mercoledì, Ottobre 20

La sinistra delle emozioni ruggisce. E perde Da quella parte c'è bisogno di donne e di uomini maturi

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Quando abbiamo lasciato quella ragazza, riprendendo il nostro cammino verso la stazione di Porta Garibaldi, mi sono rivolto a mia moglie anticipandole che, dando per certa la vittoria di Sala, i perdenti alle primarie, in un modo o nell’altro, si sarebbero sfilati lasciandolo il vincitore col famoso cerino in mano e consegnando la città in mani incerte. Così mi ero messo in tasca il volantino, portandolo a casa, consapevole che presto mi sarebbe tornato utile per un articolo come questo.

Nei giorni scorsi è stata Francesca Balzani a prendere posizione, rinunciando a guidare una lista arancione all’interno della coalizione, che avrebbe potuto controbilanciare le prevedibili scivolate verso il centro. Credo che l’ex candidata alle primarie abbia tentato di spiegare le ragioni della sua mossa, mi pare abbia detto che incalzerà Giuseppe Sala sulla salvaguardia del territorio, ma a me sembrava che potesse farlo meglio avendo a disposizione un certo numero di consiglieri comunali sensibili al tema.

Loro sono fatti così, tutti politologi, forse parlo per invidia perché quando li ascolto mi sento un imbecille, un dubbio da cui loro non sono mai sfiorati. I dubbi li lasciano a noi cittadini, costringendoci a subire le conseguenze dei loro eccessi. Già, perché il problema non è che possa vincere Stefano Parisi, magari abile funzionario e persona onesta, ma che l’Amministrazione milanese possa essere invasa dalla destra, la stessa che in Regione oramai da anni passa da uno scandalo all’altro.

Se Francesca Balzani ci teneva così tanto ad avere un candidato di sinistra alle amministrative, bastava che si ritirasse o che, in alternativa, convincesse lo stesso Majorino a farlo. Così, dopo avere sfidato il commissario Expo con un assurdo schema di gioco, tutti all’attacco, sapendo a memoria che all’avversario sarebbe andata una fetta di consensi vicina al cinquanta per cento, adesso presentano il conto ai cittadini che, come al solito, nei videogame dei politici recitano la parte dei pedoni travolti dalle macchine, chi ne abbatte di più vince.

Se Giuseppe Sala non aveva i titoli politici per rappresentare il Centrosinistra, bisognava rinunciare alle primarie, approntando una propria lista alle amministrative, invece si è preferito l’azzardo, per poi ammannirci la rappresentazione dei dolori del giovane Werther. Quasi una riedizione colta del comportamento della ragazzina che mi aveva consegnato il volantino, ‘Se vinco va bene, se perdo ci penso’, come se coloro che alle primarie si sono pronunciati per Sala fossero dei fantasmi.

La Balzani si era presentata precisando di non volere primarie ‘da quattro salti in padella’, sbrigative e dall’esito scontato, ma purtroppo per lei la realtà non si inventa da sola. Se due candidati che appartengono ad un’area politica omogenea, vogliono battere un avversario forte rubandosi reciprocamente i voti, non oso pensare cosa potrebbero riservarci una volta nella stanza di bottoni. Probabilmente non si metteranno d’accordo nemmeno sulle forniture di scope per la pulizia delle strade.

A Milano la sinistra, che aveva i numeri per sconfiggere il candidato di Matteo Renzi, si è sfregiata da sola, come le capita spesso, perdendo un’opportunità per dimostrare di essersi liberata da alcuni difetti costituzionali, soprattutto quello di avere sempre ragione, come succede alla sua interfaccia confessionale, Comunione e liberazione, che certo non piange per la vittoria di Sala.

Adesso gli sconfitti sono depressi e i milanesi di sinistra arrabbiati, stufi di queste insensatezze. Dopo il passo indietro di Giuliano Pisapia, che visti gli esiti oggi appare insensato, tutta l’area progressista aveva il dovere di trovare una soluzione di continuità, usando come bussola l’interesse dei milanesi. Così non è stato.

Oggi chi vuole bene a Milano attende finalmente una manifestazione di saggezza, ossia che si lavori per fare vincere Giuseppe Sala, forse non il candidato sognato ma pur sempre il vincitore delle primarie. Si potrà aiutarlo stilando con lui un programma di sinistra ed esercitando nei prossimi cinque anni una funzione di controllo.

Se non si depongono le armi, vincerà Parisi, accompagnato da una destra da brividi. Forse ai politologi delle emozioni non interessa, ma a noi si, e molto.

 

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