domenica, Aprile 18

La sfida dell'industria tessile spagnola

0
1 2


Il settore tessile è in continua evoluzione ed è uno dei mercati più competitivi al mondo. In Spagna è un settore ad altissimo potenziale, anche se all’estero sono poche le firme realmente conosciute (Mango, Zara, Cortefiel). Non a caso, questo settore apporta il 3% del PIL e circa il 10% del tessuto imprenditoriale spagnolo.

La società internazionale di consulenza alle imprese KPMG dispone di una divisione specializzata nell’industria tessile. Per comprendere meglio i meccanismi del settore, il contributo che apporta alla Nazione spagnola e quelle che sono le sue prospettive in ambito europeo, abbiamo parlato con Luis Lara, Senior Fashion Advisor presso KPMG. Ecco cosa ci ha detto.

 

Perché le nostre aziende appaiono così piccole in rapporto a quelle di altri Paesi leader nel settore moda come l’Italia?      

In Spagna ci sono alcune grandi imprese, presenti con gran successo sulla scena mondiale, e questo ha generato un ‘effetto spinta’ verso altri marchi spagnoli in forte crescita e consolidamento.

Questo settore si è sviluppato tanto nel segmento medio del mercato e, affinché molte nostre imprese con un fatturato inferiore ai 100 milioni di euro raggiungano quanto prima il volume d’affari, sarebbe necessario il sostegno di un tessuto industriale come avviene in Paesi come l’Italia.

 

Qual è l’immagine che si ha all’estero delle firme di moda spagnole?

In generale, possiamo affermare che si ha un’immagine molto positiva. Il fatto che esistano molte imprese spagnole presenti in più di 80 Paesi ha fatto sì che ci sia un grande interesse a conoscere i marchi spagnoli di successo da parte di distributori e operatori immobiliari. In base alla nostra esperienza, possiamo affermare che, in generale, l’immagine che si ha delle imprese di moda spagnole è quella di marchi che sviluppano un concetto di retail, orientati al mercato, di reazione rapida e a prezzi accessibili.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->