lunedì, Novembre 29

La Somalia è ostaggio di corruzione e attentati Quando la corruzione diventa uno dei mali

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African Union peacekeeping soldiers parade during arrival of Somalia's new president Ahmed in capital Mogadishu

Non c’è legge che tenga o governo capace di ripristinare l’ordine in Somalia. Nonostante gli sforzi della comunità internazionale, il Paese del Corno d’Africa rimane terra di nessuno. Il governo federale di transizione è inaffidabile e corrotto, mentre i militanti islamici del gruppo al Shabaab, anche se militarmente in declino, restano una minaccia costante per la regione. Un quadro desolante che è emerso da un rapporto stilato dagli investigatori delle Nazioni Unite, anticipato dall’agenzia di stampa internazionale AFP.

Secondo il gruppo di monitoraggio dell’Onu sulla Somalia ed Eritrea (SEMG), «il sistema di governo basato su una corruzione latente e dilagante non è sostanzialmente cambiato e in alcuni casi probabilmente peggiorato». I tassi di corruzione, si legge nel documento di 482 pagine, sfiorano l’80%. «Tutto fa pensare che i fondi sottratti sono utilizzati per motivi di parte e costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza» si legge nel documento. Gli esperti del SEMG stimano che circa un terzo degli introiti delle entrate del porto di Mogadiscio, una fonte vitale di reddito per le autorità somale, prende altre strade. Cosa ancora più grave le armi  e le munizioni inviate all’ esercito regolare dalla comunità internazionale «sono state dirottate sui mercati di Mogadiscio». Secondo il rapporto, alcune di queste armi sono state ritrovate in almeno un mercato in cui gli islamisti, che l’esercito somalo dovrebbe combattere, si riforniscono. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva in parte rimosso l’embargo sulle armi verso la Somalia per consentire alle forze militari di riequipaggiarsi.

Per dirla tutta, i soldati vendono le armi perché non ricevono lo stipendio. Lo ha affermato il monsignor Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio e vescovo di Gibuti, in una recente intervista all’agenzia Fides: «I soldati somali in diverse occasioni hanno venduto le loro armi agli al Shabaab, quando addirittura non si sono arruolati nelle loro file. Questo perché da mesi non ricevevano lo stipendio, regolarmente versato dall’Ue ma che finiva disperso nelle trafile burocratiche interne dell’amministrazione somala; in pratica qualcuno in alto si appropriava di questi fondi».

La corruzione è uno dei mali della Somalia che la tiene in uno stato primitivo e di guerriglia quotidiana.

Ad oggi, scrivono gli esperti Onu, «gli al Shabaab rimangono la principale minaccia per la pace in Somalia e in tutto il Corno d’Africa». I militanti islamici hanno infatti affinato le proprie tattiche, conducendo «attacchi mortali al centro e a sud della Somalia» ed esportando la loro violenza al di là dei confini somali. Eppure la cronaca degli ultimi mesi riporta assalti vittoriosi dei caschi verdi dell’Amisom (la Missione dell’Unione Africana in Somalia) e trionfanti raid aerei statunitensi che ai primi di settembre sono costati la vita al capo del gruppo islamico, Ahmed Abdi Godane. Nonostante ciò, «gli al Shabaab sono riusciti a mantenere una presenza efficace e violenta a Mogadiscio». Gli investigatori delle Nazioni Unite segnalano inoltre la comparsa, in Somalia, di nuove tecniche, come quelle  «significative bombe magnetiche collegate ai veicoli mirati», usate precedentemente in Afghanistan e in Iraq, che mostrano «un trasferimento di esperienza nel campo di battaglia verso la Somalia».

Secondo l’inchiesta, gli al Shabaab diventano sempre più «audaci». Dalle sconfitte ne escono sempre in piedi. Ad esempio, ai primi di ottobre, hanno perso la città costiera di Barawe, la loro roccaforte ed ultimo porto in loro possesso, da dove esportavano il carbone, un business strategico per le loro finanze. Tuttavia, secondo il SEMG, le esportazioni di carbone, vietate da un embargo Onu, non sono diminuite. Lo stesso vale per il giro di racket, le estorsioni di denaro, i posti di blocco. Il giro d’affari degli al Shabaab è praticamente intatto. Infine gli investigatori dell’ Onu ammoniscono che gli islamisti «possono coordinare e condurre con successo attacchi in tutto il Corno e colpire obiettivi occidentali, in particolare a Gibuti e Kenya». A conferma, mercoledì, l’ambasciata Usa, con sede ad Addis Abeba, in Etiopia, ha fatto sapere di aver ricevuto informazioni attendibili sull’ intenzione degli al Shabaab di preparare un attacco in un quartiere della capitale etiope.

L’ambasciata nordamericana non menziona un obiettivo specifico, ma parla di un  «potenziale attacco terroristico imminente», nel quartiere di Bole, dove si trovano le ambasciate e l’aeroporto internazionale. La zona ancora in fase di costruzione è una delle più animate ed eleganti nella capitale etiope. In un comunicato, i diplomatici statunitensi hanno invitato le persone a «evitare ristoranti, hotel, bar, luoghi di culto, centri commerciali e supermercati nel quartiere di Bole fino a nuovo avviso, in quanto potenziali bersagli».

L’Etiopia, che più di una volta ha occupato militarmente la Somalia e che fornisce soldati all’Amisom, è malvista dagli al Shabaab che hanno già orchestrato attentati “spettacolari” contro Paesi africani considerati loro nemici.  Nel 2010 hanno realizzato un doppio attentato in due ristoranti della capitale Kampala, durante la notte della finale della Coppa del mondo FIFA, uccidendo 76 persone. In Kenya, l’anno scorso hanno sferrato un assalto al centro commerciale Westgate di Nairobi provocando 68 vittime. A Gibuti, a maggio, hanno attaccato un ristorante, lasciando almeno un morto e venti feriti. Senza contare, gli attentati a Mogadiscio.

Non passa giorno che non ce ne sia uno. L’ultimo mercoledì sera con un un’autobomba davanti a un locale, lungo un’affollata strada che conduce al distretto governativo, provocando 13 morti e 18 feriti. I dati parlano da soli. Tra le vittime ci sono sempre civili. Da oltre vent’anni il popolo somalo non conosce pace: sia per colpa dell’Occidente, che ha portato guerre e destabilizzazioni, sia dei ribelli islamici, che si sono avvicinati al fondamentalismo islamico. La Somalia, che rappresenta una sorta di linea di faglia tra l’Oriente e l’Occidente, paga un tributo molto alto per la sua posizione strategica, in quanto è una tratta importante del commercio petrolifero internazionale e soprattutto è la porta d’accesso ad abbondanti risorse minerarie (petrolio nel Puntland e nell’Oceano Indiano, riserve di gas e uranio). 

 

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