venerdì, Maggio 7

La Spagna con il 'vento' in poppa field_506ffb1d3dbe2

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Secondo la Red Electrica de Espana (REE) nel 2013 le emissioni di gas serra dalla Spagna sono calate del 23,1%. Il tutto è accaduto grazie alla generazione di energia elettrica attraverso gli impianti di energia eolica ed idroelettrica. Anzi, per aggiungere lustro alla situazione dell’energia alternativa spagnola, la REE ha annunciato che «per la prima volta assoluta, l’energia eolica è stata la prima fonte per il fabbisogno elettrico del Paese». Ovviamente questo è stato accompagnato da un forte declino della produzione di elettricità attraverso fonti fossili: rispetto al 2012, il contributo dalle centrali a gas è sceso del 34,2%, quello dalle centrali a carbone del 27,3% e quello di energia nucleare dell’8,3%.

Questi risultati sono estremamente importanti, sopratutto nel quadro di un’Unione Europa sempre più attenta alle questioni energetiche ed ambientali, e si sono tradotti in un importante riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. Sempre stando ai dati della REE, nel 2013 sono state emesse 61 milioni di tonnellate di CO2, rispetto agli 80 milioni del 2012. Com’è immaginabile tutto ciò non è avvenuto solo grazie all’eolico, con la sua capacità di 173MW, ma anche grazie al fotovoltaico, che ha contribuito per 140MW, e all’energia termica.

Come si diceva però è il vento la prima fonte di elettricità del Paese, che nel 2013 ha raggiunto la produzione del 21,1% del fabbisogno elettrico della Spagna. Certo per ottenere i risultati migliori occorrono condizioni climatiche favorevoli, basta pensare che in aprile, quando sole e vento si presentarono abbondantemente, il Paese registrò la produzione del 54% di energia elettrica da rinnovabili. Fra le regioni più avanzate il Navarre, che nel 1996 generava lo 0% di energia elettrica da eolico e che oggi supera il 70%. Secondo il report del REE il picco massimo del 2013 si è avuto il 6 febbraio alle 15:49, quanto l’energia eolica prodotta ha toccato i 17.065 MW (oltre il 2,5% superiore ai picchi fatti registrare in passato).

I progressi sin qui fatti sono stati possibili grazie anche alle nuove tecnologie e agli investimenti in questo settore. Importante a questo proposito è stata l’inaugurazione della prima turbina eolica off-shore, un aerogeneratore G128-5.0 prodotto dalla Gamesa ed  istallato nel porto di Arinaga, nell’arcipelago spagnolo delle Isole Canarie. L’unità, un colosso di 154 metri di altezza e pale lunghe oltre 60 metri, è completamente “made in Spain”.  Tutti i componenti della turbina infatti sono stati realizzati all’interno dei confini nazionali (anche se nel processo di progettazione hanno preso parte team di ingegneri internazionali) e gli stessi lavori di istallazione sono stati affidati a società locali. Con i suoi 5 MW di capacità una volta ottenute le certificazioni finali per riversare l’energia in rete, la turbina sarà in grado di soddisfare da sola il fabbisogno elettrico annuo di 7.500 case, producendo 1 GWh l’anno.

Se l’esperienza della turbina off-shore sembra far pensare ad un rilancio positivo dell’industria eolica spagnola però ci si sta sbagliando. Infatti, a dispetto dei numeri incoraggianti dell’energia prodotta dal vento, l’industria eolica di Madrid è in crisi. Ciò sta avvenendo a causa di una serie di misure prese dal governo Rajoy per far fronte alla crisi, e che hanno toccato proprio questo settore. A settembre, infatti, il governo di centro destra ha imposto un forte regime di austerity per tamponare un deficit di 26 miliardi di euro nell’intero settore energetico. In aggiunta a ciò va ricordato che già venerdì 12 luglio l’esecutivo aveva approvato la nuova riforma del settore energetico tagliando l’aiuto annuale dello stato alle energie rinnovabili di un altro miliardo di euro.

Questo comporta un cambiamento radicale nel mercato dell’eolico, che prima poteva contare sul controllo spagnolo di tutta la filiera della produzione di energia dal vento, dalla costruzione delle pale alla distribuzione dell’energia prodotta. Oggi invece le compagnie del settore vendono il 90% delle turbine prodotte all’estero e solo il restante in patria. Questo ha portato ad una contrazione del mercato e ad una serie di riduzioni del personale proprio in un settore dove invece sarebbero consoni investimenti e nuove infrastrutture. Per citare alcuni casi di esempio, a febbraio la Alstom, compagnia francese leader nel mondo per energia e trasporti, ha chiuso due fabbriche in Spagna, licenziando 373 operai. La compagnia ha fatto sapere che la decisione di chiudere i due impianti è stata presa a causa della crisi nel settore spagnolo ma anche della mancanza di una struttura normativa adeguata che permettesse di continuare a investire. Anche le industrie spagnole hanno però operato le stesse scelte, così Gamesa, che nell’industria eolica è tra i primi gruppi al mondo, negli ultimi mesi si è avvalsa delle stesse ragioni della Alstom per licenziare 606 dei suoi 4800 dipendenti in Spagna e di chiudere due fabbriche di pale eoliche. In un momento in cui il Paese cerca di uscire da una pesantissima crisi economica questi licenziamenti non aiutano, ma anzi, fanno vedere l’uscita dal tunnel della crisi un po’ più lontana.

Il settore, che ha goduto a lungo di generose sovvenzioni statali, ha subito un vero e proprio contraccolpo negli ultimi anni con il blocco degli incentivi alle rinnovabili messo in atto per risanare il deficit di bilancio nazionale. In generale per tutto il 2013, l’anno in cui l’eolico ha prodotto di più nella storia spagnola, il suo settore industriale di riferimento ha visto contrarsi le proprie entrate di oltre 600 milioni di euro, all’incirca il 15% del proprio volume di affari. In questo modo il 40% dei posti di lavoro che il settore aveva creato in 20 anni di vita sono stati perduti, un trend che è destinato a continuare se il governo non deciderà di tornare sui suoi passi e di cercare di invertire questa tendenza.

Questi dati appaiono sconfortanti, soprattutto se si pensa che nei primi giorni del 2014 l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha raggiunto prezzi incredibilmente convenienti per i cittadini iberici, e dunque ha portato ad un incremento di coloro che vogliono avvalersi di questa forma di energia per sostenere le proprie imprese ed abitazioni. Nei primi sette giorni del 2014 il prezzo medio dell’energia spagnola è stato pari a 20 euro per MWh rispetto ai 63,64 euro mediamente richiesti fino allo scorso dicembre, quindi un prezzo inferiore del 68,5%. 

Energia a costi minimi, basso impatto ambientale, creazione di posti di lavoro, imprese funzionanti e nessun blackout o calo di tensione questo potrebbe essere lo scenario spagnolo se verranno ripristinati gli incentivi sul settore. Un passo importante nell’economia ed ecologia del Paese, da prendere ad esempio nel resto d’Europa.

 

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