martedì, Aprile 13

La sinistra di ‘What is left?’ Un documentario su tale identità politica nelle parole di uno degli ideatori, Luca Ragazzi

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 What is left?’, ovvero, l’anno maledetto della sinistra italiana, dalle “primarie del novembre 2012, all’autunno 2013, poco dopo la condanna inflitta a Berlusconi. Il film, poi, è uscito nelle sale a dicembre, il giorno delle primarie del 2013, il gioco era proprio quello di chiudere il cerchio e far vedere come in 12 mesi, dalle primarie del 2012 a quelle del 2013, nonostante fossero successe un sacco di cose, in realtà non era cambiato nulla perché ci ritrovavamo comunque con lo stesso Presidente della Repubblica e con un Governo di larghe intese”, ci spiega Luca Ragazzi, ideatore e regista del documentario insieme a Gustav Hofer. Prodotto dalla Hiq Production, in 74 minuti, i due protagonisti, Luca e Gustav, cercano di far chiarezza su cosa significhi essere ‘persone di sinistra’ oggi, definizione che negli anni è andata allargandosi, sfumandosi e contraddicendosi.
Un film sincero, a volte ‘scomodo’, dicono i registi, sicuramente ironico, ma anche commovente, che vuole fare i conti con gli errori che la sinistra ha commesso nella storia, anche recente, e però dare una speranza all’Italia.

 

Il film è uscito nelle sale cinematografiche a dicembre 2013 ed è ora acquistabile su iTunes e sul sito ufficiale del film, sul quale sono anche riportate le proiezioni ancora in programma nelle varie città italiane  -lunedì 7 aprile, alle ore 20.00, è in programma una proiezione all’Università E-Campus, poi i due registi partiranno per il Festival Internazionale del Documentario di Toronto, in programma dal 24 aprile al 4 maggio.

 

 

Luca Ragazzi, lei, con il suo Collega, Gustav Hofer, nel presentare il film avete, tra l’altro, dichiarato «Nel nostro intento, ‘What is Left?’ dovrebbe costituire una sorta di specchio in cui lo spettatore può guardarsi per scoprire se l’immagine che questo rimanda corrisponde all’idea che si è fatto di sé. Con ‘What is Left?’ speriamo di poter nuovamente contribuire al dibattito, cercando di dare risposte a quelle domande che, a nostro avviso, tanti cittadini si pongono». Partiamo da qui. Prima di tutto: voi, di voi stessi a sinistra, dopo questo film, cosa avete scoperto?
Innanzitutto abbiamo voluto giocare con un’identità: essere un elettore di sinistra che, via via, negli anni ha perso un po’ di pezzi per strada. Oggi, se si chiede all’elettore di sinistra cosa vuol dire essere di sinistra si avranno risposte molto varie e contraddittorie, perché, negli anni, abbiamo visto come all’elettore di sinistra premeva raccontarsi in un modo e poi  nella vita di tutti i giorni contraddiceva questo suo credo. Ciò a partire da Massimo D’Alema che possedeva una barca a vela. Noi giochiamo anche con queste contraddizioni: per esempio io sono un fan accanito di Carla Bruni e Gustav mi prende in giro perché dice che non posso sentire dischi di quella che si è sposata Nicolas Sarkozy. Nel film giochiamo con queste contraddizioni. Quello che abbiamo scoperto è che a tutti ci piace dire che oggi che c’è più che mai bisogno di sinistra e che forse quello che dobbiamo fare è capire che è venuto il tempo anche per noi di staccarci dalle ideologie e di voltare pagina, di capire che quel passato, anche glorioso probabilmente, non ritornerà sicuramente in quelle forme.

 

Torniamo a bomba: cosa significa oggi essere di sinistra? Intendo quale risposta a questa domanda è venuta fuori dal vostro lavoro.
Oggi, più che mai, a mio avviso serve ricordarci quelle che devono essere le parole fondanti dell’identità di sinistra, quindi queste parole nell’arco del documentario le diciamo, se non siamo noi a dirle sono i nostri interlocutori. Ci sono parole che secondo noi sono fondamentali e che devono rappresentare proprio il vademecum della sinistra come: diritti, lavoro, laicità, uguaglianza e anche ecologia che nonostante il partito come Sel nel suo simbolo Sinistra, Ecologia e Libertà poi di ecologia non se ne occupa molto e questo mi dispiace perché l’ecologia, oggi più che mai, è una priorità, un urgenza e un valore. Queste devono essere le parole. Parole che hanno perso valore. Per esempio: laicità, è stata vituperata o offesa, ridotta a anticlericalismo. I diritti umani in Italia vengono continuamente calpestati, se si tiene conto che siamo uno dei pochi Paesi membri dell’Unione Europea che ancora non ha una legge per i diritti delle coppie di fatto, o sulla dolce morte, o sull’aborto con la messa in discussione anche ultimamente delle poche certezze che avevamo guadagnato negli anni sessanta con la storia squallida degli obiettori di coscienza negli ospedali.

 

Avete scoperto dove è ‘finita’ la sinistra italiana? o la sinistra italiana è ‘finita’?
Io non credo che finirà, ce ne è sempre bisogno. Negli ultimi anni la sinistra si è vista più nei movimenti che sono tanti in Italia. L’Italia è proprio il Paese dei movimenti e della società civile che si rimbocca le maniche e cerca di supplire all’assenza dello Stato. È giusto che la sinistra torni ad essere rappresentata in politica e in questo senso con il Governo di larghe intese non mi sembra che si possa dire che la sinistra è tornata al Governo.

 

L’omicidio della sinistra: chi è l’assassino?
In realtà tutta la società italiana purtroppo non è rimasta indenne a questi vent’anni scellerati di berlusconismo: anche la persona che si riteneva essere integerrima, incontaminata in questi anni purtroppo è stata toccata da questa sorta di ‘virus’ che ha contaminato tutti e che è il berlusconismo. Il berlusconismo è entrato sotto pelle, è una ‘forma mentis’ in Italia, e, anche se dovesse uscire di scena Berlusconi, cosa che purtroppo non sembra per adesso prossima a venire, ci vorranno decenni prima di riuscire a debellarla. L’assassino è Berlusconi e il modello di vita che lui ha portato in auge, però è anche disonesto pensare che lui da solo si sia reso colpevole di questa malefatta. Ha avuto molti complici, primi tra tutti, noi gente di ‘sinistra’, dall’elettore all’eletto.

 

Renzi che c’entra? è il becchino, magari gongolante?
Il gioco è sparare a zero su questo personaggio. Io dico aspettiamo e vediamo cosa farà. Sta facendo tante promesse e tecnicamente non credo che gli sarà possibile mantenerle tutte, ma anche se dovesse riuscire a mantenerne la metà di quelle che sta facendo sarebbe già un risultato, perché quello che è sicuro è che in questo Paese oggi c’è bisogno di un grande cambiamento di passo. Grazie a Renzi e al suo Governo giovane c’è stato un ricambio generazionale che aspettavamo da anni. Abbiamo il Parlamento e il Primo Ministro più giovane d’Europa. Se neanche Renzi farà qualcosa di buono per questo Paese, allora non avremo più scuse. Non potremo più dare la colpa alla vecchia classe dirigente: vorrà dire che neanche noi siamo stati capaci di risolverli questi problemi.

 

Nel vostro peregrinare in mezzo al gente di sinistra che ‘abita’ le Istituzioni, avete per caso trovato qualcuno che rappresenti ‘qualcuno’ e ‘qualcosa’ oltre se stesso e i propri interessi?
Nel nostro documentario noi abbiamo voluto dare un segnale forte rivolto soprattutto ad un pubblico giovane. Abbiamo voluto far vedere che oggi si può fare politica alta anche da giovani, e quindi nel film seguiamo due giovani parlamentari: una di Sel di trent’anni e uno del Partito Democratico, addirittura di venticinque anni, il più giovane deputato della storia repubblicana. Abbiamo voluto far capire che oggi si può fare politica anche dentro il Palazzo. Se oggi si chiede a un giovane, tra i venti e i ventidue anni, cosa pensa della politica, la risposta sarà che sono tutti uguali destra e sinistra, che non ci crede, oppure che gli fanno schifo. Noi abbiamo voluto far vedere che ci sono ancora giovani che ci credono, che hanno fatto gavetta, che non si sono improvvisati politici  -come molti dei Cinque Stelle che da un giorno all’altro si sono ritrovati Senatori e magari prima avevano un negozio di fotocopie. I giovani che abbiamo scelto di seguire nel film sono ragazzi che hanno una coscienza politica e che hanno fatto esperienza. Nel film abbiamo intervistato anche altre persone come Fabrizio Barca o Stefano Rodotà, che non hanno rinunciato ai propri ideali.

 

Il film si snoda dalle primarie del Pd alle elezioni politiche del febbraio 2013, dalla nomina di Laura Boldrini alla riconferma alla presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano, ovvero l’anno di ordinaria follia nazionale e di incubo per il PD. È un anno che sembra interessare molto a chi fa cultura (sono usciti libri, ecc…). Perché questa fase è così tanto interessante per chi si occupa della cultura della sinistra?
È stato un anno cruciale perché comunque è stato un anno che avrebbe potuto segnare veramente il cambiamento e purtroppo invece siamo stati fermi al palo. L’impressione amara che si ha usciti dalla sala, una volta proiettato il film, è quella di aver perso tempo, un anno un po’ gattopardesco: in cui tutto è cambiato perché nulla cambiasse. Si è capito che in un momento in cui l’Italia affondava tutto avremo dovuto fare tranne che perdere tempo.

 

Per caso, avete scoperto gli assassini di Prodi e gli altri all’elezione del Presidente della Repubblica?
Io temo che purtroppo non si riuscirà mai a capire cosa è successo là dentro, anche se uno può avere i suoi sospetti, ma sono illazioni. Nessuno si farà mai avanti dicendo che sono loro i centodieci franchi tiratori. Quello che è successo è che si è capito una volta di più che il Partito Democratico è spaccato all’interno, ci sono troppe correnti. Io ne ho contate fino a dodici: un partito che al suo interno ha tante e tali correnti è evidente che è malato e quindi anche lì serve fare un po’ di pulizia.

 

Fabrizio Barca, Celeste Costantino, Alessandro Di Battista, Dario Franceschini, Enzo Lattuca, Tomaso Montanari e Stefano Rodotà, hanno partecipato al vostro lavoro. Ci racconta quale idea vi siete fatti di questi ‘uomini’ di Sinistra?
Sono tutte persone, fatta eccezione per Alessandro Di Battista che è un deputato di Cinque Stelle, che noi abbiamo scelto di seguire nel film, di incontrare ed intervistare proprio perché ci dicessero cosa voglia dire essere di sinistra oggi. Grazie a loro, alla fine, unendo un po’ i puntini come in quel giochino de ‘La Settimana Enigmistica’ dovrebbe venire fuori quella che deve essere l’identità dell’elettore di sinistra oggi, che ripeto è confusa, appannata e piena di contraddizioni.

 

Scusi: perché tutti uomini? La sinistra non ha più donne?
No. Celeste Costantino è una donna ed in effetti abbiamo voluto che i nostri due ‘Virgili’ all’interno di questi meandri del Palazzo fossero due giovani: un uomo e una donna, quasi un modello Adamo e Eva che ricostituissero la vita umana, ricominciassero da zero e che ci fosse un azzeramento dell’assetto. È vero che purtroppo in questo Paese la politica, spesso, viene fatta dagli uomini, e la recente vicenda delle quote rosa, è la dimostrazione. È innegabile che la politica in Italia viene ancora fatta dagli uomini ed è impensabile avere un Primo Ministro o Presidente della Repubblica donna. Quando tutto ciò dovesse accadere ciò sarà un bel giorno per questo Paese.

 

Ma la ‘sinistra’ è femminile, maschile o ermafrodita?
A noi piace pensare che la ‘sinistra’ sia una donna, sia femminile, però forse non è neanche giusto. La sinistra deve andare sicuramente bene per tutti: è ermafrodita.

 

Walter Veltroni si è scoperto regista e si è dedicato a ‘Quando c’era Berlinguer’. Lei ha visto il film? Che ne pensa e quale è la differenza tra la sinistra raccontata da Veltroni e quella raccontata da Lei?
Il film di Walter Vetroni l’ho visto ed è molto interessante perché dà modo a molte persone che non conoscono Berlinguer di conoscere una figura importante come quella, incredibile per questo paese e che ci manca molto. Non sono sicuro di aver capito il messaggio del film: Veltroni si è sempre definito non comunista ma kennediano e non capisco perché oggi voglia fare un film su Berlinguer. Ha il merito di raccontarci molte cose che io personalmente conoscevo, ma delle quali altri non erano a conoscenza. Veltroni ha voluto spalmare tutto di buonismo che lui ha inventato e che io non condivido. Tutto questo buonismo a me fa venire uno shock anafilattico. Lui ha raccontato un Berlinguer anche in questo caso buonista e il nostro film nelle intenzioni è più disturbante perché, anche se travestito da commedia colorata, non mancano le frecciatine, le cose disturbanti perché le fronde della sinistra hanno ricoperto la parte di un elefante in gioielleria.

 

Non stanno girando troppe pellicole dedicate alla sinistra? Non è che c’è più sinistra nei film che nella vita reale del Paese?
Io credo che ce ne è un gran bisogno e quindi ben vengano. Adesso c’è l’anniversario del decennale della morte di Berlinguer, quindi era prevedibile. Noi ci abbiamo pensato prima degli altri perché il film è uscito a dicembre. Si vede in questi giorni che la sinistra viene smantellata, forse si, si cerca di rimediare facendoci un film. Se poi volessero fare un film anche sulla destra ….., anche se francamente non mi sembra che ce ne sia bisogno, la vediamo ogni giorno in scena per le strade, nella vita reale, con i rigurgiti di fascismo. Non si sente il bisogno di fare film sulla destra, invece sulla sinistra ben vengano: più che ne è meglio è.

 

Il riscontro del pubblico come lo giudicate?
Il nostro pubblico è purtroppo, devo dire, sempre abbastanza ‘agée. A noi sarebbe piaciuto se fossero venuti a vedere il nostro film i ragazzi, che probabilmente se lo scaricano da internet, ci scrivono mail e ci fermano per strada. In sala arrivano persone di una certa età, alla fine della proiezione: occhi rossi, abbracci e persone che ci ringraziano perché è un film che fa riflettere, ma è anche molto commuovente. È quasi una terapia di gruppo, quasi una sorta di psicoterapia collettiva in cui tutti si riflette su propri errori.

 

Il vostro lavoro è catalogato come ‘documentario’, idem quello di Veltroni. Che sta accadendo in questo genere? E’ una scelta economica o artistica, per tanto di forma espressiva?
Io credo che il fatto che in Italia oggi il documentario sia così vivace, che si facciano documentari anche molto belli che vincono i premi, che vanno all’estero, sia sintomatico del fatto che il cinema purtroppo non è stato più capace di raccontare il nostro Paese, tranne alcune piccole eccezioni se si pensa ai film di impegno come quelli di Garrone. Il nostro cinema ha perso quella vocazione civile che ha avuto invece negli anni Settanta, penso a certi film di Rosi o Petri. Quel ruolo oggi viene supplito dal documentario, come quello molto bello di Sabrina Guzzanti sul terremoto dell’Aquila. Sono documentari che riescono a raccontare l’Italia e che riescono a spiegarla agli italiani perché se questi sperano di trovare delle risposte nel tg delle 20 resteranno delusi. Nel tg delle 20 preferiscono parlare di un barboncino annegato o di un bambino che ha mangiato un gelato e ha avuto un indigestione, nei documentari invece si trovano gli argomenti e cose spinose che qualcuno deve raccontare. Il documentario italiano sta vivendo un momento vivo, o molto vivace. Noi nel nostro piccolo ne abbiamo fatti tre e abbiamo visto quanto interesse abbiano destato all’estero. Se considera che i nostri film sono usciti nei cinema, addirittura in Thailandia o Nuova Zelanda e trasmessi in ‘prime time’ in Svezia la sera di Pasqua. C’è molta curiosità all’estero per il nostro Paese e nei documentari trovano molte risposte alle domande che si sono fatti.

 

 

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