mercoledì, Ottobre 27

La street art? È una professione

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“Di cose straordinarie ne accadono eccome! Pensa, in piazza della Repubblica stavo interpretando uno dei brani da me preferiti, “Waiting on an angel” di Ben Harper, quando appena uscito di corsa dall’Hotel Savoy mi si presenta davanti proprio lui: Ben, l’autore…. Mi ascolta, si congratula, mi lascia una generosa offerta e se ne va via veloce, diretto al teatro Verdi dov’era atteso per un concerto! E puoi immaginare la gioia che ho provato quando sul Ponte Vecchio, emozionati dal luogo e forse anche dal suono della chitarra e della voce, un giovane straniero ha chiesto in sposa la bella ragazza che era con lui, davanti a me ed alla gente che tutt’intorno commossa applaudiva”. Sono solo due dei tanti aneddoti che un artista, vocalist chitarrista e compositore come il giovane e fiorentinissimo David Samuele Cristian Vaggelli mi racconta.

Ignazio Matzeu, madonnaro, ricorda invece un episodio esilarante: quello di un estimatore straniero che gli chiese se si poteva tagliare il pezzo di asfalto sul quale aveva dipinto una delle sue opere preferite: ‘La conversione di S.Paolo’ del Caravaggio.  “Se la voleva portar via… Come il famoso muro di Bansky in Israele, uno dei simboli internazionali della street art. Son cose che capitano”. Loro, però, a differenza dell’ormai celebre artista inglese, non celano il loro vero nome. Al massimo usano un nome d’arte come Alfred Mirashi, artista albanese nato appunto nella cittadina del nord del suo paese da cui ha preso il nome: Milot“Come Leonardo da Vinci”, dice sorridendo, “secondo la moda degli antichi. È proprio vero, qui a Firenze un artista di strada può fare incontri straordinari, conoscere persone da tutto il mondo da cui possono scaturire importanti occasioni, a me ad esempio è accaduto di incontrare galleristi con i quali ho aperto rapporti di collaborazione che mi hanno consentito di esporre i miei lavori in varie esposizioni, in Italia e all’estero. Sai cosa mi disse un gallerista americano? Tu hai la fortuna di esporre nella più bella galleria del mondo: Firenze”.

E sotto il cielo di Firenze sono almeno trecento gli artisti presenti con le loro attività differenziate: pittori, musicisti, madonnari, scultori, mimi, statue umane, fotografi. Cinquemila in Italia, all’incirca.

Provengono da tutto il mondo, albanesi, croati, tedeschi, iraniani, curdi, iracheni, armeni, rumeni, messicani e naturalmente anche italiani. Tante storie culture e temperamenti diversi, diversi linguaggi espressivi, ma tutte o quasi nel segno dell’arte e della creatività. È ciò che ispira ed esige una città come Firenze, una delle capitali artistiche del mondo. Ma intanto, chi sono questi artisti? Quali le loro storie, il loro percorso? Staremmo giorni e giorni ad ascoltarli. Ognuno ha qualcosa di particolare da raccontare. Impossibile ascoltarli tutti. Limitiamoci a Ignazio, Milot, David e a pochi altri.

Ignazio Matzeu è un madonnaro, nato in un paesino a una cinquantina di chilometri da Cagliari, Marmilla, piccolo centro collinare dominato dai ruderi dell’antichissimo Castello Las Plassas. Dopo aver conseguito il diploma di perito tecnico inizia a lavorare in una vetreria, poi preso dalla passione per l’arte, consegue anche il diploma al liceo artistico e sceglie di completare i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. “Ma è stato per caso, spronato da un amico, che ho intrapreso la carriera di artista di strada. Un’esperienza bellissima, gratificante, per il contatto continuo con il pubblico, Firenze è una vetrina straordinaria per gli artisti”. Ignazio lo troviamo spesso in via Calimala o in S.M.Novella, a dipingere sulla nuda pavimentazione o, talvolta, su una tela che poi si porta a casa, per completare successivamente il lavoro.

Ma tu non segui i canoni del madonnaro, non è così?

Non amo dipingere le solite icone dell’arte, la Gioconda o la Venere del Botticelli, la mia pittura si discosta da quella classica, dipingo ciò che mi interessa di più, anche come ricerca. Caravaggio è uno dei miei preferiti, il Cigoli e anche Vittorio Corcos (artista livornese che ha operato a cavallo fra Otto e Novecento) che non molti conoscono, ma che reputo un ritrattista straordinario, oppure Lucian Freud, nipote del celebre padre della psicanalisi. È su lui che ho fatto la mia tesi di laurea.

E il pubblico come reagisce?

Molti si incuriosiscono, chiedono, domandano, ma c’è anche chi mostra grande competenza e offre suggerimenti, spunti per nuove riflessioni. Penso che la nostra funzione debba avere anche un carattere educativo.

Per Ignazio come per vari altri la strada è sì mezzo di sostentamento (“noi artisti di strada ci sosteniamo grazie al buon cuore”) ma anche vetrina che consente loro di farsi conoscere e poter svolgere anche  privatamente l’attività pittorica, riproduzioni di artisti famosi, ritratti, paesaggi, disegni….Un professionista, un Maestro.

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