mercoledì, 8 Febbraio
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La soluzione per la somalizzazione libica è l'Italia?

All’inizio degli anni novanta, in un clima internazionale di grande fervore politico, l’opinione pubblica veniva riportata alla realtà dalle immagini di una Somalia in perenne guerra civile.
Una guerra civile che aveva trascinato migliaia di persone nella più totale indigenza e aveva distrutto intere città nel vano tentativo di portare al potere una o l’altra fazione.
I due signori della guerra che avevano messo a ferro e fuoco la capitale Mogadiscio vivevano dei traffici illeciti e dei profitti di un mercato nero sempre in maggior espansione, una situazione intollerabile che arriva all’esasperazione nel 1992.
Per la prima volta nel dopoguerra uno dei contingenti più numerosi mai formatisi aveva visto richiamata l’Italia come parte integrante delle operazioni militari, alla Folgore la guida della missione nazionale.

A distanza di quasi 25 anni la Folgore è di nuova pronta a partire per uno scenario, quello libico, che è sempre più vittima di una somalizzazione straziante.
Diverse tribù, un Governo presente ma al contempo assente e una povertà dilagante, sono un quadro tragico da cui si cerca disperatamente una via di fuga. In quel frangente l’Italia fece la differenza e, al contrario di altri contingenti presenti, si occupò della situazione somala guardando la crisi con gli occhi di chi la viveva.
Un approccio, quello del Generale Bruno Loi – Comandante della missione – che ha fatto la storia delle missioni internazionali e che ha eletto l’Italia come uno dei Paesi meglio qualificati per intervenire in Paesi altamente destabilizzati.

Il metodo italiano, è stato fortemente influenzato dall’esperienza umana della seconda guerra mondiale.
Nel secondo dopo guerra, Roma aveva perso qualsiasi tipo di credibilità politica e diplomatica, l’apparato militare era ridotto all’osso e nessuno evidenziava con entusiasmo la presenza dei primi italiani in un contingente multinazionale.
Il teatro somalo era una vetrina sul mondo troppo importante, soprattutto per Paesi come gli Stati Uniti e la Francia, duramente colpiti dall’esperienza vietnamita.
In questo clima di diffidenza, alla Folgore fu chiesto di collaborare silenziosamente accanto ai contingenti più grandi, senza immaginare che relegandola ad un ruolo marginare si sarebbe ottenuta la svolta.

Dopo aver riportato le prime schiaccianti conquiste tattiche, gli uomini del comandante Loi si avvicinarono con discrezione alla popolazione civile.
La chiave di volta fu quella e potrebbe esserlo ancora oggi.
I rastrellamenti di armi e munizioni nei vari villaggi aveva visto diminuire l’uso della violenza per le strade di Mogadiscio e conseguentemente aveva messo l’Italia in una luce nuova agli occhi della popolazione.
Soprattutto ragazzi molto giovani iniziarono a guardare al contingente italiano come a qualcosa di più di un semplice ‘occupante’ militare.

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