mercoledì, Ottobre 27

La Spagna combatte la crisi con gli abiti da sposa

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La Spagna combatte la crisi a colpi di chiffon, tulle e organza. Negli ultimi anni, infatti, si trova al secondo posto della classifica mondiale nell’esportazione di vestiti da sposa, subito dopo la Cina. Il settore spagnolo della moda nuziale, infatti, conta circa 700 compagnie e più di 6000 lavoratori. La produzione è di circa 755.000 vestiti da sposa all’anno, ed è superiore alla domanda interna. All’interno della Spagna il primato è della Catalogna che si occupa del 41,6% della produzione totale. Le esportazioni della moda nuziale corrispondono attualmente a 507,4 milioni di euro.

Non è un caso, infatti, se in Italia marche come Pronovias o Rosa Clará siano fra le più apprezzate per brillare nel giorno delle nozze. Il settore non solo è fiorente ma ha fronteggiato eccellentemente la crisi, molto meglio che la gran parte delle imprese spagnole. I segreti di questo incredibile primato sono principalmente l’importanza della ‘Marca España’ a livello mondiale, le esportazioni e la qualità e i prezzi delle proposte.

Manuel Cano, CEO di Rosa Clará, una delle imprese spagnole più importanti del settore, ci racconta: “Nel nostro caso è stata molto importante l’innovazione costante, sapersi reinventare e adattarsi a ogni situazione. Tutto ciò si unisce a un prodotto in cui l’artigianato, la qualità e il design sono essenziali. Il ‘Made in Spain’ apporta un marchio di qualità. Siamo il secondo Paese esportatore di vestiti da sposa, dopo la Cina, e questo è un dato molto significativo. Abbiamo una lunga tradizione nel settore tessile e la qualità viene riconosciuta a livello internazionale”.

Lo sviluppo del settore si deve in parte anche alla nascita del salón Gaudí Novia che dalla sua prima edizione, nel 1990, sancì l’ingresso della moda nuziale spagnola nel circuito internazionale. Attualmente sono molti gli eventi che celebrano la vitalità del settore, come il prossimo Barcelona Bridal Fashion Week (BBFW) che presenterà, a partire del 26 aprile, le nuove collezioni per il 2017.

 

Le esportazioni, l’ancora di salvezza del settore

L’industria spagnola ha saputo reinventarsi, facendo leva principalmente sul mercato internazionale. Dal 2013 al 2014, per esempio, c’è stato un aumento del 22,4% del numero delle esportazioni. “Si tratta di un settore molto piccolo e più o meno stabile, eccetto negli ultimi anni, in cui in Spagna il numero dei matrimoni è diminuito a causa della crisi economica che stavamo attraversando. Tutto ciò ci aiutò a considerare l’obiettivo dell’internazionalizzazione. Ora contiamo con circa 140 negozi in tutto il mondo e siamo presenti in 3.500 punti vendita in 77 Paesi. Stiamo costruendo delle basi solide per entrare in mercati importanti in cui il nostro prodotto potrebbe avere grandi opportunità di successo”, spiega Cano.

I Paesi in cui attualmente esporta maggiormente Rosa Clará, ad esempio, sono Italia, Stati Uniti, Francia, Germania e altre ragioni importanti come l’America Latina e il Medio Oriente. Il settore nuziale ha ancora molto spazio per crescere. Le imprese nei prossimi anni non dovranno guardare tanto all’Occidente quanto più ai paesi emergenti come l’Asia e l’America Latina. Nel 2015, infatti, per ogni persona in età da matrimonio nell’emisfero nord del mondo, ce n’erano otto in quello meridionale. Fra il 2016 e il 2030, questo dato crescerà, con una proporzione 1:9.

“La situazione in Spagna e in Italia è molto simile perché abbiamo culture e tradizioni simili. Le spose sono molto esigenti e hanno criteri e idee chiari e, soprattutto eleganti. L’Italia è il nostro primo mercato subito dopo la Spagna. Per fortuna non abbiamo sofferto la crisi e abbiamo continuato a crescere in questi e altri mercati”, spiega Manuel Cano, “Le principali ragioni che ci hanno permesso di essere in questa situazione sono state quelle di avere un magnifico prodotto con una qualità eccellente e a un prezzo conveniente che abbiamo adattato giorno dopo giorno per renderlo sempre più competitivo. In questo modo siamo riusciti ad arrivare a molte spose a cui precedentemente non riuscivamo ad accedere”.

 

Come sono cambiate le mode

L’abilità delle imprese spagnole di moda nuziale non è stata solo quella di rifugiarsi nelle esportazioni ma sopratutto quella di adattarsi alle tendenze, sempre cangianti, degli ultimi decenni. Da una parte, infatti, durante la crisi la Spagna ha registrato una caduta del numero dei matrimoni, che è ritornato a crescere solo nel 2012. Dall’altra, invece, c’è stato un aumento dei matrimoni civili, passando dal 43% del 2006 al 70% del 2013. Alle cerimonie religiose e civili si aggiungono le seconde nozze ma anche i matrimoni omosessuali.

Questi cambiamenti a livello sociale si rispecchiano enormemente nella creazione di vestiti da sposa che deve stare al passo dei tempi non solo a livello di tessuti e modelli ma anche di tendenze. Le marche di vestiti da sposa, infatti, sono sempre più ‘digitali’. È il caso, ad esempio, della campagna #PronoviasItBrides, organizzata dalla marca Pronovias che, sui social network, grazie a modelle d’eccezione (le cosiddette ‘it girls’), come la blogger italiana Chiara Ferragni, presenta le nuove creazioni, diffondendo il proprio concetto di sposa e ispirando le future spose.

Internet e reti sociali danno una grande mano all’internazionalizzazione della moda nuziale spagnola. I negozi online, infatti, permettono una grandissima diffusione ma al tempo stesso creano la necessità di avere personale sempre più specializzato: “Da una parte, la sposa di oggi è più adulta e matura rispetto a trent’anni fa e dall’altra, la sposa è ‘digitale’. Grazie alle piattaforme digitali, le spose di oggi hanno una maggiore conoscenza del settore e, quando entrano nei nostri negozi, hanno già moltissime informazioni. Ciò vuol dire che il nostro personale ha bisogno di essere molto più esperto e agire come consulenti più che come venditori”, sottolinea Cano.

Lo studio ‘Millennial brides: nacer en los 80’s, casarse hoy’ (Millennial brides: nascere negli ’80, sposarsi oggi), elaborato dal professor José Luis Nueno, ha analizzato le tendenze delle persone nate tra il 1980 e il 2000, la cosiddetta generazione millennial. I dati dimostrano che le persone tendono a sposarsi più tardi e che le spose sono disposte a spendere meno per il banchetto e sul numero di invitati ma non sulla propria immagine e quindi sul vestito. La sfida dei prossimi anni, dunque, è quella di stare al passo con questa generazione, il segmento più importante da ora al 2030.

 

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