sabato, Luglio 31

La Spagna invischiata dai suoi stessi tribunali La Corte dei conti spagnola, inattiva da anni, attacca ora gli ex membri del governo catalano chiedendo milioni di euro

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Il Tribunal de Cuentas spagnolo (la Corte dei Conti spagnola) sta reclamando una manciata di milioni di euro da varie persone che hanno promosso l’azione estera del governo catalano.
Il Tribunal de Cuentas, istituita per perseguire la corruzione e l’appropriazione indebita di fondi pubblici, non ha esercitato le sue funzioni in nessuno dei tanti casi di corruzione e finanziamento illecito di partiti politici o di imprese mafiose della monarchia spagnola; la sua pigrizia era scandalosa. È comprensibile: i suoi membri sono nominati dal Congresso e dal Senato a maggioranza qualificata, cioè di comune accordo tra i due partiti principali: PP e PSOE. Perseguire la corruzione di questi partiti sarebbe mordere la mano che li nutre, e controllare la Corona sarebbe mettere in discussione il simbolo principale dell’unità della Spagna e della continuità con il regime precedente, quello della dittatura. La Corte dei Conti ha incentivi per non scontentare le parti principali: gli oltre settecento dipendenti pubblici che lavorano in questa Corte sono pagati generosamente e al suo vertice ci sono veri clan familiari. Alcune famiglie potrebbero festeggiare il pranzo di fine anno radunando tutti i parenti negli uffici della corte, senza dover rimpiangere l’assenza di fratelli, cognati e cugini. Non osando ritenere responsabili i partiti corrotti, dedicano i loro sforzi alla repressione dei membri del governo catalano.

L’azione estera del governo catalano è stata importante. È stata dedicata alla promozione economica e turistica, all’attrazione di investimenti, alla promozione delle esportazioni e all’organizzazione di dibattiti accademici su economia, cultura, politica e, naturalmente, relazioni politiche con il governo spagnolo.
Il Tribunal de Cuentas ha riscontrato che in queste attività ci sono sufficienti indicazioni per ritenere che il denaro dei contribuenti fosse stato utilizzato in modo sedizioso e fraudolento.
Va notato che un consigliere della Corte, María Dolores Genaro Moya, non è d’accordo con la risoluzione, negando che il governo catalano abbia ecceduto le sue funzioni.
La procedura è stata piena di irregolarità: note e articoli di stampa scritti da giornalisti sono stati ammessi come prove di colpevolezza; le accuse sono trapelate ai media e i condannati ne sono venuti a conoscenza dalla stampa; Maryse Olivé, ex delegata del governo catalano a Parigi, è stata chiamata a testimoniare, ignorando che era morta nel 2017; ed è stata decretata la responsabilità sussidiaria di una sua figlia, ignorando che gli obblighi di legge si prescrivono con la morte. Il termine concesso agli avvocati per presentare le accuse è stato risibile (tre ore) considerando l’enorme volume delle indagini. Insomma, un grappolo di arbitrarietà che ha causato la massima indifesa.

Lo abbiamo già detto: tra i sanzionati che devono pagare obbligazioni milionarie c’è il grande economista catalano Andreu Mas-Colell. E tra i grandi intellettuali che hanno mostrato solidarietà al dottor Andreu c’è l’economista americano Dani Rodrick, che dieci anni fa pubblicò ‘Il paradosso della globalizzazione‘, uno dei più bei saggi sulla grande crisi economica del 2008.
Per capire il punto di non ritorno raggiunto dal capitalismo attuale, si raccomanda vivamente di combinare due letture; quella del saggio di Dani Rodrick e del classico libro di Giulio Verne, ‘Il paese delle pelliccie‘. In entrambi i casi, la storia della Hudson’s Bay Company, la più antica società del Nord America e una delle più antiche del mondo, è il filo conduttore che spiega i limiti del dominio del mondo e della natura da parte dell’uomo e i limiti del sistema capitalistico.

Lasciamo entrambe le letture per il riposo estivo, che commenteremo in un altro giorno. Oggi limitiamoci a mostrare che non può esserci dialogo sincero tra i governi della Catalogna e della Spagna, e tanto meno alcun negoziato politico, finché una delle parti continua a usare mezzi vergognosi per fare pressione, rovinare e umiliare politicamente l’altra.
Il problema catalano è diventato così confuso che è difficile immaginare una soluzione, poiché non c’è un punto di intersezione tra le posizioni da una parte e dall’altra. In ogni caso, la repressione e la persecuzione economica del Tribunal de Cuentas contro Mas, Puigdemont, Mas-Colell, Homs, Junqueras, Romeva, Albert Royo, Mireia Vidal e fino a un totale di 41 alti funzionari, sono in questo momento il peggio di questo imbroglio.
“Sostienilo e non modificarlo”, come diceva El Cid Campeador. La persistenza delle istituzioni spagnole nella vendetta più spuria continua a far precipitare il Paese nella miseria morale e nella decrepitezza democratica.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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