domenica, Maggio 16

La situazione energetica italiana field_506ffb1d3dbe2

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La sicurezza energetica dell’Italia è sempre stata una ‘battaglia’ di vitale importanza a cominciare dal dopoguerra della Seconda guerra mondiale, quando la richiesta di energia per riattivare l’industria italiana, devastata dai bombardamenti, aumentò vorticosamente. L’energia tradizionale, vincolata strettamente al petrolio, era totalmente in mano alle Sette Sorelle, con l’Agip (Azienda Generali Italiana Petroli) che era sia devastata economicamente dalle difficoltà post-belliche sia obbligata a ottenere accordi direttamente con gli intermediari inglesi, americani od olandesi. Il ‘cambiamento di rotta si ebbe sotto la direzione di Enrico Mattei, che contribuì a creare l’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) nel 1952. L’Agip di Mattei non era altro che un ammasso di debiti e problemi, tant’è che il suo vero compito era quello di liquidare l’agenzia petrolifera italiana, ma così non fu. Anzi, la fece risorgere come una fenice e quando nacque l’Eni, l’Agip divenne la sua colonna portante. Le estrazioni petrolifere e di metano italiane erano scarse e non avrebbero permesso di acquisire questa sicurezza energetica, che Nicolò Rossetto ha detto essere: “La disponibilità di energia, per soddisfare i consumi, che deve essere affidabile e accessibile economicamente“. Per farlo è servito iniziare una nuova strategia economica, che puntava ad estromettere le Sette Sorelle dagli accordi privilegiati con i paesi mediterranei, specialmente nei confronti dell’Egitto, del generale Nasser.

Enrico Mattei è stato uno dei personaggi che hanno caratterizzato la storia repubblicana e, soprattutto, tutto ciò che riguarda la difesa dell’indipendenza e della sovranità energetica del nostro Paese“, afferma Marco Valerio Solia autore del libro, di recente pubblicazione, ‘Mattei, obiettivo Egitto. L’Eni, Il Cairo, Le Sette Sorelle‘. Il sogno di Mattei riguardava il raggiungimento di questa indipendenza, “quindi la difesa dell’AGIP, dove venne nominato commissario straordinario dopo la fine della Seconda guerra mondiale, che porterà, negli successivi, non solo a non smantellare quello che doveva smantellare ma anche a integrarlo, e a renderla più potente, con l’Eni, che lui stesso fonderà nel 1953. Da lì riuscirà a creare quella che verrà definita ‘una politica estera parallela’ con i paesi del Nord Africa e del Terzo Mondo. Una politica che inciderà, molto, sugli equilibri e sul peso dell’Italia nel Mediterraneo” prosegue Solia. Il rapporto principale che ebbe l’Eni fu proprio quello con Gamal Abd Nasser, in virtù del fatto che dopo la crisi di Suez del 1956, conclusasi con un trionfo personale del generale egiziano, l’Egitto nazionalizzò anche i giacimenti petroliferi estromettendo le Sette Sorelle, e da qui, come dice Solia: “si sviluppò il cardine della politica estera di Mattei, intorno alla ‘formula Mattei’ che inaugurerà proprio con l’Egitto nel febbraio 1957 e con l’Iran il mese dopo. La sua importanza era legata ad alcune caratteristiche“. Queste ultime spiega Solia furono “Prima di tutto si passò dagli accordi fifty-fifty, con cui le Sette Sorelle, le maggiori compagnie petrolifere mondiali, avevano creato un cartello per indirizzare il mercato e il commercio degli idrocarburi, si arrivò agli accordi dell’Eni, che erano spostati verso un 75-25, con il paese produttore che otteneva la parte maggiore. Oltretutto l’Eni avrebbe creato una compagnia mista con una azienda autoctona. L’ultima caratteristica era che gli egiziani e arabi, che non avevano le chiavi e le tecnologie per il loro sviluppo, potevano, finalmente, ottenerle grazie alla compartecipazione con gli italiani. È un tipo di accordo che rivoluzionerà il mondo del petrolio”. Secondo Solia per Eni e per l’Italia avere la possibilità di fare accordi petroliferi per avere una sicurezza energetica rappresentava L’accesso al mondo degli idrocarburi era, ed è, una questione strategica per il Paese. Era importantissimo per Mattei poter mettere le mani sui giacimenti petroliferi dei paesi più ricchi dell’altra sponda del Mediterraneo. L’Egitto è stato fondamentale per l’Eni e lo è tuttora per l’approvvigionamento di petrolio, ma poter partecipare all’estrazione e alla raffinazione del greggio, senza passare per l’intermediazione delle Sette Sorelle, permise all’Italia di poter mettere in commercio il petrolio indipendentemente. Una questione geopolitica e strategica, oltre che economica”. Era tramite questi accordi, innovativi, che Mattei cercava di raggiungere la sicurezza energetica per l’Italia e per poterla reinserire totalmente nello scenario del Mediterraneo. Non era solo, perché anche a livello governativo l’obiettivo era proprio quello: Amintore Fanfani, prima ministro degli Esteri e poi Presidente del Consiglio dei Ministri, e Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica, cercarono a più riprese di avvantaggiarsi nei rapporti con gli Stati Uniti per poter colmare il vuoto lasciato con la decolonizzazione, in atto in tutto il bacino del Mediterraneo. Ma, oltre l’appoggio, più o meno velato, della politica italiana a Mattei, c’era anche una forte opposizione che veniva dagli Stati Uniti e dai vertici delle Sette Sorelle, che vedevano a rischio il loro monopolio nel commercio degli idrocarburi. Infatti, la tragica scomparsa di Mattei in un incidente aereo fu, ed è tuttora, sospettata di essere figlia di un attentato. Per eliminare una figura scomoda. In fin dei conti la memoria di quanto fatto da Mattei, per l’interesse nazionale, è rimasta viva e le sue iniziative politico-economiche sono rimaste un punto di riferimento per i dirigenti dell’Eni. “Sicuramente c’è da dire che molti dei risultati ottenuti da Mattei attraverso una scia lunga arrivano fino ad oggi. L’Italia ha la fortuna di avere una grande diversificazione di paesi importatori, perché importiamo dalla Russia, dall’Algeria, dall’Iran, dalla Norvegia, in misura minore, dall’Egitto e dalla Libia, meno di quanto facevamo prima della guerra civile” afferma Solia analizzando tutti i problemi geopolitici del Mediterraneo e la possibile attuazione di formule simili a quelle messe in opera da Mattei per migliorare la sicurezza energetica nazionale, proseguendo “Abbiamo un ampio spettro di paesi che ci permettono di rispondere perfettamente al nostro fabbisogno. L’Italia è sempre stata, sia per la politica estera sia energetica, un fattore di stabilità e non è mai stato un fattore di destabilizzazione, come la Francia e il Regno Unito. Abbiamo sempre cercato di dialogare e portare innovazione con gli stati con cui avevamo a che fare. In ogni contesto in cui questo equilibrio si è rotto, l’Eni ne è stata colpita come con la guerra di Libia, che si può vedere anche nell’ottica di un obiettivo per ridimensionare la nostra compagnia nazionale e che alcuni tragici eventi, come la morte di Regeni, hanno portato a una deflagrazione di questa crisi portando a un raffreddamento di decenni e decenni di collaborazione strettissima tra i due paesi. Quindi, tutti i tentativi di destabilizzare l’area mediterranea hanno svantaggiato l’Italia in generale. Ma seguendo le linee di Mattei e quella che fu la politica estera della sinistra democristiana si potrebbe riportare serenità e accordi durevoli tra l’Italia e i paesi mediterranei e mediorientali”.

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