venerdì, Settembre 17

La settimana degli scontri egiziana Tafferugli all'Università del Cairo. Studenti in prima linea

0

egitto-proteste

La capitale egiziana si è risvegliata questa mattina immersa in un’atmosfera tesa.

Per tutta la scorsa settimana a Il Cairo, si sono susseguiti scontri che hanno riportato la mente ai giorni bui vissuti prima della deposizione dell’ormai ex Presidente Mohammad Morsi, da parte del generale del potente esercito egiziano Abdel Fattah el-Sisi che, nella giornata di lunedì, ha depositato alla Commissione Elettorale un elenco di duecentomila firme proveniente dalla maggior parte delle ventisette province egiziane, a sostegno della sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali di maggio.

Ad impedire la distensione dei rapporti all’interno del paese, oltre l’avvicinarsi delle importanti elezioni, un’altra serie di fattori si sono inseriti nel contesto.

Le recenti esplosioni verificatesi nella capitale, che hanno avuto come obiettivo posti di blocco della polizia locale ed in precedenza obiettivi sensibili della politica, sono conseguenza di un arricchimento di esperienza e dotazione del maggiore gruppo terroristico attivo nel Paese, Ansar Bayt al-Maqdis, che dall’area del Sinai, dove in precedenza operava principalmente contro obiettivi legati ad Israele, sta rivelandosi capace di di pianificare e portare a termine attentati anche nei maggiori, e sorvegliati, centri del paese.

Proprio ieri Samir Abou Khartal, Capo di una tribù stabilita nel nord del Sinai e noto per i suoi rapporti con le alte sfere dell’esercito, è stato ucciso da un gruppo di uomini armati che hanno intercettato la vettura su cui viaggiava.

Le ragioni del salto di qualità effettuato dall’organizzazione sarebbero da ricercare nel conflitto siriano cui esponenti del gruppo avrebbero preso parte, formandosi in un contesto ideale per le loro finalità, ed in seguito facendo rientro in suolo egiziano.

Nella giornata di mercoledì, ricorreva l’anniversario della deposizione di Mohammad Morsi e, gli ormai illegali supporter dell’ ex Premier, rimosso per la sua vicinanza con l’Organizzazione sunnita Fratelli Musulmani successivamente bandita dal territorio egiziano, hanno nuovamente infiammato la capitale con una serie di manifestazioni che hanno avuto origine in due dei principali atenei della capitale, cioè le Università di Al-Shams e di Al-Azhar.

Le proteste studentesche, a Il Cairo, sono da leggere in un’ottica di partecipazione alla vita della società egiziana ampia.

Le ragioni hanno, prima di tutto, uno sfondo demografico: l’età media della popolazione egiziana e nord africana in generale, è di 27 anni, contro i 43, ad esempio, della popolazione italiana.

La conseguenza più diretta della giovane età della popolazione, specialmente nei grandi centri, è un attivismo politico che proprio nei principali campus universitari trova un centro di sviluppo naturale e le elezioni universitarie, per questa ragione, sono spesso specchio delle attitudini elettorali delle maggiori aree cittadine.

Dagli spogli delle elezioni universitarie del marzo 2013, ad esempio, il crollo verticale del sostegno dei movimenti studenteschi alle organizzazioni di stampo sunnita era evidenziato in margini che andavano dai 12 agli oltre 20 punti percentuali.

I dati diffusi dall’ Association for Freedom of Thought and Expression mostravano chiaramente che anche negli atenei roccaforti delle organizzazioni, come ad esempio l’Università di Minya, il distacco notevole con le Organizzazioni Indipendenti e le Unioni Civili che, a parte il dipartimento di odontoiatria, arrivavano a picchi del 70% di preferenze.

 Quanto accade nella politica egiziana, quindi, si riflette nei movimenti studenteschi e viceversa, determinando alcune volte, come conseguenza diretta, l’innesco di manifestazioni di protesta di ampia portata.

L’inasprimento delle pene conseguente la normativa anti-assembramento varata in seguito alla nuova Costituzione, che prevede il divieto di manifestare di fronte a luoghi di culto e la possibilità per la polizia di disperdere con la forza qualunque tipo di manifestazione non autorizzata, ha avuto come primo effetto quello di riempire le carceri dove, i manifestanti non autorizzati, possono essere condannati a rimanere fino a sette anni e, sempre più spesso, si tratta di giovani.

Tra gli arresti illustri, rei di aver violato il divieto, lo scorso anno sono finiti nelle carceri della capitale anche tre dei famosi organizzatori delle proteste del 2011 contro Hosni Mubarak: Ahmed Douma , Ahmed Maher e Mohamed  Adel e, sempre nell’ambito dei reati legati alla libertà d’espressione, tre inviati dell’emittente del Qatar Al Jazeera, sono detenuti da dicembre.

Le manifestazioni che nella giornata di mercoledì, partendo dai centrali atenei Al-Azhar ed Al-Shams, hanno marciato lungo le vie della capitale erano composte principalmente dai corpi studenteschi.

Abbiamo intervistato una free lance e studentessa del Dipartimento di Arte dell’Università Al-Shams , testimone delle ultime manifestazioni avvenute nell’Ateneo compresa la più violenta, avvenuta la scorsa domenica.

In quanto giovane egiziana e studentessa, come descriveresti l’atmosfera vissuta a Il Cairo, nell’ultimo mese?

L’atmosfera in città è tesa, è stata particolarmente tesa durante l’ultimo mese. Ma la sensazione è che sia qualcosa di transitorio, che si modificherà a seguito dei prossimi cambiamenti nel Paese.

Come spiegheresti ad uno studente universitario occidentale il livello di coinvolgimento degli studenti egiziani?

La sensazione di coinvolgimento che gli studenti provano, in questo momento specifico dell’evoluzione della vita nel paese, è senza dubbio forte. È aumentata particolarmente a seguito delle rivolte del 2011, durante le quali gli studenti sono stati protagonisti ma, nonostante l’alto grado di coinvolgimento, siamo ancora ben lontani dallo svolgere un ruolo di vera influenza sulle scelte effettuate.

Qual è la ragione delle manifestazioni studentesche in Egitto?

Le manifestazioni studentesche, da qualunque Ateneo si dipartano, hanno tutte un punto comune: la necessità dei giovani di essere ascoltati, in quanto futuri fruitori della società in costruzione. E io in questo, fino a che non degenerano in danneggiamenti verso cose o altri cittadini, non trovo niente di sbagliato.

La scorsa domenica sei stata testimone diretta degli scontri avvenuti all’Università di Al-Shams, cosa è accaduto?

Domenica scorsa all’Ain Shams University, dove frequento il mio corso di studi, un gruppo di studenti sostenitori della Fratellanza Musulmana ha organizzato una manifestazione. La protesta ha avuto inizio all’interno dell’Ateneo ed il percorso degli studenti stava, in maniera pacifica, procedendo verso l’esterno della struttura. Durante il loro tragitto, un secondo gruppo di studenti provenienti dal dipartimento di Economia e Commercio, ha tentato di incrociare il corteo ed ha intonato cori contro la manifestazione concorrente.

La diretta conseguenza è stato uno scontro tra i due gruppi, circoscritto dalle forze di polizia che hanno serrato i cancelli evitando che si propagasse all’esterno.

Mentre gli scontri andavano avanti, il livello di intervento da parte della polizia è aumentato, passando rapidamente dalla circoscrizione del problema ad un intervento diretto tramite l’uso di gas lacrimogeni. La reazioni degli studenti supporter della Fratellanza, è stata così di rispondere agli attacchi ed alla fine l’intervento fisico delle forze di sicurezza ha disperso i manifestanti.

Credi che la sequenza dei disordini, iniziati all’Università de Il Cairo, e proseguiti ad Al-Azhar fino al tuo ateneo segua uno sfondo ideologico preciso?

No, personalmente non credo ci sia una regìa dietro i disordini. Né di tipo ideologico né tantomeno logico. Credo sia una conseguenza del presente e, quindi, non importa quale Ateneo abbia dato il via agli scontri. Mi auguro che questo chaos finisca presto.

Ritieni ci siano forti differenze fra la situazione vissuta nei grandi centri e, viceversa, nella grande provincia del paese?

Se parliamo di differenze a livello di visione politica, la mia risposta è che non vi sono particolari differenze. La differenza è invece ampiamente constatabile per quello che riguarda l’occupazione e, di conseguenza, l’apertura al diverso ed al cosmopolitismo che, fuori dai grandi centri nazionali, manca. In questo senso, Il Cairo, è un altro mondo. 

Ti senti soddisfatta della recente evoluzione del tuo Paese? Cosa cambieresti nell’ Egitto di oggi?

No, non mi sento soddisfatta, ancora. Cambierei la mentalità dei cittadini, avrei piacere di vederli più partecipi nella vita del paese. Parlo del coinvolgimento nella vita politica, ma anche nelle scelte economiche e, soprattutto, nelle scelte morali. Nel paese si contano ogni anno numeri altissime di molestie verso le donne, e questo, fa parte delle scelte morali che ogni cittadino compie.

Ti senti libera nel tuo Paese?

Si, io sono libera. È una mia scelta, ma tenete conto che sono stata io a scegliere di essere libera. Non è facile essere libera in Egitto, ma ho scelto di essere libera e consapevole.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->