martedì, Settembre 21

La Sicilia 'biologica' di Vecchioni field_506ffbaa4a8d4

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La Sicilia sembra Plutone, che una volta era un pianeta e ora non più. La sera andavamo a letto tranquilli, certi che i pianeti erano nove, i nani e i sacramenti sette, i moschettieri tre. Poi sono cominciate le brutte notizie, l’ultimo pianeta del sistema solare era un impostore, come certi studenti che millantano la laurea. Qualcosa di simile è accaduta anche al povero Umberto Bossi ma almeno lui si è inventato un’alternativa, un partito. Prima se andavi male a scuola facevi il calciatore, adesso, grazie all’uomo di Gemonio, un pioniere, ti puoi buttare in politica.

La Sicilia non trova pace, come l’ex pianeta. Ora salta fuori che il vecchio maggiordomo del sasso, il satellite Caronte, in realtà è sempre stato un pari grado. Dopo avere subito l’onta del declassamento a pianeta nano (come se Roberto Bolle si svegliasse nelle sembianze di Silvio Berlusconi) ora salta fuori che lui e Caronte costituiscono un sistema binario, entrambi ruotano intorno ad un baricentro esterno. Per la Sicilia le cose non vanno meglio, Roberto Vecchioni fa sapere che neppure a Samarcanda aveva trovato tutte quelle macchine parcheggiate in terza fila e innumerevoli motociclisti senza casco, finendo per dare ragione a Johnny Stecchino, cui spetta il merito di avere portato alla luce il vero problema della Sicilia, non la mafia ma il traffico. Verissimo.
Tre anni fa mi trovano in un comune isolano, evito il nome per carità di patria. Rituale granita offerta dai gentili ospiti, prima di iniziare la mia conferenza. Sul lato della strada occupato dal bar la sosta era vietata ma c’erano un’infinità di macchine in seconda fila. Ad un certo punto appare il vigile e comincia a fischiare, mi rivolgo al mio accompagnatore: “Adesso farà una strage!”. Risposta: “No, fischia solo per fare sapere che è passato, un invito a stare tranquilli, non si può certo inimicare tutti i trasgressori”. Infatti, non fu elevata nessuna contravvenzione.

Forse per la sottosegretaria Simona Vicari (che ha definito quelli di Vecchioni «sproloqui volgari») e per l’ex Presidente del Senato Renato Schifani (che auspica «valutazioni più profonde e meno stereotipate»), questa sarebbe normalità, mentre le parole di Vecchioni sono volgari. Questi orgogliosi politici isolani li vorrei portare nel quartiere dove sono cresciuto, alla periferia di Messina, ogni tanto ci torno, magari faccio conoscere loro i miei amici di allora, ma solo una parte, perché alcuni sono morti di lavoro minorile, altri di malavita, altri ancora sono finiti in prigione. I sopravvissuti, vecchi e malandati, sembrano i miei nonni. Cinquant’anni e non si è mossa una foglia, anzi, oggi è molto peggio di allora, sempre grazie alle nostre sensibili guide.

Ogni volta che qualche forestiero, posto di fronte a certi spettacoli, si indigna e dice quello che direbbero tutte le persone sensate, la classe politica siciliana, notoriamente la più evoluta del mondo, insorge, anche quando farebbe bene a nascondersi o, in alternativa, stare zitta. La sottosegretaria Simona Vicari, è stata Sindaco di Cefalù e pure consigliera regionale (anzi, ‘deputato’ regionale, i siciliani sono sempre, diciamo, più dotati) per Forza Italia mentre adesso ricopre un posto di prestigio in un Governo di Centrosinistra, manifestazione di quella duttilità che i politici dell’Isola sfoggiano in continuazione. Se la terra trema, loro mica sono coglioni, quindi si muovono insieme ad essa, così non sai mai dove si trovano. Creature quantistiche, possono essere in ogni dove, anche in due posti contemporaneamente.

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