazioni latine verso gli Stati Uniti sono più diversificate e rimangono abbastanza equilibrate. Insomma, gli USA mantengono ancora qualche vantaggio. Ma basterà ancora per quanto?

Intanto, da Pechino, l’ambasciatore argentino Diego Guelar ha dichiarato al ‘La Nacion’ che «la Cina è un partner strategico integrale dell’Argentina». E certamente quell’indifferenza da parte di Trump durante l’evento del G20 in cui ha mollato sul palco Macri da solo, non aiuta l’Argentina a ri-avvicinarsi ai nordamericani.

E mentre gli americani si arrovellano sulla prossima mossa da scagliare, Pechino la mossa l’ha già fatta. In America Latina, appunto. Il suo occhio sul subcontinente si rivolge sempre più anche al Brasile dove gli investimenti continuano. Food, settore energetico, telecomunicazioni, automobili, energie rinnovabili e servizi finanziari: queste le aree di maggiore interesse asiatico. I dati parlano chiaro: le società cinesi, tra il 2012 e il 2016, hanno investito in Brasile più del doppio rispetto alle controparti statunitensi.

Quello che ormai appare come un vero e proprio partenariato tra due potenze economiche emergenti, la Cina leader industriale, economico e politico ed il Brasile il centro delle risorse agricole e naturali, è sotto gli occhi di tutti. Il matrimonio è perfetto perché i terreni ampiamente fertili e coltivabili dell’America Latina necessitano proprio di quella mancante tecnologia e di parecchi investimenti -specie delle infrastrutture- per decollare.

Da parte sua, la Cina ha sete di risorse naturali, di petrolio, soia e ferro, ampiamente presenti nell’area. Le ricerche mostrano che la Cina importa quasi il 40% della soia mondiale, inoltre, è il principale importatore globale di minerali metalliferi. Ed a proposito di Brasile, lo stato è il più grande esportatore di ferro al mondo, nonché il terzo maggiore fornitore della Cina. Relativamente alle infrastrutture, il gigante asiatico sta aiutando il Brasile a migliorare le ferrovie nazionali e nello stabilimento di un collegamento ferroviario con il Pacifico che porterà alla riduzione dei costi di trasporto dei beni. Pechino non si ferma.

«La Cina è la seconda più grande economia del mondo, presto ad essere la numero uno, e sta cercando di espandere i suoi interessi, commerciali e non, in tutto il mondo», ha dichiarato Thomas Bernes, ex alto funzionario del FMI e della Banca mondiale presente al G20. «Questo è simile a quello che gli Stati Uniti hanno fatto per decenni, anche in Asia». «Il TPP (Trans-Pacific Partnership) è stato un tentativo da parte degli Stati Uniti di costruire un accordo commerciale con paesi asiatici che escludono la Cina, i paesi vogliono godere di un rapporto produttivo con entrambi, ma il mondo non ha mai visto prima i paesi erano così dominanti economicamente e strategicamente allo stesso tempo: la Russia era un concorrente strategico ma non economico».

Dinanzi a tutto questo, è semplice capire perché il Governo argentino sembra molto più preoccupato di turbare la Cina che di contraddire la Casa Bianca: li miliardi di dollari offerti per la sua economia. Questa settimana, la Cina ha raddoppiato a 25 miliardi di dollari una linea di credito per aiutare l’Argentina attraverso la sua crisi finanziaria. La prossima settimana dovrebbe  anche annunciare la costruzione di una nuova centrale nucleare per l’Argentina ad un costo di circa 8 miliardi.

Il dragone continua, così, nel suo ambizioso progetto di espansione del proprio ruolo nelle economie dell’America Latina. Il legame è saldo e i presupposti di successo pare ci siano tutti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore