venerdì, Maggio 7

La sfida italiana di Matteo Salvini

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Ha resuscitato un partito ridotto al 3% portandolo a percentuali intorno al 15% ed è sempre invitato in ogni talk show televisivo mostrando una capacità di comunicazione fuori dal comune. Stiamo parlando del leader della Lega nord Matteo Salvini, che sta cercando con ottimi risultati di trasformare un partito regionale o comunque di un pezzo del nostro Paese in una organizzazione nazionale che fa gli interessi degli italiani contro ‘invasioni’ di ogni tipo e contro le ingiustizie sociali che hanno colpito strati sempre più ampi della popolazione, complice, secondo l’opinione di molti politici ed osservatori, la politica dell’Unione Europea avallata dal governo di Matteo Renzi. Abbiamo chiesto a Roberto Biorcio, sociologo, docente presso l’Università degli studi Milano-Bicocca e tra gli esperti più accreditati del fenomeno leghista, di fare il punto della situazione di un partito con ambizioni di governo ma che ha ancora più di un ostacolo lunga la sua strada per arrivare a questo obiettivo.

 

Professore, Salvini è riuscito nel miracolo di salvare la Lega nord dalla scomparsa, quintuplicando i suoi consensi e smarcandosi da una dimensione regionale che aveva ormai esaurito la propria spinta propulsiva. E facendo altresì dimenticare i gravi scandali che avevano colpito la vecchia leadership del partito di Bossi. Qual è la sua opinione?

Diciamo intanto che la percentuale del 14-15% rappresenta un po’ un limite, anche se in alcune regioni del Nord è riuscito a superarla. Ma la Lega è ora proiettata anche nel Sud dove si chiama in realtà Noi con Salvini e nelle ultime regionali, dove si è presentata in Puglia, non ha superato il 3%. Siccome il valore nazionale tiene conto anche di aree dove la Lega storicamente non è presente e comunque è presente in quest’altro modo quella percentuale che ha raggiunto a livello nazionale rappresenta certamente un buon risultato.

Con la ricerca di una dimensione nazionale è evidente il tentativo di Salvini di imitare il Front National di Marine Le Pen…

Sì, e quel partito ha superato il 20%. Ma il Fn è sempre stato presente a livello nazionale e in tutte le aree territoriali. E in Francia inoltre non c’è un partito come il M5S (Movimento 5 Stelle) che raccoglie in parte il voto di protesta. La sfida per la Lega sarebbe quella di arrivare a quelle percentuali anche nelle regioni del Sud ma sarà difficile ridimensionare queste zone di debolezza. La svolta di Salvini è stata comunque molto radicale e sicuramente poco gradita al vecchio Umberto Bossi che aveva sempre sostenuto di essere contrario all’idea di un partito di carattere nazionale.

In questi giorni si discute se ci sarà o meno l’alleanza con Berlusconi, resa difficile anche dalla diversa collocazione europea dei due partiti e proprio dai toni radicali della Lega su temi come l’immigrazione per esempio. Del resto però le due forze da sole non vanno da nessuna parte se vogliono continuare a pensare a Palazzo Chigi. Che cosa ne pensa?

Non c’è dubbio. Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se dovesse restare così com’è, cioè con il premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, dovrebbero fondersi in un unico partito e questo credo provocherebbe dei problemi non piccoli un po’ a tutte e due le forze politiche viste le differenze. Al contrario se si alleano, come hanno fatto in passato anche recentemente nelle elezioni amministrative, possono essere vincenti, vedi Venezia, la Liguria e prima ancora la Lombardia. Come coalizione possono farcela a stare insieme, viceversa se si devono fondere in un unico partito o in un’unica lista vedo qualche difficoltà. D’altra parte ciascuno dei due, sia la Lega che Forza Italia, sono abbastanza forti da non collocare propri candidati l’una nella lista dell’altra. Diventa così essenziale per il loro futuro che ci sia anche a livello nazionale un premio di maggioranza per una lista di coalizione.

Cosa che l’Italicum per il momento non prevede….

Lo prevede per un unico partito e questo effettivamente crea problemi a tutte e due le forze. Anche perché come dicevamo le divergenze su diversi temi come l’Europa, l’euro, i migranti e così via, certamente possono starci in una coalizione, dove ognuno può accettare in parte le posizioni dell’altro. Ma in un unico partito la vedo difficile. Tra l’altro la stessa Lega non può essere considerata una forza politica unica. Se vogliamo vedere gli sviluppi che ha in qualche modo proposto la gestione Salvini, dalle Marche in su resta la vecchia Lega per l’indipendenza della Padania come ancora si legge nello statuto; nel Sud appunto hanno fondato invece questo partito gemello che viene chiamato Noi con Salvini.

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