lunedì, Maggio 10

La solidarietà europea e la crisi dell'immigrazione

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L’annuncio fatto martedì scorso dal Vice Presidente della Commissione europea Frans Timmermanns sull’intenzione della Commissione stessa di introdurre una penale pari a 250 mila euro per ogni profugo che uno Stato membro si rifiuta di accogliere fra il contingente assegnatogli d’ufficio da Bruxelles, ha suscitato malumore in alcuni Paesi dell’Europa centrale, e questo per più ragioni. Siccome nel dibattito in corso le ragioni di questi Paesi passano spesso sotto silenzio, può non essere inutile considerarle un po’ più da vicino.

Quelle giuridiche sono state nuovamente indicate ieri in una affollata conferenza stampa dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio János Lázar. Secondo Budapest non c’è dubbio sul fatto che il Trattato dell’Unione non ha intaccato la sovranità statale sulla questione del controllo delle frontiere: senza il benestare o addirittura contro la volontà del Paese interessato nessuno ha diritto di entrare nel territorio nazionale. Le normative europee sono ormai un vero labirinto, ma che le cose stiano come sostiene Budapest pare confermato dal fatto che Timmermanns sostenendo l’idea delle quote obbligatorie di immigrati mette in campo soprattutto considerazioni politiche: si tratterebbe di una questione ‘di dignità’, di ‘valori condivisi’, di ‘dovere morale’.

Su un piano diverso, il governo ungherese trova inaccettabile che la Germania faccia tante pressioni tramite l’Unione europea per costringere alla solidarietà con la sua linea politica i Paesi vicini. Una delle cause maggiori dell’enorme afflusso di immigrati verso l’Europa, iniziatosi nell’estate dello scorso anno, sono stati, secondo Budapest, i ripetuti annunci della Merkel, mediatizzati su scala planetaria, che la Germania avrebbe accolto un numero illimitato di persone in difficoltà provenienti dall’Africa e dall’Asia. Quegli annunci furono fatti da Berlino senza chiedere niente ai partner, che però adesso dovrebbero adoperarsi per arginarne le conseguenze. Tanto più che la Germania si riserverebbe il diritto di decidere chi trattenere nel proprio territorio e chi spostare, secondo le quote decise da Bruxelles, su altri Paesi europei. Questi insomma si vedrebbero assegnato the rest after selecting the best. Gli immigrati scolarizzati e meno problematici dal punto di vista sociale rimarrebbero in Germania e gli altri verrebbero trasferiti nei Paesi vicini. Secondo le proposte di Timmermanns se questi si rifiutassero di accoglierli, dovrebbero trasferire fondi (i famosi 250 mila euro per unità) al Paese che li accetta oltre la propria quota. E si arriverebbe all’assurdo che oggi l’Ungheria dovrebbe versare soldi alla Germania. Né può perdersi di vista il fatto che, come aveva riconosciuto ancora tempo fa lo stesso Timmermanns, la maggior parte dei richiedenti asilo in Europa non è data da persone che fuggono la guerra, ma la povertà.

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