venerdì, Luglio 30

La sinistra ha perso i baffi image

0

cuperlo_renzi_civati 3

 

Sono lontani i tempi di una sinistra dall’immagine bolscevica, dei suoi esponenti di punta ma anche di semplici peones, con il baffo alla Giuseppe Bottazzi (il Peppone del ‘Don Camillo’ di Giovanni Guareschi) come l’Achille Occhetto della svolta della Bolognina o con il baffino’ di Massimo D’Alema, il ‘grande vecchio’ a capo della corrente dei sostenitori di Gianni Cuperlo uno dei concorrenti alle imminenti primarie del Pd.

Forse è questo il minimo comune denominatore tra i contendenti della Segreteria nazionale del Partito democratico: Pippo Civati, Matteo Renzi e l’appena citato Gianni Cuperlo. Chiunque sarà il vincitore delle primarie dell’Immacolata -i sondaggi e i congressi provinciali vedono saldamente in testa il Sindaco di Firenze, infatti, il nuovo ‘comandante’ del partito nato anche da una costola del vecchio Partito comunista avrà un’immagine del tutto diversa da quella dei suoi predecessori: giovane (Cuperlo ha di poco superato i 50 anni, Civati e Renzi sono ancora sotto i 40), fresca (nessuno di loro ha mai occupato Ministeri), moderna (tutti loro, in particolare Renzi e Civati, hanno particolare dimestichezza con i moderni mezzi di comunicazione, Facebook e Twitter su tutti). Che questa sia la volta buona per vedere finalmente una nuova classe dirigente del principale partito del centrosinistra italiano?

Per quanto riguarda l’anagrafica e l’immagine si può esserne certi, per quanto concerne le politiche (forma e sostanza) bisognerà aspettare. Ben oltre l’8 dicembre. Da questo punto di vista le differenze tra i tre candidati alla segreteria sono notevoli.

Pippo Civati, deputato monzese eletto nel 2013 per la prima volta alla Camera grazie alle ‘parlamentarie’ (senza questo strumento difficilmente sarebbe stato iscritto dall’apparato nelle liste bloccate ‘ad porcellum’) è da sempre una sorta di ‘Pierino’ delle truppe democratiche. Difficilmente irreggimentabile all’interno di correnti e apparati di partito. L’ex Consigliere regionale della Lombardia, una legislatura e mezza con Presidenza Formigoni, è l’unico dei tre contendenti la Segreteria che gioca da battitore libero. A sostenerlo non ci sono sponsor di peso o correnti favorevoli. Troppo schietto, troppo diretto e poco avvezzo alle mediazioni. Soprattutto con il mondo cattolico. Lo ha dimostrato anche nel recente confronto televisivo con Cuperlo e Renzi a proposito di diritti civili: «Sì alle unioni gay, sì alle adozioni per le coppie dello stesso sesso. Senza imbarazzi perché lo dice l’articolo 3 della Costituzione». Non è da meno nella posizione assunta per altri temi: contrario all’abolizione dell’Imu e al Governo Letta, giudica negativa la gestione del partito e grave il caso Cancellieri. Se si dovesse fare un oroscopo non richiesto si può già dire con certezza che non sarà mai segretario nazionale o ministro della Repubblica.

Gianni Cuperlo, triestino, ultimo segretario della Figc (Federazione italiana giovani comunisti) e primo della Sinistra giovanile (quando il Pci divenne Pds), ‘inquilino’ alla Camera dei deputati dal 2006 da sempre nelle grazie dell’apparato democratico, non a caso sostenuto da personalità ingombranti come Massimo d’Alema e Pierluigi Bersani. Dei tre candidati alle primarie è l’unico rappresentante della ‘sinistra sinistra’, della sinistra ‘complessa’ o, se si preferisce, ‘radical chic’: troppo intellettuale, troppo difficile‘, troppo poco televisivo. Nel suo vocabolario dalla erre moscia trova più spazio la parola ‘pubblico’ (nel senso di cosa pubblica come la scuola) che la parola ‘mercato’ (nel senso di libero mercato). Una sua radiografia ai raggi x metterebbe subito in evidenza tutte le caratteristiche del bravo compagno della sinistra tradizionale, della nobile guida di una sinistra d’opposizione.

Il superfavorito Matteo Renzi, ex Presidente della Provincia di Firenze e attuale Sindaco della città, è già uscito vincitore dai congressi provinciali del Pd: ha votato per lui quasi il 48% degli iscritti, Cuperlo è rimasto poco sopra il 38 e Civati a poco meno del 10. Già a fine ottobre, prima delle consultazioni nei circoli dem, un sondaggio Demopolis fatto tra gli elettori del Partito democratico loquotava’ al 65% dei suffragi (con Cuperlo al 22, Civati al 10 e il buon Pittella al 3).

Quello di Renzi è il ritratto del Segretario su misura per una sinistra moderna, aperta e ‘americana’. Non di colui che da Segretario causerebbe la metamorfosi antropologica del Partito democratico (come da sempre sostiene Eugenio Scalfari) ma l’esatto contrario: il popolo democratico sta issando Renzi al volante del suo partito perché in esso è già avvenuta quella trasformazione antropologica, quel cambio di ‘ragione sociale’, che ha nel Sindaco di Firenze la sua sintesi più aderente. Questo soprattutto perché la maggioranza di quel popolo non crede più alle politiche sociali ed economiche proposte dalla classe dirigente che ritiene responsabile, almeno per una quota parte o un ‘concorso di colpa’, dell’attuale crisi economica nella quale versa la società italiana.

La poltrona alla guida dei democratici appare per Renzi solo un traguardo momentaneo, una rampa di lancio per raggiungere quanto prima lo scranno più alto di Palazzo Chigi. Giochi già fatti quindi? Sì, ma siamo sicuri che i numeri della sua ormai certa vittoria saranno quellibulgaridel sondaggio Demopolis?

Ciò avverrebbe solo se ci fosse un’alta affluenza di elettori alle primarie (tra i 2 e i 3 milioni). Ma se ciò non dovesse accadere, per esempio a causa dell’inutilità di partecipare a una consultazione dall’esito ormai scontato, i numeri potrebbero non essere quelli stimati dall’istituto di sondaggi Demopolis, ne ha parlato nel suo pezzo di ieri su ‘L’Indro’ il Collega Valter Vecellio. Un’affluenza intorno al milione di elettori potrebbe significare una percentuale per Renzi poco più alta del 50% e di conseguenza una maggioranza risicata nell’Assemblea nazionale Pd. Se da Civati non ci dovessero essere grandi sorprese, Cuperlo, grazie a una bassa affluenza, potrebbe confermare o addirittura migliorare la percentuale maturata nei congressi provinciali (38% circa) e di conseguenza la suacorrente’ di riferimento in Assemblea nazionale andrebbe a ingrossarsi. Questo non farebbe altro che ringalluzzire soprattutto Massimo D’Alema che avrebbe così la possibilità di irrobustire la sinistra interna al Pd e dichiarare da subito guerra a colui che lo sta ‘rottamando’ e gli sta sfilando il partito da sotto il naso, ossia al Sindaco di Firenze. Tutto questo potrebbe indurre Renzi a dare un’accelerata nel far decadere Enrico Letta ben prima della conclusione del semestre europeo e andare quanto prima alle elezioni da candidato Premier -o ‘Sindaco d’Italia’. D’altronde gli ultimatum di questi giorni e la minaccia di un’agenda dettata dal Pd dopo l’8 dicembre farebbero pensare proprio a questo. Ma siamo solo nel campo delle ipotesi.

Non sarebbe questo il debutto migliore per la nuova classe dirigente del principale partito del centrosinistra italiano. Una classe politica che dovrà dimostrare di non essere semplicemente una nuova classe dirigente ‘senza baffi’ ma di essere diversa anche nelle politiche e nelle abitudini. A iniziare da quella di disarcionare con bizantinismi e strategie di Palazzo il Presidente del Consiglio in carica (vedi D’Alema con il Prodi I e Veltroni con il Prodi II). Ne sarà capace?

E inoltre, questa nuova classe dirigente sarà più per il libero mercato o continuerà a rimanere affezionata a politiche più stataliste’? Capirà una buona volta che il mondo del libero intraprendere (imprese, professionisti e lavoratori autonomi) non è quasi esclusivamente una riserva di evasori fiscali ma anche il cuore pulsante dell’economia italiana o continuerà a pensare quasi esclusivamente a lavoratori dipendenti, pensionati e cassaintegrati? Riuscirà a essere di sinistra semplicemente mantenendo attuali la sua natura progressista e il principio di pari opportunità continuando a preoccuparsi degli ‘ultimi’ della società? Continuerà a essere soprattutto fanatica delle politiche di risanamento o inizierà a privilegiare anche le politiche di sviluppo? E, soprattutto, riuscirà a tenersi in vita (e unita) senza il suo bersaglio preferito di questi ultimi vent’anni, ossia Silvio Berlusconi?

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->