sabato, Novembre 27

La strage della sterilizzazione forzata

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 NATIVI

Mary Crow Dogconosciuta anche come Mary Brave Bird, scrittrice Sicangu Lakota della riserva di Rosebud in Sud Dakota e membro dell’AIM , American Indian Movementha scritto nel suo libro ‘Lakota Woman‘: «Come donna nativa sento l’urgenza di procreare, e di sopperire al genocidio che ha sterminato la mia gente in passato.» Katsi Cook, Mohawk, ostetrica, ambientalista e attivista per i diritti della donna, dice: «Il potere di riproduzione della donna è sacro per noi Nativi Americani. Noi donne siamo la base delle future generazioni.»

Eppure il disastro della sterilizzazione forzata ha lambito gli insospettabili anni Settanta, colpendo proprio le donne Native Americane. E non solo.Dal 1970, la sterilizzazione divenne negli Stati Uniti il più comune sistema di controllo delle nascite per le donne oltre i 25 anni. Tra il 1970 e il 1980 le sterilizzazioni triplicarono. Le statistiche del 1982 riportano queste percentuali: il 15% delle donne bianche, il 24% delle afro-americane, il 35% delle donne portoricane e in vetta alla triste classifica il 42% delle donne native americane era stato sterilizzato. Nel 1987 il 24% della intera popolazione femminile in età fertile era stato sterilizzato, come si legge nel libro ‘Woman’s Body, Woman’s Right: A Societal History of Birth Control in America‘, uscito nel 1990 ad opera di Linda Gordon e in   ‘Reproductive Freedoms and African American Women‘ di Charles Rutherford.

Uno studio condotto dal WARN, Women of All Red Nations, concluse nel 1974 che fino allora il 42% delle donne Indiane Americane in età fertile fosse stata sterilizzata senza consenso. Pare indubbio che l’IHS, Indian Health Service, abbia applicato un programma pianificato. Il numero medio di figli per donna, nelle varie tribù di Nativi Americani, era passato da 3,29 nel 1970 (come riportato nel ‘1970 Census Report of the Population Subject’ dell’U.S. Department of Commerce, Bureau of Census) a 1,30 nel 1980 (‘1980 Census Report of the Population Subject). Una diminuzione impressionante. Un crimine perpetrato con lucidità e determinazione, per ‘stemperare’ il sangue indiano in una tonalità sempre più ‘bianca’. 

Alla radice di questo programma di sterilizzazione forzata, ci fu senz’altro la eugenetica. All’inizio del XIX° secolo, prima del darwinismo , le tendenze razziste e sessiste influenzarono fortemente la scienza, e rafforzarono la credenza nel monogenismo, secondo il quale tutti gli umani discendevano da Eva, degenerando poi in diverse razze imperfette. Secondo i monogenisti, ‘ovviamente’ la razza bianca era la più pura, e le persone di colore erano quello più lontane dal piano divino originale. L’antropometria, -e nello specifico la misurazione del cranio, portò alla valutazione della diversità di intelligenza nelle varie razze, e gli studi di Samuel George Morton determinarono una ‘gerarchia’ razziale di capacità intellettive. Nel 1870 Sanford Hunt decretò che il cervello degli Afro-Americani pesava 5 once in meno del cervello di un bianco, e il cervello dei ‘mulatti’ pesava ancora meno; sicchè, Hunt concluse che i matrimoni misti tra le razze producevano ‘scarti’ dell’umanità, di qualità inferiori. L’arrivo del darwinismo esaltò le correnti razziste e sessiste: lo studioso E.D. Cope identificò 4 gruppi inferiori nella scala evolutiva dell’uomo: i non-bianchi, le donne, i bianchi del sud Europa, inclusi Italiani e Ebrei, e le classi sociali inferiori.

Queste correnti di pensiero crearono il movimento eugenetico. Eugenetica è un termine che significa ‘ben nato’, coniato da Sir Francis Galton, un cugino di Charles Darwin; Galton decretò che la riproduzione umana doveva essere regolamentata per poter assicurare agli individui ‘migliori’, spesso allocati nelle classi alte, la possibilità di dominare sul popolo. Nel 1912 a Londra si tenne il primo Congresso internazionale sulla eugenetica, alla presenza anche di scienziati italiani, ispirati dalle teorie degenerazioniste di Cesare LombrosoAnche Winston Churchill partecipò al Congresso del 1912 ,e dichiarò : «The improvement of the British breed is my aim in life» , ovvero « Il miglioramento della stirpe britannica è il mio scopo nella vita».

In gran parte dell’Europa Occidentale, e negli Stati Uniti, vennero applicati provvedimenti di carattere eugenetico, a partire dalla fine dell’Ottocento:sia con una legislazione positiva, mirante cioè a indirizzare le scelte riproduttive, sia negativa, ovvero attraverso la sterilizzazione forzata, e la rimozione quindi degli elementi negativi per la razza. In Italia la sterilizzazione forzata non fu mai approvata, soprattutto grazie alla opposizione della Chiesa Cattolica. Nel 1920 la eugenetica veniva insegnata all’università. Si legge in un testo scolastico pubblicato in quegli anni da Bobbs-Merrill: «Per proteggerci, dobbiamo affrontare la domanda: quali razze dovrebbero governare …E’ certo che nel nostro Paese solo il più inutile e vizioso bianco si accoppierebbe col “negro” e ciò significherebbe un ulteriore deterioramento di entrambe le razze».

Nel movimento eugenetico americano, in quegli anni Carl Brigham faceva notare inoltre come la immigrazione nel Paese facesse scendere di qualità la popolazione: meno sangue superiore nordico, ‘ariano’, e più sangue inferiore mediterraneo. Le razze inferiori vennero additate come parassiti umani e “schifosi, non-Americani e pericolosi” (Howard M. Sachar, ‘A History of Jews in America‘ , 1992) Il movimento eugenetico promosse a quel punto la sterilizzazione degli ‘inadatti’, e Harry Laughlin disegnò una proposta di legge per la sterilizzazione che fu adottata in diversi Stati americani. Grazie a queste leggi, che erano espressamente rivolte a «epilettici, disabili mentali, alcolizzati, drogati e criminali», almeno 50.000 sterilizzazioni furono eseguite negli Stati Uniti entro il 1940. Eppure il peggio doveva ancora venire. Nonostante i principi eugenetici applicati da Hitler avrebbero dovuto far impallidire e vergognare qualunque simpatizzante dell’eugenetica, la lezione non era bastata.

In merito alla tempesta di sterilizzazioni che travolse migliaia di donne americane, e migliaia di donne native americane, così dichiarava nel 1978 il Dipartimento della Salute americano: «La sterilizzazione volontaria è legale in tutti gli Stati. Pur se la maggior parte degli Stati non ha uno statuto che regola questa pratica, più della metà autorizza la procedura attraverso l’opinione degli avvocati, o le decisioni dei giudici, o regole del Dipartimento della Salute, o implicitamente attraverso il consenso degli interessati…» Proprio l’IHS, l’Indian Health Service, che avrebbe dovuto prendersi cura della salute dei nativi americani, ebbe una parte fondamentale nella sterilizzazione delle donne indiane; solo le ripetute grida di denuncia di genocidio poterono finalmente fermare questo abominio come scritto nel ‘Report GPO 1978′ redatto dallo U.S. Department of Health, Education, and Welfare, Indian Health Trends and Services. 

Raccontava Gail Mark Jarvis, nel libro ‘The Theft of Life‘, del 1977: «Una giovane donna indiana di ventisei anni entrò nello studio della Dott.ssa  Connie Pinkerton-Uri, a Los Angeles, in un giorno di novembre del 1972. E chiese un ‘trapianto di utero’, per poter avere dei bambini con suo marito. Un medico del Servizio Sanitario Indiano le aveva praticato una isterectomia completa sei anni prima, quando lei aveva avuto problemi di alcolismo. E le aveva assicurato che la isterectomia era reversibile.  La dottoressa Pinkerton dovette dire alla donna piangente la verità: non esisteva nessun ‘trapianto di utero’».                                                                                    

E si legge in `Native Peoples on the Trail of Tears Once More’, di Mark Miller, Judith Miller e Chris Szechenyi: «Due giovani donne indiane entrarono nell’ospedale del  Servizio Sanitario Indiano del Montana per appendicite, in un giorno di ottobre del 1970,  e ricevettero un “servizio extra gratuito” : la legatura delle tube». Bertha Medicine Bull, membro della tribù dei Northern Cheyenne, riporta: «Le due ragazze sono state sterilizzate all’età di 15 anni, senza consenso e senza dirgli nulla. Né avvisare i loro genitori».  

Io stessa ho avuto modo di intervistare alcune vittime della sterilizzazione forzata, in alcune riserve indiane. Ragazze degli anni Settanta,  la cui vita è stata segnata per sempre.

 

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