mercoledì, Dicembre 8

La Spagna anti-taurina vota PACMA field_506ffbaa4a8d4

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La corrida, la celebrazione più conosciuta 

Secondo la RAE (Real Academia Española) la tauromachia consiste nell’«arte de lidiar toros» (letteralmente, l’arte di combattere i tori) e racchiude al suo interno tutti gli spettacoli che hanno i tori come protagonisti, dalla corrida all’encierro. A livello internazionale, uno dei ‘festejos’ più conosciuti è proprio la tradizionale corrida. Questo spettacolo si svolge all’interno di un’arena ed è solitamente diviso in tre parti. Oltre al toro, sono molti i protagonisti che si susseguono nella piazza, ad esempio i ‘banderilleros’ che hanno il compito d’inserire le ‘banderillas’, una sorta di arpioni, nel corpo del toro per indebolirlo. L’ultima fase si concentra sulla lotta fra il torero, munito di capote, una mantella rossa o rosa a seconda della fase, e il toro. L’obiettivo del ‘matador’ è quello di uccidere il toro con un ‘estoque’, una piccola spada.

La corrida si celebra in altri paesi come Francia, Portogallo, Messico, Venezuela e Colombia, spesso seguendo regolamenti differenti.

 

Il Toro de la Vega, una delle celebrazioni taurine più controverse 

Non esistono solo le famose corride o la celebre corsa dei tori di Pamplona. Una delle celebrazioni più controverse degli ultimi anni è quella del Toro de la Vega. Questo torneo di origine medievale si celebra a Tordesilla, nella regione di Castilla y León, durante le feste in onore della patrona della cittadina, la Nuestra Señora la Virgen de la Peña. La celebrazione avviene in un campo delimitato in cui si trovano il toro e i partecipanti, a piedi o a cavallo, muniti di lance. L’obiettivo del torneo è quello di uccidere il toro seguendo il regolamento. Solo se l’animale riesce a uscire dall’area delimitata, infatti, è salvo.

Nonostante le molte proteste, questa festa, dichiarata Fiesta de Interés Turístico nel 1980, continua a celebrarsi ogni anno. «È un’immagine medievale che appartiene al nostro passato, ma che non deve appartenere al nostro futuro» afferma Silvia Barquero. Negli ultimi anni, infatti, PACMA ha promosso la campagna Rompe una lanza (Rompi una lancia) per fermare la celebrazione del Toro de la Vega: «Abbiamo ricevuto il sostegno della società civile e di tutti i Partiti politici. Quel che resta da fare è decidere i meccanismi legali per proibire questa celebrazione», continua Silvia Barquero, «Grazie a campagne come questa siamo riusciti ad avere maggiore visibilità e a dimostrare ai cittadini che siamo una forza politica che lavora per quello in cui crede. Credo che questa sia stata la chiave del nostro successo».

 

Finanziamento e IVA

La questione del finanziamento delle celebrazioni taurine è un altro punto controverso. Queste feste, infatti, vengono principalmente finanziate da Regioni e Comuni. Quest’anno, ad esempio, il Comune di Madrid ha deciso di eliminare il finanziamento all’Escuela Municipal de Tauromaquia Marcial Lalanda, mentre il Governo della Regione ha concesso circa 102.000 euro per finanziare le attività taurine. «Vivo in un piccolo Paese di circa 1000 abitanti dove si sono spesi 20.000 euro in un’unica celebrazione taurina della festa patronale. Questo succede in tutti i Municipi. Ma se ciò non avvenisse la tauromachia sarebbe nei guai: dovrebbero essere gli stessi cittadini a pagare la celebrazione», sottolinea Silvia Barquero.

Secondo i dati presentati nel 2014 da Anoet (Asociación Nacional de Organizadores de Espectáculos Taurinos), però, l’IVA ricavata dalla vendita dei biglietti delle celebrazioni taurine è stata di circa 45 milioni di euro. Un 62,4% in più rispetto all’IVA del cinema spagnolo. Questi dati, secondo molte associazioni e amanti della tauromachia, rispecchiano l’importanza che queste celebrazioni hanno, non solo da un punto di vista artistico, ma anche economico. Secondo le dichiarazioni fornite al quotidiano economico ‘Expansión’, infatti, l’economista Juan Medina dell’Università di Extremadura ha affermato che l’IVA proveniente dalle celebrazioni taurine servirebbe a finanziare borse di studio o pensioni. «La tauromachia è eticamente deplorabile e i soldi ricevuti da una pratica totalmente deplorabile come potrebbe essere il traffico di armi o la prostituzione o la droga per noi è totalmente discutibile e riprovevole. Quello che realmente stanno facendo è torturare e uccidere un animale», controbatte Silvia Barquero.

Altra questione spinosa riguarda i finanziamenti dell’Unione Europea. A ottobre, infatti, il Parlamento Europeo ha votato, con larga maggioranza, contro il finanziamento pubblico delle celebrazioni taurine. Nonostante ciò, molti allevamenti di tori destinati a questo tipo di celebrazioni vengono finanziati dall’UE attraverso le sovvenzioni della politica agraria comune. Questi finanziamenti, infatti, vengono elargiti in funzione della dimensione della superficie agraria e non dell’attività che viene svolta in essa. «Se la tauromachia sta generando così tanti soldi, perché avrebbero bisogno di chiedere sovvenzioni?», risponde Silvia Barquero.

In risposta ai ripetuti attacchi di Partiti e movimenti anti-taurini, molti amanti delle corride hanno deciso di far luce sul finanziamento di queste associazioni. L’accusa è quella di essere finanziati dalla lobby animalista e da alcune associazioni olandesi. A queste accuse, Silvia Barquero risponde: «La nostra situazione finanziaria è stata pubblicata sul nostro sito. Tutto è trasparente e completamente legale per la normativa spagnola. Io inviterei chiunque abbia qualche prova che i nostri soldi provengano da altre vie, a denunciarlo. Ci accusano di ricevere denaro dall’Olanda, come se l’Olanda fosse un paradiso fiscale, mentre è un Paese totalmente legale. È vero che alcune associazioni olandesi hanno partecipato con noi in qualche campagna. Hanno partecipato, ma il denaro è completamente legale. Noi siamo tranquilli perché ci finanziamo unicamente con le quote degli iscritti».

 

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