sabato, Luglio 24

La società del terrorismo e del panico ingombrante

0
1 2


In questi giorni, esce in Italia il libro ‘Non avrete il mio odio‘, di Antoine Leiris, giornalista francese che ha perso la moglie durante gli attentati di Parigi, al Bataclan, il 13 novembre scorso. Senza frasi stucchevoli o sentimenti banali, il giornalista comincia il suo racconto descrivendo il panico schiacciante nel salotto di casa sua, dove ha appreso il tragico fatto che coinvolgeva la moglie.
Il panico: porta via la ragione, la annulla, la schiaccia col peso del terrore. Ci ricorda che siamo fallibili, mortali. Il panico, oggi, ci accomuna, ci rende simili, più del luogo in cui viviamo, della lingua che parliamo, delle cose che possediamo. È la lingua comune che abbiamo imparato a parlare, forse da quando l’11 settembre c’è stato chiaro che è possibile morire a caso, senza capirlo, senza averne controllo, così, da un momento all’altro. Come la più radicale delle ossessioni, il panico ci suggerisce che tutto quello che temiamo, accadrà certamente. Il tempo, il nostro tempo, è scandito dal panico per la consapevolezza che, forse per mano di un qualche destino fatalistico, abbiamo arrancato nell’era di un’ombra gigantesca, chiamata ‘terrorismo’, dove tutto può finire da un momento all’altro. E ci facciamo i conti senza capirne nulla, confusi dall’odore di morte che quest’era porta con sé, perché il passo evolutivo che abbiamo compiuto è ben al di là delle nostre capacità di comprenderlo e controllarlo, ben al di là della nostra volontà. Pensiamo che sia il passo di un cammino che non abbiamo compiuto, che non abbiamo voluto e che non è parte di noi. Pensiamo di doverci fare i conti come una specie di effetto collaterale di un’insidiosa malattia della nostra società, un effetto che non avevamo calcolato e, meno che mai, voluto. E, come ogni altro effetto collaterale, con i farmaci giusti, di certo, passerà. Abbiamo provato con la rabbia, con l’odio, con la vendetta. Eppure non passa, se ne sta qui tranquillo, divorando l’empatia, la comprensione, fino all’effetto più catastrofico: la cecità della ragione. Gran brutta storia il panico (vallo a fermare!).
Oggi, nella sua insidiosa lotta alla sopravvivenza, il panico ci ha cambiati. Ha fatto di noi dei profughi di emozioni, dei mendicanti di ragione, dei poveri d’umanità. Ci ha insegnato che dobbiamo stare allerta, ‘che non si sa mai. Il passo è stato un soffio, non abbiamo avuto il tempo di capirlo. Ma, concretamente, cosa ci sta accadendo? Ci stiamo ammalando di un panico sempre più radicale? Lo possiamo fermare? Cosa ne sarà dell’uomo, sopravvissuto all’epoca terroristica e al panico da essa generato? Il terrorismo, questo dannato ‘effetto collaterale’, come ci cambierà? Lo abbiamo chiesto a Mario Papadia, psicologo e psicoterapeuta, autore di ‘Psicologia politica del terrorismo e dell’emergenza terroristica‘, perché oggi capire è un’emergenza. Capire le dinamiche del terrorismo, la sua natura e il potere che ha su di noi. E, tra pesanti macerie e danni incalcolabili, questa emergenza ci chiede soprattutto di trovare e coltivare le risorse psicologiche interiori, necessarie a non lasciarci totalmente divorare dalla nostra disumanità incosciente. (Dopotutto, se siamo coscienti di ciò che ci accade, non è forse vero che non ne siamo più schiavi?)

Il terrorismo, oggi, costituisce una realtà più vicina a noi rispetto a quanto lo fosse pochi anni fa. Ciò, inevitabilmente, ci ha messo di fronte a tutta una serie di problematiche per le quali sembriamo non essere sufficientemente ‘equipaggiati’ psicologicamente. Quali sono gli effetti e i disturbi che caratterizzano, dal punto di vista psicologico, la società dei giorni nostri, completamente assorbita dal terrorismo?

Gli elementi principali sono esattamente quelli che il terrorismo vuole, ovvero la paura, il sospetto e il restringimento della libertà che imponiamo a noi stessi nella convivenza con gli altri. Il tutto si riassume nell’ansia e nell’atteggiamento paranoide, per il quale si vede il pericolo ovunque, si proietta la propria paura trasformandola in pericolo.

Secondo lei, quali sono gli strumenti e le strategie essenziali, di cui necessita la nostra società, per affrontare il fenomeno del terrorismo e le paure ad esso legate?

A tal proposito, è interessante un concetto messo in luce dal sociologo Hans Magnus Enzensberger e cioè il concetto dei ‘perdenti radicali’. Riconoscere il terrorista in quanto perdente radicale significa riconoscere che egli cerca di catalizzare la sua condizione di asocialità e di emarginazione nel fenomeno violento del terrorismo. È nell’essere guerriero che trova una motivazione. Secondo me questo è un elemento psicologico fondamentale per comprendere il fenomeno terroristico. Il cittadino comune, invece, dal canto suo, per affrontare questo fenomeno, dovrebbe lavorare sull’atteggiamento paranoide che ha sviluppato. Credo che innanzitutto sia fondamentale l’informazione. Parlo di un’informazione sui fatti. Pubblicamente, invece, i media dicono di tutto, stimolando all’atteggiamento paranoide, senza curarsi degli effetti. E spesso questa non è informazione ma ‘pettegolezzo’. E sono due cose ben diverse.

Il terrorismo dei giorni nostri può essere visto come un ‘tassello’ e come un passo della nostra catena evolutiva?

Il terrorismo, secondo gli studi antropologici e secondo alcuni studi sul comportamento animale, non esiste nella nostra catena evolutiva. Esiste, invece, il saccheggio, per esempio. E questo rientra nelle strategia del nascondersi, insediarsi, per occupare un territorio o per appropriarsi di qualcosa. Il terrorismo è una forma perversa di questa strategia presente nel nostro percorso evolutivo. Secondo me ha anche una matrice legata al millenarismo, all’attesa dell’evento liberatorio, alla visione monoteistica del ritorno del divino. Dunque, credo che la matrice del terrorismo affondi le sue radici nell’attesa del divino, perciò è molto molto antico, più di quanto pensiamo.

Lei ha scritto e tiene anche dei corsi sulla ‘riprogrammazione esistenziale‘. In cosa consiste e in che senso può essere funzionale nell’affrontare il fenomeno terroristico?

La riprogrammazione esistenziale è una forma di consulenza e di ‘coaching’. La consulenza riguarda i problemi collegati a traumi e shock derivanti da attentati o contesti particolari. Il coaching, invece, riguarda il riprogrammamento delle condizioni esistenziali e del proprio atteggiamento rispetto a determinate novità nel contesto in cui viviamo. Per esempio, come agire rispetto all’enorme massa di immigrazione che sta influenzando la nostra società? Invece di ostacolare o fare buonismo, il corso intende riprogrammare l’atteggiamento dell’individuo, per esempio facendolo concentrare sulla propria identità, sulla tutela del proprio territorio, per farlo riadattare al cambiamento, senza rinuncia della propria identità e senza imposizione di quest’ultima. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->