domenica, Settembre 26

La sinistra del fatto personale field_506ffbaa4a8d4

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I ritardi che il nostro Paese sta maturando in alcuni ambiti delicatissimi per il suo futuro -ad esempio nel comparto digitale e in quello turistico- in genere finiscono per essere considerati frutto del caso. Tuttavia, se si segue con attenzione il livello del dibattito all’interno del mondo politico, non si fatica a comprendere perché perdiamo terreno. Vi sono rappresentazioni così scollegate dalla sensibilità dei cittadini, da apparire surreali. Un esempio efficace è costituito dal dibattito in corso all’interno del Partito Democratico, che forse avrebbe bisogno del contributo di Konrad Lorentz, il grande etologo che si faceva vedere in giro con le papere. Certo sarebbero di grande aiuto a molti politici della sinistra italiana, le idee dello studioso a proposito diaggressività intraspecifica‘, quella tra vicini.
Nel passato remoto, secondo lo scienziato, questa comportamento aveva aiutato gli uomini a non pestarsi i piedi, specialità in cui i progressisti sono inarrivabili, costringendoli a distribuirsi razionalmente sul biotipo, così da sfruttare meglio le risorse presenti sul territorio. Se i nostri progenitori si fossero sottratti allo stratagemma, avrebbero esaurito rapidamente il cibo, rischiando l’estinzione.
Sono sicuro che sarebbe utile spiegare questo principio, ad esempio, a Massimo D’Alema oppure a coloro che difenderebbero Matteo Renzi persino se rapinasse una banca in piano giorno. In questo corpo a corpo, alimentato da una recente intervista proprio di D’Alema, per nulla tenera con l’attuale Presidente del Consiglio, è contenuto uno dei grandi limiti della politica italiana, ossia l’occupazione perpetua dei suoi spazi da parte di individui che tendono a considerare le posizioni come definitive. Massimo D’Alema non è certo l’unico highlander, ma il suo ingombro non è quello di un Giovanardi qualunque.

In un periodo in cui persino i pontefici cominciano a praticare l’impensabile, fino a ieri, via delle dimissioni, i nostri politici vorrebbero esserci a vita, e se proprio non c’è spazio per tutti in Parlamento, si possono inventare posti lautamente retribuiti, ove collocarli una volta scesi dal palcoscenico maggiore. Purtroppo tale propensione all’eternità, oltre ad essere quasi genetica, è estesa a tutti i livelli territoriali, conosco realtà in Lombardia dove i dirigenti del Partito Democratico sono le stesse persone che guidavano il Pci quasi mezzo secolo fa.

Un’incredibile e affollata macchina del tempo i cui occupanti non si rendono conto che proprio la loro persistenza, ostacolo al ricambio nell’intera società, è la vera responsabile dell’arretratezza del Paese, e non mi riferisco solo al ‘digital divide’, che ci vede in posizioni imbarazzanti nelle classifiche mondiali.
Non molti anni fa, sono arrivati su Marte due sofisticatissimi rover, Curiosity e Opportunity, un’operazione costata miliardi di dollari ai contribuenti americani, ebbene quei dispositivi venivano manovrati da una squadra di giovanissimi ingegneri, diversi dei quali avevano poco più di vent’anni. Impensabile nella politica e nella società italiana. Questo genera un differimento temporale insopportabile nella messa in circolo del talento dei giovani, che in definitiva è il vero patrimonio di una comunità, senza contare i riflessi sull’umore e sulla personalità dei ragazzi, che spesso finiscono per scoraggiarsi, per fuggire o per maturare indolenza sociale.

La politica italiana è un malato grave, lo dimostra anche le singolarità degli anticorpi, a cominciare dal Movimento 5 Stelle, un positivo e per tanti versi stupefacente fenomeno popolare, ma con una cabina di regia piuttosto simile a quella del Mago di Oz.

I cambiamenti verificatisi nella società occidentale negli ultimi quarant’anni sono impressionanti. Oggi non esiste nulla che somigli, anche lontanamente, al paesaggio sociale e culturale degli anni Settanta, quando il giovane Massimo D’Alema cominciava il lungo percorso nelle istituzioni. In tempi di rapidissimi mutamenti, per quanto una persona possa essere duttile, non sarà mai in grado di interpretare le sensibilità più lontane dalla propria condizione anagrafica e culturale con la prontezza necessaria, e questo non è tollerabile quando sono in gioco interessi collettivi.

La politica è un’attività che crea dipendenza, e le dipendenze rappresentano un problema, sempre, anche quando sono socialmente tollerate. Accade a tutti i livelli e i soggetti coinvolti sono centinaia di migliaia, un fenomeno gigantesco che mette il Paese in uno stato di paralisi, perché chi si affezione al potere diventa per natura difensore dello status quo.

Può darsi che Matteo Renzi non sia colui che sistemerà le cose all’interno del Pd, mi accontenterei che migliorasse quelle del Paese, poiché tutti dovremmo ricordare che i partiti sono solo degli strumenti, semplici strumenti, non dei Totem. Questo vale anche per i protagonisti della politica, persino per quelli che provano per se stessi una stima talmente solida da indurli a lavarsi le mani prima di fare pipì e non dopo, come accade a noi comuni mortali. Troppo spesso le sensibilità personali sovrastano gli interessi collettivi, generando effetti sgradevoli e dannosi, soprattutto per i cittadini.

Mi affretto a precisare che non trovo simpatico neppure Matteo Renzi e temo che avrei pure alcune spiegazioni da chiedergli, segnatamente su un paio di episodi molto dubbi, come la sua carriera lampo nell’azienda paterna, giusto alla vigilia della sua elezione a Presidente della Provincia di Firenze, un espediente che pose a carico dei cittadini una corposa massa di contributi previdenziali. Una grave furbata, e dal momento che l’esperienza mi dice che lo stile di vita di un individuo procede con una certa coerenza, non mi aspetto grandi mutamenti nelle prassi del personaggio. Difficile correggere un Paese se non si è in grado di esibire comportamenti diversi quelli che lo sotterrano.

Il Presidente del Consiglio non è estraneo al clima pesante che si è determinato nel suo partito. Gestire una transizione come quella che si è innescata con l’esito delle primarie da lui vinte, richiede una cultura profonda e una cifra umana che è difficile attribuirgli, visti gli esiti.

 

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