venerdì, Maggio 7

La sovranità degli Stati-nazione nell’era della globalizzazione 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, cosa è cambiato?

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La scorsa settimana, in occasione del 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda, Mikhail Gorbaciov, ex capo dell’Unione Sovietica, ha dichiarato: “Il mondo è sull’orlo di una nuova guerra fredda. Alcuni sostengono persino che sia già iniziata”. L’eventualità o meno che nel mondo vi sia un’altra guerra fredda è una questione importante per lo stato attuale degli affari internazionali. Tuttavia, anche se lo spettro di una guerra fredda è più teorico che reale, nel contesto internazionale dilagano pericoli, norme violate, minacce e rovine. Ad aggravare ulteriormente la situazione il recente deterioramento della relazione tra Russia e Occidente relativamente alla crisi in Ucraina, ora diventata una vera e propria guerra civile, a cui fa da scenario un conflitto tra potenze forti.

“Mentre siamo qui riuniti, un’epidemia dell’Ebola travolge i sistemi sanitari pubblici nell’Africa occidentale e minaccia di spostarsi rapidamente oltre i confini. L’aggressione russa in Europa ricorda i giorni in cui le grandi nazioni opprimevano quelle minori spinte da ambizioni territoriali. La brutalità dei terroristi in Siria e delle forze in Iraq ci costringono a esaminare il centro dell’oscurità”. Questa la dichiarazione del Presidente Barack Obama, in un discorso tenuto alle Nazioni Unite a settembre. In poche parole, il Presidente americano non solo considera le azioni della Russia in Europa una minaccia globale, ma le classifica come la seconda minaccia preceduta da quella di un virus mortale ad ampia diffusione e di un’oscura impresa atroce di terroristi barbari. Naturalmente, la Russia ha espresso stupore di fronte a tali commenti tramite il suo Ministro degli esteri, Sergei Lavrov

La sottigliezza in questo caso è che la crisi in Ucraina, cui Obama fa riferimento nella sua dichiarazione, non rappresenta la causa di tale situazione. Si tratta, piuttosto, di un sintomo e un risultato di una tendenza più ampia, più pericolosa che coinvolge l’intero mondo, che esista o meno una guerra fredda.

Dietro alla crisi in Ucraina e alle violazioni di cui entrambe le parti si accusano reciprocamente, vi è una profonda diffidenza nata col tempo e cristallizzata a un tale livello da non poter essere dissolta in un futuro prossimo. Queste presunte violazioni sono legate ad alcuni principi del diritto internazionale e delle relazioni internazionali:

– Il principio di non interferenza: tutela gli Stati-nazione dall’interferenza di altri Stati-nazione nelle questioni interne
– La definizione di uno Stato-nazione: gli Stati-nazione sono delimitati da confini giuridicamente definiti. È previsto che vengano rispettati e tutelati in conformità al diritto internazionale
– La sovranità degli Stati-nazione: gli Stati-nazione hanno il potere di decisione all’interno dei propri territori e non devono interferire nelle questioni reciproche
– Il diritto all’autodeterminazione: il diritto delle persone di decidere del proprio futuro. Ne consegue talvolta l’indipendenza/secessione.

Principi che non sempre vengono rispettati. Ad esempio, il principio di non interferenza e quello di sovranità degli Stati-nazione potrebbero essere messi da parte in caso di crisi umanitarie catastrofiche. Tuttavia, si prevede che ciò avvenga attraverso degli accordi in seno alle Nazioni Unite. Altrimenti, tale azione è considerata illegale. Nel caso dell’Ucraina, la Russia ha accusato l’Occidente di interferire negli affari del Paese incitando e sostenendo una rivolta – ad esempio, il senatore statunitense John McCain ha tenuto un discorso in sostegno della rivolta Maidan a Kiev, mentre l’Occidente ha accusato la Russia di sostenere i Ribelli nell’Ucraina orientale.

La questione della sovranità degli Stati-nazione è fondamentale nel diritto internazionaleL’Articolo 2.1 della Carta delle Nazioni Unite prevede quanto segue: “L’Organizzazione è fondata sul principio dell’uguaglianza sovrana di tutti i suoi Membri”.

La sovranità degli Stati-nazione è un principio che risale al Trattato di Vestfalia del 1648. Tale trattato pose fine alla guerra dei Trent’anni e istituì sia il principio dello Stato-nazione, definendo netti confini territoriali in Europa sia il principio che tali Stati-nazione non dovevano interferire nelle questioni reciproche – ossia il principio di non interferenza.

Conflitti come quello che vede contrapposta la Russia all’Occidente per la crisi in Ucraina non costituiscono gli unici esempi di una sovranità limitata, violata o semplicemente distrutta. Oggigiorno, viviamo in un mondo globalizzato, fatto che influisce sulla sovranità degli Stati, avendo la globalizzazione ridefinito in qualche modo il concetto di confine.

Epidemie, conflitti globali, povertà, prosperità e altre questioni importanti per l’umanità si sono impadronite delle menti delle persone comuni e di quelle dei leader per secoli. In quest’ottica, la cooperazione internazionale, attraverso vari mezzi e meccanismi, e diverse istituzioni regionali – ad esempio, l’Unione Africana – e istituzioni internazionali – come le Nazioni Unite – ha aiutato il mondo ad affrontare una serie di sfide globali.

Nel ventesimo secolo, la cooperazione globale ha conosciuto un forte impulso a livello concettuale, conducendo gradualmente all’odierna era della globalizzazione. Tale cooperazione globale, nella sua forma attuale, comporta anche degli svantaggi e pone quesiti significativi. Tra questi ultimi, due sono fondamentali per un mondo che possa andare avanti pacificamente e in modo sostenibile:

 Quale il livello di sovranità di cui oggi godono gli Stati nazione?

In quest’era della globalizzazione, gli interessi degli Stati-nazione sono diventati così intrecciati e interdipendenti che alcuni di loro hanno perso gran parte della propria sovranità. Prima di tutto, i soggetti fortemente coinvolti nel commercio internazionale devono valutare importanti considerazioni economiche prima di prendere decisioni nel contesto internazionale. Ciò spiega il tipo di pace “calma” ma attenta tra due rilevanti partner commerciali quali gli Stati Uniti e la Cina. Sono ormai trascorsi i giorni quando potevano verificarsidifficili momenti di stallo tra queste due potenze. Vi è poi il caso dell’Unione Europea.

Bisogna lentamente ma sicuramente capire che non ci sono più politiche nazionali interne.  Abbiamo, al giorno d’oggi, solo politiche europee condivise all’interno di una sovranità comune”. Queste le parole di Viviane Reding, ex Commissario UE per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, pronunciate di fronte a un pubblico di membri francesi del Parlamento. Tale dichiarazione di un funzionario europeo di alto livello evidenzia la perdita di sovranità di cui hanno sofferto gli Stati membri dell’UE, quale risultato della globalizzazione e cooperazione regionale. Tale perdita di sovranità ha causato molto tumulto in Paesi quali Francia, Inghilterra e Spagna dove gli euroscettici hanno raggiunto importanti successi politici, compresi i significativi risultati nelle recenti elezioni del Parlamento Europeo. 

Cosa determina i vari livelli di influenza che gli Stati-nazione esercitano sulle istituzioni globali e tra di loro?

Viviamo in un mondo postcoloniale in cui il potere dei potenti è certamente meno visibile di quanto lo fosse in un mondo coloniale. Tuttavia, ciò non significa che i potenti siano meno forti di un tempo o, almeno, non equivale a dire che essi non provino a godere del tipo di influenza propria dei colonizzatori sulle nazioni occupate. Tale questione ha generato un clima di fraintendimento tra le nazioni potenti e quelle meno forti – in particolare tra i colonizzatori di ieri e quegli Stati-nazione occupati in passato.

Viviamo anche in un mondo post Guerra Fredda – per lo meno un mondo post Prima Guerra Fredda. Nell’attuale clima, e con il conflitto tra Occidente e Russia in corso, la questione della sovranità nazionale è di fondamentale importanza, quale fattore determinante per la capacità dei rispettivi Stati-nazione di prendere una posizione e difendere i loro interessi fra tanta ostilità. Come già affermato, gli aspetti economici sono fondamentali nell’attuale mondo globalizzato. Tuttavia, tra gli Stati-nazione vi è anche rivalità. Quando è iniziata la battaglia delle sanzioni tra Russia e Occidente, ciascuna parte ha iniziato a cercare alleati per compensare le perdite dovute a tali sanzioni. Sicuramente, oggi è troppo presto per valutare il successo di un tale approccio perché questi eventi sono accaduti di recente. Tuttavia, la rivalità tra i vari Stati-nazione potrebbe condurre verso un consolidamento di diversi blocchi basati su interessi comuni, blocchi operanti gli uni contro gli altri al fine di difendere tali interessi, anche perché la rivalità è insita nel DNA di un mondo globalizzato.

In passato, abbiamo vissuto in un Mondo bipolare in cui erano presenti due blocchi contrapposti, il Blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti e il Blocco orientale con a capo l’Unione Sovietica. In seguito al crollo di quest’ultima, il mondo è diventato Unipolare con un’unica potenza dominante. Oggi non siamo esattamente in un mondo bipolare. La Russia è riemersa, ma non ha dato vita a una coalizione opposta all’Occidente. E ci sono altri Stati-nazione impegnati in altri conflitti di potere. Tuttavia, non ci troviamo esattamente nemmeno in un mondo multipolare. Gli Stati Uniti rimangono la sola forza più potente, con importanti relazioni con l’Unione Europea, un alleato potente. Ma il potere di cui gode l’Occidente non è sufficiente per generare un mondo unipolare. Siamo semplicemente in un mondo apolare.

Un mondo dalla geometria variabile

Questo mondo apolare, con nazioni i cui interessi sono sia intrecciati che in competizione – in base alla situazione – si presenta con una geometria variabile. In qualsiasi momento tutto può cambiare. Non esistono più norme definite chiaramente alla base delle relazioni internazionali. Alle azioni non necessariamente corrispondono delle reazioni. E se ciò accade, queste reazioni non sono necessariamente più prevedibili. Sì, oggi esistono dei limiti alla sovranità degli Stati-nazione, ma questi limiti potrebbero essere infranti in qualsiasi momento, quale conseguenza di questa geometria variabile. Nuovi blocchi, forse, saranno creati e, forse, alcuni di quelli attuali smantellati. Chissà. Tuttavia, la situazione non rimarrà la stessa per gli Stati-nazione, sovrani o non.

 

Traduzione di Patrizia Stellato 

 

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