mercoledì, Ottobre 27

La sfida energetica della Francia La Francia si appresta ad entrare in una nuova fase di transizione energetica

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Parigi – Dopo un anno e mezzo di lavori preparatori, la Francia ha finalmente compiuto il primo passo verso una nuova fase di “transizione energetica”. Il 30 luglio scorso, Ségolène Royal, attuale Ministro dell’Ambiente, ha presentato al Consiglio dei Ministri il tanto atteso progetto di legge che dovrebbe inaugurare una nuova era nel campo delle politiche ambientali del Paese. Lo stesso Hollande dichiarò all’inizio del suo mandato che si trattava di uno dei “grandi progetti del suo quinquennato”, promettendone la realizzazione entro la fine del 2014. Composta da 64 articoli che verranno discussi in Parlamento a partire dal 1° ottobre, la proposta prende ufficialmente il nome di “Programmazione per la transizione energetica e la crescita verde” e prevede una serie di obiettivi riguardanti consumi ed energie rinnovabili.

Tra i tanti punti enumerati nel programma, quello sulla riduzione dei costi energetici occupa un posto privilegiato, visto le cifre che attualmente ammontano a 70 miliardi di euro di spesa annuale (3210 euro a famiglia nel 2013). La necessità di alleggerire le bollette dei francesi è da sempre una priorità del governo Hollande, spesso annunciata e mai veramente realizzata. A questo, si aggiunge una riduzione del 30% nel consumo delle energie fossili entro il 2030, a cui fa da contrappeso un aumento del 32% dell’utilizzo delle energie rinnovabili, anche questo non prima del 2030. Per contrastare il problema del riscaldamento globale, invece, è stata prevista una riduzione del 40% delle emissioni gas serra.

La nuova riforma avrà un forte impatto anche nella vita quotidiana dei francesi.  Gli edifici residenziali consumano il 44% dell’energia nazionale ed emettono il 19% dei gas serra. Con una serie di incentivi riguardanti la modernizzazione di palazzi privati e di strutture abitative, il governo punta a spingere i cittadini a effettuare i lavori necessari per ristrutturare le loro abitazioni. Come ha ricordato anche il ministro, questo «porterà del nuovo lavoro per i nostri artigiani e per le imprese». Nel pacchetto è stato inoltre inserito “l’assegno energia”, che rimpiazzerà le già esistenti tariffe sociali per le famiglie meno agiate. Tutti i nuclei familiari che spendono più del 10% delle loro entrate in bollette avranno diritto a questa agevolazione, che coprirà tutti i costi legati al riscaldamento dell’abitazione.

Per raggiungere questi traguardi, il Ministro ha messo sul piatto della bilancia un finanziamento di 10 miliardi di euro, che saranno erogati nel corso dei prossimi tre anni. Una cifra che secondo Ségolène Royal «alimenterà gli incentivi e avrà un effetto leva che genererà il triplo degli investimenti». L’obiettivo è quello di sostenere gli investimenti delle aziende del settore, innescando così un giro d’affari che gioverebbe all’intera economia francese.

Come ogni proposta di legge che si rispetti, anche questa è stata accompagnata da una serie di critiche, centrate soprattutto sulla questione del nucleare. In un rapporto pubblicato a gennaio dalla RTE (rete trasporto elettrico) sulla produzione complessiva di energia del 2013, si legge che l’atomico ha ricoperto il 73,3%, mentre le rinnovabili solo il 18,6%. Secondo le previsioni annunciate dal Ministro, la produzione di energia atomica verrà ridotta fino al 50% entro il 2025, per essere rimpiazzata progressivamente da risorse naturali. Il tetto massimo di potenza, inoltre, rimarrà fisso a 63,2 gigawatt, lo stesso valore attualmente in vigore. Queste previsioni hanno deluso tutti coloro che speravano in una presa di posizione più decisa da parte del governo, che mettesse fine al nucleare in Francia chiudendo per sempre tutte le centrali presenti sul territorio. La gestione rimarrà nelle mani dell’EDF, la principale azienda produttrice e distributrice di elettricità, che potrà prendere decisioni in merito alla chiusura di centrali nucleari senza dover consultare l’Eliseo. Il governo, che ne è il principale azionista con l’84,49% del capitale sociale, resterà così con le mani legate, limitandosi a un ruolo di controllo sui parametri che saranno forniti per la produzione delle differenti fonti energetiche.

In questo contesto si è inserito anche il delicato caso della centrale di Fessenheim, la più grande del Paese, situata nella regione dell’Alsazia. La chiusura del centro, già annunciata durante la campagna elettorale di Hollande nel 2012, era stata prevista entro il 2017, ma il suo nome non figura in nessuno degli articoli presentati al Consiglio dei Ministri. Su questo argomento, Ségolène Royal è stata chiara e netta anche in sede di presentazione al Consiglio dei Ministri, spiegando che «si tratta di una legge che equilibra i rapporti tra chi detiene l’energia nucleare e coloro che vogliono lasciarla». Il Ministro dell’ambiente ha poi chiuso il discorso aggiungendo che «il nucleare resta la base energetica del paese».

Henri Proglio, direttore generale di EDF, ha commentato positivamente la proposta di legge affermando che «il progetto non mette in opposizione i differenti tipi di energia, ma sottolinea la loro complementarità», aggiungendo che «l’ambizione è quella di rendere la transizione energetica uno strumento al servizio dell’impiego della competitività e dell’indipendenza nazionale».

Non è stato dello stesso avviso Cyrille Cormier, responsabile delle questioni energetiche di Greenpeace: «Siamo molto delusi. Non c’è un meccanismo politico che permetta la chiusura dei reattori nucleari. Il governo ha lasciato EDF libera di raggiungere i suoi obiettivi».

Agli occhi degli ecologisti e di una buona parte dei Verdi, il governo si è mostrato titubante e incerto, incapace di prendere in mano la situazione attuando la svolta radicale che in tanti attendevano. La Francia avrebbe potuto seguire l’esempio della vicina Germania, che dopo il disastro di Fukushima ha iniziato un graduale abbandono del nucleare che si completerà entro il 2022. Per il momento, questo disegno di legge sembra essere più un compromesso tra le diverse parti in gioco. Molti punti elencati nel progetto sono apparsi troppo vaghi e imprecisi, soprattutto quelli riguardanti le modalità con cui si dovrà sostenere e promuovere l’utilizzo delle nuove energie.

Il prossimo anno, Parigi ospiterà la conferenza Paris Climat 2015, un incontro tra governi di differenti paesi organizzato dalle Nazioni unite per discutere del problema del riscaldamento globale. “La Francia dovrà essere un esempio in questa prospettiva”, ha ricordato Ségolène Royal, sottolineando il valore politico della sua nuova riforma sul piano internazionale.

 

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