domenica, Maggio 9

La Siria unisce i nemici regionali

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L’ORIGINE DELLA CRISI

I negoziati approfondiscono il meeting della scorsa settimana tra i Ministri degli affari esteri degli Stati Uniti, della Russia, dell’Arabia Saudita e della Turchia. L’invito dell’Iran alla prossima fase di trattative segna una pietra miliare negli sforzi diplomatici per risolvere la crisi siriana. L’Arabia Saudita, il Quatar e gli Emirati Arabi, che si reggono sulle radici della crisi della Siria, finora hanno fedelmente contrastato qualsiasi ruolo di Teheran nei negoziati di pace.

Infatti, la protesta del marzo 2011 contro il governo di Assad si è velocemente espansa e infine trasformata in una guerra civile grazie agli Stati del Golfo, che hanno offerto un sostanzioso supporto finanziario e militare all’opposizione siriana. Le monarchie del petrolio del Golfo hanno visto l’insurrezione popolare come una possibilità di liberarsi del regime di Assad, l’alleato chiave dell’Iran, loro acerrimo nemico nella regione.

Gli Stati Uniti, euforici per la Primavera Araba, hanno velocemente appoggiato la richiesta di dimissioni da parte di Assad, credendo che i suoi giorni fossero contati. Ma avevano fatto male i loro conti. L’Iran, vedendo nell’imminente sconfitta di Assad una sfida esistenziale, ha prontamente inviato un gruppo selezionato delle sue Guardie Rivoluzionarie per aiutare nel campo di battaglia, mentre la Russia e la Cina si sono coalizzate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per bloccare il consenso proposto dall’occidente contro il regime siriano.

 

LA SVOLTA RUSSA

Nonostante il sostegno militare iraniano e il supporto diplomatico russo, le truppe di Assad hanno sofferto una serie di sconfitte per mano di un’opposizione sempre più incoraggiata all’inizio di quest’anno, sollevando nuovi dubbi sulle possibilità del regime di sopravvivere. L’IS, che ha combattuto sia con le forze armate siriane e i gruppi siriani di opposizione, ha regolarmente espanso la sua zona di controllo anche nella Siria orientale e settentrionale, nonostante l’attacco aereo durato un anno della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Putin ha visto nel crollo di Assad sia una sfida che una possibilità. All’inizio dell’estate, per la prima volta dall’inizio della crisi, ha aperto un dialogo con l’Arabia Saudita, accogliendo il vice Principe Ereditario saudita e il Ministro della Difesa Mohammad bin Salman. Il principe trentenne, il più giovane Ministro della difesa del mondo, è uno dei figli del nuovo sovrano della monarchia, Re Salman, che ha ottenuto il potere a gennaio.

Putin apparentemente ha visto la possibilità di una leadership in Arabia Saudita come una possibilità di voltare pagina alla crisi siriana e proteggere gli interessi della Russia. Durante l’estate ci sono stati nuovi incontri e discussioni con i sauditi, ma non hanno portato ad alcun risultato visibile. Poi in settembre Putin ha di nuovo sorpreso il mondo spiegando diverse dozzine di velivoli da combattimento verso una base nella costiera provincia di Lattakia, in Siria, il cuore della comunità di Assad Alawite.

La Russia ha lanciato la sua campagna aerea in Siria il 30 settembre, dopo che Putin, due giorni prima, ne aveva messo al corrente il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama al loro incontro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

SFORZO MULTITASKING

Anche se diverse dozzine di aerei da guerra non sono state abbastanza per cambiare il corso del conflitto, sono servite per un compito chiave: costringere Washington a mettere da parte ogni piano di usare i suoi poteri aerei per espellere Assad dichiarando zona d’interdizione al volo sulle aree controllate dai ribelli.

Gli aerei russi nel cielo costituirebbero il rischio di innescare la Terza Guerra Mondiale. Oltre a proteggere le posizioni di Assad, Putin cerca anche di coinvolgere Washington in un dialogo sulla sicurezza in Siria, facendo apparire la Russia come un attore mondiale al pari con gli Stati Uniti. Il Governo di Obama, con riluttanza, ha dovuto raggiungere un accordo stabilendo regole di base per evitare scontri tra gli aerei russi e statunitensi nei cieli siriani. Con forze veramente limitate Putin è riuscito ad apparire come un vincitore, l’uomo che stabilisce l’ordine del giorno in Siria, lasciando Obama in disparte.

 

CERCANDO UN’USCITA D’EMERGENZA

Tuttavia Putin si rende conto che il suo successo in Siria potrebbe rapidamente diventare un peso se non riuscisse a fermare velocemente la sua azione militare e ad approfittarsene tramite la diplomazia. Un’azione militare protratta alimenterà rabbia nei confronti della Russia da parte del mondo musulmano e solleverà una minaccia di ritorsione. E, mentre le forze armate di Assad hanno lanciato offensive in diverse aree, non sono riuscite ad ottenere alcuna vittoria significativa e in alcune aree hanno anche perso terreno. Più a lungo il coinvolgimento militare della russia continua, più Putin sembrerà un perdente. Ogni potenziale perdita russa causerà anche una reazione negativa a casa, risollevando i ricordi dolorosi della raffazzonata guerra sovietica in Afghanistan.

Putin ha bisogno di un notevole vittoria dell’esercito siriano, che sembra improbabile, o di alcuni traguardi diplomatici per fermare gli attacchi aerei.

 

I NEGOZIATI DECISIVI

Le trattative a Vienna di questa settimana potrebbero aiutare a stabilizzare la fase per il lancio di un processo politico per terminare la crisi. Una svolta rapida è improbabile, ma l’accordo tra russi e sauditi sui principi basici del processo di transizione politica potrebbe essere la chiave del successo.

Entrambe le parti dovranno fare delle concessioni. La Russia dovrà accettare le dimissioni di Assad a metà mandato, mentre i sauditi avranno bisogno di accettare un Governo di transizione che coinvolga alcune figure del regime.

Putin potrebbe già aver detto a Assad che deve dimettersi, e i partiti, probabilmente, passeranno le prossime settimane e mesi a discutere sui termini specifici del compromesso. Il leader russo potrebbe usare i negoziati per sospendere la sua campagna aerea, mostrandolo come un segnale di buone intenzioni dell’aiutare la transizione politica. Ma manterrà i suoi aerei da guerra nelle terre siriane per mantenere la pressione sugli altri.

 

Traduzione di Giulia Luciani

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