mercoledì, Dicembre 8

La Spagna litiga sui tori, anzi sulla corrida Il piacere ricercato nel tormento di un animale è cosa di cui imbarazzarsi o machismo da ostentare?

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La corrida porta con sé  un altro problema, incredibilmente rimosso o minimizzato, vale a dire le sue conseguenze sul piano educativo: l’ingresso nell’arena è sì vietato ai minori di 14 anni, ma nelle scuole di tauromachia i bambini non solo sono ammessi ben prima, ad un’età che può essere di  10 o di 12 anni, a seconda dei Paesi, e le ricadute sono straordinariamente più vaste.
In primo luogo lo spirito della corrida non resta  confinato  ai tori uccisi nell’arena: non è certo un caso se in terra di Spagna le ‘fieste’ in cui vengono perpetrati orribili crimini contro tante diverse specie di animali sono diffusissime su tutto il territorio, sono feste popolari a cui tanta parte della gente prende parte, e non pochi sono i giovani e giovanissimi: ciò che viene inflitto agli  animali è di una tale creativa crudeltà da procurare vergogna anche solo a darne descrizione. Inoltre non è evenienza rara imbattersi in bambini in tenerissima età che vengono instradati dai genitori a ‘matare’  animali mitissimi, tanto per ingannare l’attesa impaziente di farlo con un toro, come il papà o lo zio.
Nelle scuole di tauromachia vengono messi a disposizione vitelli di meno di due anni su cui fare pratica, vale a dire imparare a trafiggerli senza pietà con un colpo tra le scapole, che spesso, data l’imperizia dello ‘studente’, non risulta mortale, ma è solo l’inizio di una lunga agonia.

Gli investigatori del partito animalista spagnolo PACMA, a cui si devono le immagini reperibili in rete, non nascondono di avere pianto vedendo i ragazzini celebrare il proprio ‘successo’ mentre sullo sfondo gli animali morivano con un’espressione di terrore assoluto sul volto.
Per altro è normale vedere la corrida in televisione:  «Non sono riuscita a sfuggire in nessun modo all’orrendo spettacolo in Estremadura…in cui questa oscenità è mostrata in tutta la sua banalità sanguinolenta sui maxischermi dei bar, come se si trattasse di una partita di calcio» (Caffo-Sonzogni, ‘Un’arte per l’altro’, Graphe.it, pg. 28): lo spettacolo non è davvero vietato ai minori, e capita di  incontrare  in giro giovanissimi che mimano i gesti osceni del matador, evidentemente già entrati nel loro codice comportamentale. Nulla di strano, perché le cose, se si vuole farle bene, è meglio impararle da piccoli, quando il cervello è maggiormente plastico e la morale tutta da costruire: non è difficile, perché gli  adulti trasmettono le loro convinzioni e il loro entusiasmo ai piccoli, con una sorta di  contagio emotivo che non resta senza conseguenze e che da subito rende questi ultimi utilizzatori di secondo livello delle stesse situazioni.

E’ del 20 novembre 1989 la  firma della  Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino, approvata dagli Stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella convinzione che la natura stessa dei bambini è meritevole di una speciale cura e attenzione, tale da richiedere una particolare articolazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: vi  si sostiene che «..gli Stati aderenti prendono tutte le misure legislative, amministrative, sociali ed educative appropriate per proteggere il bambino contro ogni forma di violenza, attentato o brutalità fisiche o mentali». Come possono gli Stati sottoscrittori di  questa dichiarazione (e sono attualmente 93) proporre o accettare un tale tirocinio alla brutalità e alla prepotenza a quegli stessi bambini ai quali hanno assicurato tutela da ogni forma di violenza?  Gli studi sulle conseguenze della violenza assistita, per tanti versi del tutto assimilabile a quella subita o praticata, sono oggi tali da non consentire ignoranza o superficialità di alcun genere, tanto più ad organismi prestigiosi e potenti.

In conclusione: se non esistono parole per invocare il perdono di ogni toro per avere trasformato la sua vita in  martirio, difficile è reperire quelle che possano chiedere scusa  ad ogni bambino per avere trasformato la sua grazia in indiscriminato sfoggio di ferocia.

 

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