sabato, Aprile 17

La Storia non la puoi fermare 40

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L’ ‘angoscia‘ di Silvio Berlusconi, rivelata da una registrazione fuori onda catturata dai giornali durante un colloquio tra due fedelissimi come il nuovo coordinatore di Forza Italia Giovanni Toti e Maria Stella Gelmini, è la miglior cartina di tornasole della difficoltà in cui Matteo Renzi è riuscito a metterlo.

Fatto, questo, senza precedenti nel confronto politico che dura da ormai vent’anni tra il centrosinistra e l’immarcescibile cavaliere, e che suona come la prima vera vittoria politica di una fazione abituata a subirne soprattutto beffardi rovesci, a dispetto di situazioni al limite del surreale.

Ciò è dovuto all’intuizione, alquanto tardiva, che Berlusconi è battibile solo sul piano delle scelte meramente politiche, evidente tallone d’Achille di un leader che ha puntato sempre tutto sul carisma personale, notevole e per di più amplificato oltremisura da una potenza di fuoco senza pari, consentitagli da mezzi economici quasi illimitati.

E’ chiaro che la posizione di Berlusconi è quanto mai critica, nell’attesa della pena che dovrà scontare per effetto del dispositivo della sentenza sul processo per corruzione che lo ha visto condannato in via definitiva. La condizione del coriaceo caimano di Arcore era già stata al limite del crollo diverse altre volte negli ultimi anni, per esempio alla vigilia delle ultime elezioni politiche quando solo la decisione improvvida di Pierluigi Bersani, convinto di avere la vittoria in tasca e sicuro di raggiungere una sufficiente maggioranza  di Governo mediante  la sola alleanza con il partito di Nichi Vendola, persuase un buon 50% di elettori a distribuire il proprio voto tra la protesta nichilista di Beppe Grillo e un rifugio poco convinto nella casa madre del cosiddetto Popolo della Libertà.

La chiave del cambiamento è stata proprio la decisione del neosegretario Pd di ignorare le scandalizzate reazioni della minoranza del suo partito, e dare all’elettorato nel suo insieme il segnale chiaro di un dialogo nuovo e non più sprezzante con la massa degli italiani mesmerizzata dalle rodomontate senza reale costrutto per il paese del Cavaliere. In sostanza, Renzi non ha parlato con Berlusconi, ma con quei milioni di persone che, da sempre, non hanno fiducia nelle ricette sempre uguali della sinistra ma che, spesso sottovalutate e riguardate nel migliore dei casi con sufficienza dalle forze tradizionali della sinistra, sono pronte a prendere in seria considerazione la proposta di riforme equilibrate ma radicali, necessarie a una svolta innovativa per il Paese.

Questo naturalmente pone il Governo Renzi, non scevro da difetti strutturali dovuti anche alla forzata convivenza degli innovatori con consistenti elementi poco inclini a scelte di progresso, in una condizione sempre sul filo del rasoio, costretto com’è a combattere anche contro la fronda interna del Pd e con i tempi dettati dai severi partner europei dal dito costantemente alzato.

Se non fossero in gioco i nostri interessi e il futuro dei nostri figli, il magma che ribolle in Europa sarebbe davvero un elemento di eccezionale interesse storico, da seguire con il cuore in gola per gli scenari imprevedibili che promette di aprire, dopo tanti decenni di stagnazione così immobile da dare a tutti la sensazione che nulla mai sarebbe potuto cambiare.

Ma la Storia ha le sue regole, e se rivolgimenti ci saranno le ormai imminenti elezioni continentali vengono a dircelo in tempi brevissimi. Speriamo con risultati soddisfacenti per tutti.

In ogni caso, non ci sono guerre all’orizzonte, almeno sul terreno della vecchia Europa. E questo, rispetto  al tempo dei conflitti mondiali in cui le controversie si risolvevano con bombe e cannoni, è un bel passo avanti di cui tenere gran conto, soprattutto  da parte di chi critica lo spirito unitario che ci tiene ancora insieme, tra mille difficoltà.

 

 

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