mercoledì, Ottobre 20

La Sicilia 'biologica' di Vecchioni field_506ffbaa4a8d4

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Chissà cosa dicevano la Vicari e Schifani quando il mitico Totò Cuffaro, compagno di alleanza, imperversava nell’Isola. Ma quella non era mica una vergogna, ci mancherebbe. Chissà come stavano male quando si alleavano coi leghisti, che trattavano i meridionali come trattano adesso gli extracomunitari. Si inquietano per le dure parole dell’artista milanese, dai nonni messinesi, che definisce la Sicilia con termini mutuati dall’agricoltura biologica. Pregiudizi, dicono. Peggio, volgarità. Certo, quando parli dall’alto di 15 mila euro al mese più privilegi -che ai siciliani piacciono da morire- per non concludere nulla, la vita può sembrarti lieve.
Cosa volete che conti se a Paternò i portantini si fermano e fanno l’inchino al padrino, tradizioni, niente di serio. Di questo passo l’Isola sommersa è diventata, al pari di Plutone, un sistema binario, in tandem con l’altro fantasma chiamato Ferdinandea, isolotto che nell’Ottocento apparve fugacemente nel Canale di Sicilia, al largo di Sciacca, per poi sparire sotto la spinta erosiva dei movimenti marini. La Ferdinandea ora dorme a 6 metri di profondità, più o meno come la Sicilia, ma la Natura sapientemente le evita di divenire territorio nazionale, così rimane al sicuro da questi politici tanto teneri, che dovrebbero delucidarci su come sono finiti gli ultimi presidenti della Regione, loro alleati.

Non vi azzardate, però, a cantargliele chiare, i politici siciliani oltre che sensibili sono molto orgogliosi. Se dite che quella terra è un posto dove non funziona nulla, cominciano una litania sul passato storico e artistico. Ci si mette pure Rosario Crocetta che si fa fotografare in spiaggia e dice che la Sicilia è il posto più bello del mondo. Ma non mi pare che il punto fosse questo. Vecchioni diceva un’altra cosa, invece di rispondergli si tira la palla in tribuna.

Sono scarsi nel presente, ma col passato vanno a mille. Come se un topolino vi mostrasse la foto di quando i suoi progenitori erano dinosauri, per tirarsela un poco. La politica è gestione del presente e del futuro, per il passato remoto ci sono gli storici, gli archeologi, i paleontologi. Il presente è fatto di ferrovie, di ospedali, di scuole, di asili nido, di servizi alla persona, ma soprattutto di idee. Materia ostica, così si attaccano alle meraviglie di ieri, i politici siciliani, le stesse che non sono stati in grado di proteggere e che lasciano offendere tutti i giorni, ma si permettono di fare i permalosi, se li chiamate per nome, e vi querelano, peggio che nei film di Totò, impegnando la magistratura in cose futili, distraendola da quelle più serie. Sono rimasto sette anni sotto processo perché avrei diffamato due pezzi da novanta della politica isolana, si da il caso che uno è finito in prigione per concorso esterno in associazione mafiosa e l’altro in primo grado si è preso una bella sberla per la medesima imputazione. Quella non era vergogna, lo erano mie parole.

Deve essere chiaro a tutti che se la Sicilia respira ancora lo deve solo ai suoi martiri, che siano magistrati, poliziotti, ai piccoli e grandi Peppino Impastato, compreso don Pino Puglisi. In nessun caso ai politici, con minime eccezioni.

Vecchioni è stato colorito, ma passare da Milano alla Sicilia è un doppio choc. Il primo positivo, le enormi bellezze dell’Isola. Il secondo decisamente negativo, la qualità dell’organizzazione economica e sociale. È questo il punto, inutile fare gli gnorri. Una discrepanza cui è impossibile abituarsi, anche per chi, come il sottoscritto, è un milanese montato su una base siciliana e rifiuta di rassegnarsi. Se i politici siciliani avessero avuto una frazione del talento che serve per fare il loro mestiere, nessuno si sarebbe permesso certi paragoni, sacrosanti.
La Sicilia trabocca davvero di talento e di bellezza, ma deve trovare interpreti migliori, non può continuare ad affidarsi a chi le ruba l’anima facendo finta di curargliela. Roberto Vecchioni poteva scegliere di fare passerella, lucrare applausi, mangiarsi pasta alla Norma e sarde a beccafico, concludendo con un incomparabile cannolo, invece si è sottratto al rituale facendo irritare chi non ne avrebbe avuto motivo, essendo responsabile dell’agonia di una terra senza eguali, con la gentile complicità, è bene precisarlo, degli abitanti dell’Isola che, spesso esasperati dalla pesantezza della loro quotidianità, contribuiscono al suicidio collettivo.

 

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