venerdì, Aprile 23

La sinistra di Tafazzi colpisce ancora

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Se li state a sentire, sono tutti vincitori: hanno vinto Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, che, bene o male, questa legge Cirinnà sulle unioni civili la portano in porto, sia pure a suon di ‘canguri’ e fiducia di Governo; anche se a prezzo di concessioni che non avrebbero dovuto esserci: il fatto che una coppia dello stesso sesso possa beneficiare del regime delleunioni civili‘, mentre una coppia di donna e uomo questo diritto se lo veda negato, è perlomeno stravagante. Perché un uomo e una donna devono necessariamente sposarsi per beneficiare di legittimi diritti? Prima o poi ci penserà la Corte Costituzionale a sanare questo non irrilevante vulnus.
Vince anche Denis Verdini, che concreto e solido, con il suo gruzzolo di voti consente che si realizzi una maggioranza; cosa ci guadagna? Intanto il Governo va avanti, la legislatura pure; e poi qualche ‘spoglia’ dalla tavola del vincitore arriva sempre, basta saper attendere.
Vince Angelino Alfano con il suo Nuovo Centro Destra, che ora si erge a difensore di valori cattolici (che peraltro nessuno minaccia) e riprende i toni di un Amintore Fanfani al tempo della campagna per il referendum per il divorzio; ma questa volta il Vaticano si mostra interessato così così, e comunque qualcuno ricordi ad Alfano che nel 1974 è andata male, e massimamente in Sicilia; canta naturalmente vittoria anche il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: secondo loro avrebbero mostrato che il re indossa un vestito fatto di nulla, che è nudo…

No, un momento. Non può andare così. Ci sono vincitori e ci sono vinti. Cominciamo da questi ultimi. Gli sconfitti vanno cercati nelle opposizioni, e segnatamente i Cinque Stelle da una parte, e la Lega di Matteo Salvini dall’altra; sconfitti dalla loro miopia politica, il loro pervicace far leva sulla ‘pancia’ di un elettorato che è molto meno beota di quanto si può credere.
L’ostruzionismo dei cinquemila emendamenti della Lega, sommati a quelli degli altri gruppi, giustifica e rende inevitabile l’uso del cosiddetto emendamento ‘canguro’. Perché quegli emendamenti, oltretutto, non sono stati presentati con l’intento di innescare un fecondo dibattito e confronto tra le parti. Nient’affatto: erano e solo trappole e tagliole. Tardivo il ritiro di 4.500 emendamenti della Lega: dimostrazione che si trattava di fare ‘una mossa’ fine a se stessa; e comunque ne restavano in campo sempre 7-800: sufficienti per paralizzare i lavori.
Se a questo si aggiunge la posizione equivoca assunta dai grillini, ecco che diventa difficile sostenere che Renzi e Boschi non hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Perché si sostiene che l’operato delle opposizioni è stato tutto sommato strumentale, un fumo senza arrosto? Grillo e Salvini, e tutti gli altri dell’opposizione un modo per mettere davvero in difficoltà Renzi l’avevano: invece che 500 o mille emendamenti ne avrebbero dovuti presentare dieci, venti, in grado di incidere sui punti nevralgici della legge: a quel punto le votazioni sarebbero state inevitabili, senza la possibilità che venissero scambiate per ostruzionismo; la verità è che proprio le opposizioni non sono sicure della loro compattezza. Sparando alto hanno deliberatamente evitato di mirare al bersaglio. Ora si imbrodano della loro straordinaria capacità di fuoco. Fuoco a salve. Il paradosso non è che Verdini si sia rivelato il miglior alleato di Renzi. Il paradosso sta nel fatto che i migliori alleati il Governo li ha trovati proprio in quanti si dicono i loro oppositori: grillini e leghisti si sono trovati uniti per dare a Renzi una via d’uscita. L’ennesima.

Quanto al fatto che per compattare una maggioranza al Senato Renzi e Boschi abbiano dovuto fare ricorso ai voti di Verdini: si può rispondere in molti modi. Per esempio che da sempre, dalla legge sul divorzio a quella per la non punibilità dell’aborto e via così, nessuna legge sui ‘diritti civili’ esce dalle aule di Montecitorio e del Senato identiche da come i loro proponenti l’avevano presentata. Dei compromessi si sono sempre fatti; e soprattutto si può rispondere come replica la Boschi: «Quando ci è mancato il sostegno dei 5 Stelle cinque minuti prima di entrare in aula, dopo una telefonata di Di Maio, mi sono preoccupata molto. Quella era vecchia politica da vecchia Repubblica, a loro non interessava davvero il risultato. Ma il PD non ha mollato e abbiamo trovato un altro accordo».

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