lunedì, Giugno 21

La solidarietà europea e la crisi dell'immigrazione

0
1 2


Infine, su un piano ancora diverso ma, per dir così più sostanziale, la polemica sull’immigrazione in Europa è vista a Budapest come la prova provata di quanto il primo ministro Viktor Orbán e il suo partito vanno sostenendo da qualche anno a questa parte, e cioè che il liberalismo e la democrazia, due concetti che si ritenevano fra loro perfettamente integrati, nella realtà stanno divergendo pericolosamente. Molti circoli politici e sociali che si definiscono liberali sostengono che in Europa l’accoglienza dovrebbe avvenire in grande numero e senza troppi filtri, sia perché è un continente ricco, sia perché in un modo o nell’altro sarebbe responsabile della maggior parte delle difficoltà, guerre comprese, in cui si dibattono gli altri continenti.

Ma di quel che pensa la maggioranza dei cittadini, che dovrà sopportare in termini economici e di sicurezza i costi di un’integrazione che nessuno può immaginare facile, quei circoli liberali non si curano, sostiene Budapest. Ed ecco allora che in polemica con essi il governo ungherese, aperto fautore di una ‘democrazia illiberale’, ha reso noto di voler organizzare un referendum popolare sull’immigrazione. Si tratta di un tema indubbiamente complesso e prendere posizione al riguardo barrando con una crocetta sul sì o sul no può sembrare un’eccessiva semplificazione. Ma non si può d’altra parte denigrare la volontà di consultare i cittadini su un fenomeno che cambierà, anzi, sta già profondamente cambiando, la loro vita quotidiana.

Dalle opposte vedute sulla questione dell’immigrazione emerge come si stia radicalizzando la contrapposizione in Europa fra liberali e democratici, che ormai faticano anche solo a parlare gli uni con gli altri. I primi respingono il dialogo con un atteggiamento di chiara superiorità morale e intellettuale (dovuto anche al fatto che appartengono a classi sociali più benestanti), e si spingono a ritenere meritevole perfino il rifiutare la parola al fronte opposto; i secondi confondono spesso il linguaggio della franchezza con quello dell’insulto.

Per gestire in qualche modo la crisi dell’immigrazione, nell’accoglienza o nella prevenzione, la solidarietà dovrebbe perseguirsi non solo fra gli stati dell’Unione, ma anche all’interno delle rispettive società. Da questo, però, ci si allontana sempre di più.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->