martedì, Maggio 11

'La Spagna deve promuovere politiche di innovazione'

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Madrid – La Fondazione di Studi di Economia Applicata (FEDEA) ha presentato uno studio intitolato ‘Le conseguenze della recente crisi economica per l’innovazione impresariale spagnola’, elaborato da Juan Mulet, membro del Comitato Consultivo per la Scienza e la Tecnologia. In questo studio si conferma che, mentre i Paesi più competitivi del mondo hanno aumentato notevolmente le loro spese in r&s (ricerca e sviluppo) nonostante la crisi, la Spagna le ha ridotte. La conseguenza più grave è stata che, dal 2008 al 2014, il numero di imprese innovatrici si è ridotto del 56%.

I dati analizzati nel documento al quale ha avuto accesso L’Indro confermano che l’economia spagnola non sta puntando sulla conoscenza come fonte di vantaggio competitivo, al contrario di ciò che accade nelle economie più dinamiche del mondo. Secondo gli ultimi dati armonizzati della OCDE per il periodo 2008-2014, mentre i paesi come la Corea del Sud hanno aumentato le loro spese per creare nuove conoscienze r&s del 57%, la Germania del 23%, gli Stati Uniti del 12%, e anche il Giappone del 7%, nonostante la sua delicata situazione economica, la Spagna lo ha ridotto del 6%.

Ad oggi, la percentuale del PIL dedicata alla r&s in Spagna è dell’1,23% (2014), vicino all’ 1,26% dell’Italia o l’1,37% del Portogallo, ma molto lontano dal 4,2% di Israele o dal 4,15% della Corea del Sud. In Europa, secondo i dati della OCDE, solo la Finlandia, la Svezia e la Danimarca superano i tre punti percentuali. C’è una sfumatura molto importante, secondo l’autore del documento, e cioè che “in Spagna c’è più ricerca nel sistema pubblico che in quello privato, esattamente al contrario che nel resto del mondo”.

Per Mulet, “la conseguenza più grave della crisi per le capacità di r&s e innovazione in Spagna è stata che il numero di imprese innovatrici si è ridotto drasticamente. Per quanto riguarda le imprese con innovazioni tecnologiche, quelle che avevano creato nuovi prodotti e servizi, o introdotto migliorie sostanziali nello stesso, sono passate da essere 42,206 nel 2008 a solo 18,511 nel 2014, un 56% in meno. D’altro canto, la r&s impresariale ha sofferto un calo importante tra il 2008 e il 2014. Il numero di imprese con attività in questo campo è diminuito del 32% e i suoi investimenti in r&s del 16%, anche se non alla stessa maniera. Il segmento che più ha sofferto è stato quello delle imprese che impiegano tra i 10 e i 49 lavoratori, che si è ridotto del 47%, mentre le microimprese sono calate solo del 4%, probabilmente perchè ci sono ancora giovani innovatori la cui carriera professionale è direttamente collegata alle loro nuove imprese”.

“Ci sono differenze importanti anche in termini di spesa: il segmento che impiega dai 10 ai 49 dipendenti è il più colpito, con una riduzione di spesa in r&s del 39%, mentre quello che impiega tra i 50 e i 249 impiegati ha ridotto la spesa al 23%, e le imprese più grandi solo del 1,1%” chiarisce.

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