domenica, Settembre 19

La strategia del Califfato passa anche per la Tunisia Il Paese può diventare importante per Isis. Vediamo come

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Una decina di giorni fa la Tunisia ha subito un ulteriore attacco terroristico ad alcune postazioni militari presso il confine con la Libia, attribuibile a formazioni del Califfato Islamico. Questo attacco si iscrive all’interno del quadro mediorientale e dentro i confini di quella nazione che fino ad oggi è riuscita ad essere un simbolo della Primavera Araba.

Come noto la situazione mediorientale da almeno due anni versa in una specie di caos generale dove la necessità di una ridefinizione di equilibri diventa sempre più impellente. Il caso simbolo è la situazione libica dove la guerra civile ha prodotto fratture, divisioni e instabilità interna, traducibile in una crescente difficoltà nella risoluzione del conflitto e nella quasi impossibilità di rispettare gli accordi presi in Marocco sulla definizione di un governo di unità nazionale che permetta un intervento ponderato e efficace degli attori europei.

Elemento destabilizzante per eccellenza, specialmente nel caso libico, sono le milizie jihadiste che fanno riferimento al Califfato Islamico, il quale ormai da troppo tempo sta crescendo come fattore determinante, non solo alla risoluzione del conflitto libico, ma della ridefinizione di equilibrio in tutto il Medioriente.

L’attacco ha avuto luogo presso l’ultima città tunisina prima del confine libicoBen Guerdane, avente come obiettivo le caserme dell’esercito e la postazione della Guardia Nazionale. La modalità è stata un incursione a bordo di mezzi 4×4, respinta dalle forze di sicurezza, con il risultato di circa una trentina di morti oltre a alcuni feriti e alla cattura di circa sei jihadisti. La risposta tempestiva del governo tunisino è stata tradotta nell’attivare il coprifuoco nella la città, oltre all’aumento del livello di allerta presso i confini con lo Stato libico. In verità le misure per il controllo dei confini tra Tunisia e Libia sono da tempo attuate  e consistono principalmente nella costituzione di un muro di sabbia minato, nella videosorveglianza in cooperazione con specialisti americani e tedeschi, nonché come ultimo provvedimento dopo questo recente attacco, l’utilizzo dei droni per il controllo del territorio e delle acque tunisine. Come ulteriore misura di sicurezza è stato predisposto l’isolamento del resort di Djerba, nota località turistica. Il terrorismo continua a condizionare notevolmente la ripresa economica della Tunisia.

Da sottolineare che questa azione terroristica è stata temporaneamente conseguente al bombardamento da parte di alcuni aerei americani nell’area di Sabratha, con l’obiettivo di uccidere uno dei più temuti comandanti delle milizie del Califfato, ossia Nurredin Chouchane. Secondo fonti vicini al Pentagono questo signore è uno dei comandanti più importanti che dalla Siria è stato “trasferito” in Libia e che sia la mente degli attentati strategici contro l’economia tunisina.  Dopo l’attacco aereo ci sarebbero buone probabilità che sia deceduto. In realtà non è chiaro se questo attacco aereo sia stato voluto come misura preventiva in quanto la città di Ben Guerdane era già tra le mire delle milizie nere, oppure l’attacco verso la Tunisia sia stata una semplice ripercussione. Nonostante non siano chiare le motivazioni che hanno generato l’attacco terroristico, è evidente che è l’ennesima azione contro uno Stato simbolo.

C’è da sottolineare un aspetto per quanto riguarda la Tunisia e il suo rapporto con il terrorismo. Il Governo Tunisino, seppur uscito da una tornata elettorale non facile, ha subito attuato misure di sicurezza per la lotta al terrorismo e la sicurezza dei suoi confini con la Libia, nonostante sia il Paese con la percentuale di foreign fighter, ovvero di tunisini che hanno lasciato il paese per arruolarsi nelle fila del Califfato Islamico, più alta tra i Paesi del Nordafrica. Le cifre precise non sono note, ma si parla dai 5 mila ai 8 mila tunisini.

Questi ripetuti attacchi contro la Tunisia evidenziano una strategia del Califfato che mira a due diverse prospettive che si intrecciano. La prima è che gli attacchi contro la Tunisia possono essere semplicemente letti come il tentativo di destabilizzare l’unico Paese mediorientale che è riuscito a creare un equilibrio istituzionale e politico, seppur precario, dopo l’avvento della Primavera Araba. Cercare di destabilizzare uno dei Paesi con un elevato tasso di popolazione di religione sunnita, nonché tra i più vicini all’Europa.

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