lunedì, Aprile 19

La società sbilenca Il conflitto delle generazioni si fa improduttivo

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Non siamo di fronte a nessuna rivoluzione, a mio modo di vedere, intendendo per essa un nuovo approccio di contenuti e di metodo, miranti a cercare di dare soluzione ai problemi dai quali siamo rimasti investiti negli ultimi anni. Non voglio intrattenere la vostra e la mia pazienza, sull’analisi del progetto complessivo del Governo Renzi, o di chi altro. Ritengo che oramai non sia più utile per nessuno cercare di dare una lettura di sistema a quello che fanno le forze politiche. Hanno creato un meccanismo complessivamente infernale, che nessuno pare sia in grado di fermare. Il quale oltre ai serissimi danni che provoca ai cittadini, divora bulimicamente i protagonisti della scena del momento.

Renzi ha comunque messo sul piatto della bilancia un argomento, a sostegno di tutto il suo operato, sul quale è doveroso sviluppare qualche analisi. Renzi, guadagnò  notorietà nazionale quando asserì che la classe dirigente precedente, era giunta al dovuto punto di maturazione per poter essere “rottamata”. Non penso sia casuale, anzi aderente alle premesse da cui era partito, il tentativo di vero e proprio scardinamento del Senato, che sta tentando di realizzare. Non ho il minimo desiderio di cercare di intrattenere l’attenzione di chi legge sulle varie sfumature di azzeramento che si vuole dare a questo Istituto.

Quello che penso possa avere un certo interesse è l’aspetto fortemente evocativo e simbolico, che innesta nel contesto sociale, l’adozione di provvedimenti del genere. Per onestà intellettuale, per rispetto alla Vostra e alla mia intelligenza, quindi non scenderò nella bolgia di proposte e controproposte, licenziate dai vari partiti e correnti dei medesimi per l’occasione. La politica non è tutto, per fortuna. La realtà è molto più ricca e in alcuni casi, sana e accattivante, di quanto vogliono farci credere. Negli ultimi anni, ci hanno ubriacato, da mane a sera, di tematiche politiche, nella loro incomprensibilità, nel permanente “principio di contraddizione”, rispetto a quanto affermato poco prima. Questo è talmente assodato che non ci si fa neanche più caso. Oramai urlano e strepitano solo tra di loro, nei talk show. La gente normale, se si deve accapigliare oggi, lo può fare al massimo per sostenere le ragioni della squadra del cuore. Non certo per difendere l’indifendibilità della “casta”.

La vicenda del Senato è tratteggiata, anche fondatamente, quale elemento costitutivo del sistema del “bicameralismo perfetto” vigente da noi. A questo sistema vengono imputati  tutti i rallentamenti, quando non vere e proprie paralisi, dell’approvazione delle leggi che esso comporta, e del complessivo sperpero che l’esistenza della Camera Alta contribuisce a determinare. Le comunità umane, dagli albori delle loro costituzioni, hanno avvertito l’esigenza di contemplare nell’articolazione del loro vivere giuridico e di giustizia, anche organi costituiti da anziani, ai quali venivano demandate varie funzioni dall’ amministrazione della giustizia nel caso singolo, a quello di vera e propria struttura dotata di potere legislativo. Questo avveniva sul presupposto che il patrimonio di esperienza, ponderata valutazione dei comportamenti e nelle decisioni, fossero prerogative proprie della fase della vita più avanzata, opportunamente messe a disposizione della vita della comunità di riferimento.

La “saggezza”: i “vecchi saggi” erano componenti essenziali di una organica e armonica vita delle comunità. Sulla quale venivano a riflettersi chiaramente le scansioni temporali della vita con la flagranza e la ricchezza che ognuna di esse porta con sé. Non sfugge a nessuno credo che non stiamo parlando dell’esistenza o meno del Senato, in quanto Istituzione, configurata da che mondo e mondo come se così possiamo dire “Organo dell’esperienza e della saggezza”. Ma di una organica circolarità di virtù nella società. Le polarità, spesso conflittuali tra giovani e anziani, bruschi avvicendamenti generazionali, sono stati spesso protagonisti della vicenda storica. Se diamo uno sguardo un poco approfondito a tali avvenimenti, ci troviamo a constatare un fatto,  l’argomento vero che spinge alla ribellione la giovane generazione, nei confronti della precedente, è che da essa si sono sentiti traditi. E mi pare che le generazioni giovani di oggi ne abbiano più di una ragione, per provare questo sentimento. Basti pensare al futuro pensionistico che spetterà loro.

Per definire genericamente la situazione, la “generazione dei padri” ha tradito quella dei figli. Nutriti di “valori” del “vogliamo tutto e subito”, hanno lasciato dietro di loro terra bruciata. Ricordo ancora con sgomento, confrontando con la situazioe attuale, fulgidi periodi nei quali si poteva andare in pensione dopo quindici anni. La naturale armonia tra generazioni, fondata tra lo scambio di esperienze e saperi, d’un  canto, con l’apporto di fresche e innovative energie  dall’altro, si è fortemente incrinato. La diffidenza tra generazionni, quando non sfocia in vere e propria critica spietata, è sotto gli occhi di tutti. Questo sotto un profilo politico sociale. Sotto un profilo squisitamente umanno , trovo che abbia ancora la sua ragione e il suo vigore il vecchio detto popolare “Se vecchiaia potesse, e se gioventù sapesse”. Di questo non è facile farsene una ragione. Ma siamo di fronte,  “solo” a un detto popolare.

Ma adesso tocca “fallo strano” se no che rivoluzione è? All’insegna dello “stai tranquillo” ovviamente. Tanto quelli che devono essere in equilibrio sono solo i conti. Mica le società. Sbilenchi di tutto il mondo unitevi. E purtroppo, ci hanno fatto diventare una moltitudine.

 

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